• SCANDALO IN AUSTRALIA

Riscaldamento globale? Sì, basta truccare i dati

L’Ufficio meteorologico nazionale avrebbe falsificato le registrazioni delle temperature effettuate nella città di Goulboun. Il motivo? Per accontentare gli oltranzisti del surriscaldamento globale. Sono i contorni di una accusa di frode quella mossa da scienziati e media non compiacenti al Bureau of Metereology.

E se poi le cose vanno diversamente da come vogliono gli oltranzisti dell’ambientalismo, niente paura: si truccano i dati. Non è infatti altro che una rotonda accusa di frode quella mossa da scienziati e media non compiacenti al Bureau of Metereology di Melbourne, l’agenza esecutiva del governo australiano incaricata di previsioni, stime e analisi del tempo che fa.

L’Ufficio meteorologico nazionale avrebbe infatti falsificato le registrazioni delle temperature effettuate nella città di Goulboun e sulla catena dei Monti Nevosi, la più elevata del Paese, entrambe ubicate nel Nuovo Galles del Sud. Se n’è accorto il meteorologo Lance Pidgeon (peraltro convinto della totale innocenza dell’agenzia) il quale ha raccontato alla stampa, segnatamente al quotidiano The Australian, di avere visto comparire il 2 agosto la registrazione di alcune temperature sul sito dell’Ufficio che poi si sono automaticamente corrette e che quindi sono svanite nel nulla.

A sfidare direttamente l’Ufficio è stata la biologa Jennifer Marohasy, che da tempo indaga su certe misurazioni “allegre” dei meteorologi governativi australiani e in generale sulle pretese dell’ambientalismo radicale. Quando ha chiesto contro dell’accaduto, le è stato risposto che si è trattato di un malfunzionamento tecnico. Dice infatti l’Ufficio che gli strumenti di rilevamento sono tarati secondo un determinato parametro il quale, quando le misurazioni sono anomale, fa tornare i conti, praticamente adeguando le scoperte a una media stilata secondo criteri prefissati. E aggiunge che quindi basta ricalibrare i misuratori e tutto torna normale. Appunto. Invece di rilevare le temperature reali, gli strumenti dell’ente di Stato australiano per il clima dicono quel che i burocrati e gli addetti ai lavori interessati vogliono sentirsi dire, correggendo la realtà ogni volta che essa smentisce i desideri.

Perché però questo imbroglio? Perché il vangelo ambientalista corrente dice che la Terra si sta surriscaldando mentre gli strumenti di misurazione australiani mostrano il contrario, motivo per cui bisogna “aiutarli” e rilevare quel che sta nella mente degli ecologisti invece che nei fatti. Nel Nuovo Galles del Sud, per esempio, il 2 agosto la temperatura era “troppo” bassa per accordarsi con la narrativa sul “riscaldamento globale” da antropizzazione (-10,4° centigradi pari a 13,28° Fahrenheit) e quindi, dopo averla rilevata, gli strumenti, istruiti dai loro manovratori, l’hanno prontamente adattata (-10° centigradi, 14° Fahrenheit) per poi far sparire il tutto come se non fosse mai accaduto.

Non sarebbe peraltro la prima volta. Sarebbe infatti successo anche a metà luglio quando una temperatura di addirittura 5,54 Fahrenheit (-14,7° centigradi) è stata analogamente normalizzata (ai soliti 14° Fahrenheit). E un caso analogo era stato denunciato persino nell’agosto 2014.

Il direttore esecutivo dell’Ufficio metereologico, Andrew Johnson, sostiene che queste “anomalie” sono state interpretate «[...] in modo da suggerire una manipolazione nella registrazione dei dati da parte dell’Ufficio», idea che però egli rifiuta categoricamente. Per la Marohasy è invece vero l’opposto anche perché è facilmente dimostrabile: gli screenshot dei monitor dell’Ufficio mostrano infatti che la registrazione di temperature molte basse è positivamente avvenuta prima di essere innalzata al pregiudizio di sostenibilità ecologista. E qualcuno ha ancora il coraggio di chiamarla scienza.