a cura di Benedetta Frigerio
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Sale la tensione in Nicaragua, la violenza non risparmia i sacerdoti

Il 9 luglio, in Nicaragua, dei paramilitari incappucciati hanno fatto irruzione nella Basilica di San Sebastian, a Diriamba, città a 40 chilometri dalla capitale Managua, hanno distrutto gli arredi sacri e hanno aggredito il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, monsignor Silvio Baez e il nunzio apostolico, monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag, sopraggiunti su richiesta dei sacerdoti locali per difendere gli infermieri e i francescani che il giorno prima si erano rifugiati nella basilica, accusati di aver soccorso e curato i feriti degli scontri dei giorni precedenti tra esercito e dimostranti, scontri che hanno causato 14 morti e numerosi feriti. Dapprima la chiesa era stata circondata oltre che dai paramilitari da numerosi agenti di polizia che però all’arrivo della delegazione se ne sono andati lasciando campo libero agli aggressori. “Abbiamo visto un'azione dura, forte e brutale contro i nostri sacerdoti. Non abbiamo mai visto nulla di simile in Nicaragua ed è davvero triste” ha detto ai giornalisti monsignor. Brenes dopo essersi raccolto in preghiera nella Cattedrale di Managua al ritorno da Diriamba. “Con la violenza ci incamminiamo per una strada senza uscita, i problemi si risolvono con la ragione e il dialogo” ha scritto su twitter monsignor Báez, che nell’aggressione è stato ferito al braccio destro. Il 7 luglio il presidente Daniel Ortega ha annunciato che non intende dimettersi e ha pronunciato parole minacciose all’indirizzo dei vescovi che hanno chiesto le sue dimissioni per mettere fine alla grave crisi che il paese attraversa.