san Roberto di Molesme

L’Ordine cistercense deve moltissimo al carisma di san Roberto di Molesme (c. 1029-1111), che impegnò le potenze della sua anima verso il ritorno a una vita monastica semplice e austera, abbandonandosi con docilità all’azione della grazia.

L’Ordine cistercense deve moltissimo al carisma di san Roberto di Molesme (c. 1029-1111), che impegnò le potenze della sua anima verso il ritorno a una vita monastica semplice e austera, abbandonandosi con docilità all’azione della grazia. La forte devozione mariana che caratterizzerà da subito i cistercensi, di cui il Memorare di san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) è un esempio mirabile, fu come anticipata da un episodio che la tradizione colloca poco prima della nascita di Roberto, figlio di una nobile famiglia francese della Champagne. La madre Ermengarda, con il bambino ancora in grembo, si vide offrire in sogno un anello d’oro dalla Madonna, che le disse: “Io voglio per fidanzato il figlio che hai concepito. Ecco l’anello del contratto”.

Dopo essere stato educato nella fede, Roberto cominciò intorno ai 15 anni il suo noviziato all’abbazia benedettina di Montier-la-Celle, distinguendosi per la sua intensa vita spirituale, fatta di preghiera, digiuni e meditazioni sui misteri della Passione di Gesù. Venne presto scelto come priore di quel monastero e alcuni anni più tardi si spostò a Tonnerre, dove i monaci dell’abbazia cluniacense di Saint-Michel lo vollero come abate. Probabilmente deluso per le resistenze al suo tentativo di tornare alla piena osservanza della Regola di san Benedetto, lasciò l’incarico per fare ritorno a Montier-la-Celle come semplice monaco. Fece una nuova esperienza da priore in un altro monastero, preludio a una tappa decisiva della sua vita, quando si ritirò in una foresta con alcuni anacoreti che lo scelsero come guida: con loro fondò nel 1075 l’abbazia di Molesme, all’inizio consistente in celle spartane ricoperte da rami, accanto a una cappella dedicata alla Santissima Trinità.

La fama di santità di Roberto attirò nuovi religiosi a Molesme, ma anche in questo caso non tutto filò liscio. Un po’ per le crescenti donazioni ricevute un po’ per l’ingresso di persone più restie a vivere secondo il modello austero desiderato dal santo, ci fu un rilassamento della disciplina. In quegli anni anche san Bruno si fermò a Molesme, ma poi decise di ritirarsi in un luogo più solitario e alla ricerca di un maggior rigore, fondando l’Ordine certosino insieme ad altri sei compagni. Lo stesso Roberto, constatando l’impossibilità di far osservare fedelmente la regola, lasciò una prima volta l’abbazia da lui fondata, tornandovi in seguito alla supplica dei religiosi rimasti a Molesme. I tentativi di riforma dell’abbazia si rivelarono tuttavia nuovamente vani. Perciò, dopo un periodo di lunghe preghiere e di collaborazione con altri monaci vicini alla sua spiritualità, Roberto si rivolse all’arcivescovo di Lione e legato pontificio Ugo di Romans, dal quale ottenne l’autorizzazione a fondare un nuovo ordine.

Il 21 marzo 1098, Roberto e altri ventuno monaci, tra cui i fedelissimi Alberico e Stefano Harding, fondarono l’abbazia di Citeaux: fu l’atto d’inizio dell’Ordine cistercense, così chiamato dal toponimo Cistercium, che allora designava la zona paludosa dove sorse il nuovo monastero. Eletto all’unanimità come primo abate, il santo poté avviare la restaurazione della regola benedettina, perseguendo una saggia combinazione tra ascetismo, cura liturgica e nuovo impulso al lavoro manuale. Ma poco più di un anno dopo Roberto fu costretto a lasciare Citeaux. Per riavere il loro fondatore, i monaci di Molesme avevano infatti scritto a papa Urbano II, che delegò la soluzione della vicenda all’arcivescovo di Lione, il quale a sua volta convocò un consiglio di vescovi per essere aiutato nella decisione. Per obbedienza, nell’estate 1099, Roberto tornò definitivamente a Molesme, dove i confratelli gli promisero la piena osservanza della regola benedettina. Sotto la sua guida l’abbazia tornò a prosperare, mentre l’Ordine cistercense si consolidava con sant’Alberico e santo Stefano Harding.

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