Santa Luisa di Marillac

Le 15.000 Figlie della Carità oggi diffuse nei cinque continenti sono il più grande lascito dell’incontro tra san Vincenzo de’ Paoli e santa Luisa di Marillac (1591-1660), patrona degli assistenti sociali, la quale passò attraverso dure prove prima di comprendere il progetto di Dio su di lei.

Le 15.000 Figlie della Carità oggi diffuse nei cinque continenti sono il più grande lascito dell’incontro tra san Vincenzo de’ Paoli e santa Luisa di Marillac (1591-1660), la quale passò attraverso dure prove prima di comprendere il progetto di Dio su di lei. Già l’infanzia non fu semplice. Nacque a Parigi, venne riconosciuta come “figlia naturale” da Luigi di Marillac, ma non seppe mai chi fosse la madre. Ricevette la prima educazione a Poissy, in un antico monastero di domenicane, che le trasmisero l’amore per Dio e le insegnarono a leggere, scrivere e dipingere. Rimase orfana del padre a 12 anni e suo tutore divenne Michele di Marillac, un alto funzionario, mentre in lei maturava il desiderio della vita religiosa, accresciutosi al ritorno a Parigi grazie alla frequentazione delle cappuccine. Fece voto di donarsi a Dio, ma per la salute malferma e gli interessi del suo tutore finì per andare in sposa nel 1613 ad Antonio Le Gras, un segretario della regina.

Da quel matrimonio nacque un figlio, l’amatissimo Michele, ma la santa era presa da ricorrenti ansie materne e inquietudini, che raggiunsero il loro culmine nel 1622 a causa della grave malattia che colpì il marito, da lei interpretata come un castigo per non aver mantenuto la promessa di consacrarsi a Dio. Attraversò una lunga depressione spirituale fino al giorno di Pentecoste dell’anno seguente, quando, trovandosi raccolta in preghiera nella chiesa di San Nicola, ebbe un’illuminazione: «Compresi che sarebbe venuto un tempo in cui sarei stata nella condizione di fare i tre voti di povertà, castità e obbedienza, e questo assieme ad altre persone. Compresi che doveva essere in un luogo per soccorrere il prossimo, ma non riuscivo a capire come ciò si potesse fare». Sciolti i suoi dubbi, accettò le circostanze e assistette il marito con molta più dedizione di prima, standogli amorevolmente accanto fino alla sua morte alla fine del 1625.

Alcuni mesi prima aveva conosciuto Vincenzo de’ Paoli (c. 1576-1660), l’uomo della Provvidenza che aveva intravisto nell’illuminazione di Pentecoste senza capire chi fosse. Il santo, che già da anni era impegnato in opere di carità, accompagnò Luisa nella sua maturazione spirituale e l’aiutò gradualmente a indirizzare i suoi carismi verso il bene del prossimo, fino a quando lei capì che la sua missione era divenire «madre dei poveri». Appena comunicò l’intuizione a Vincenzo, lui le rispose: «Sì che acconsento, mia cara damigella, acconsento sicuramente. Perché non dovrei volerlo io pure, se Nostro Signore vi ha dato questo santo sentimento?». Il fondatore dei lazzaristi le affidò la direzione delle Dame della Carità (nobili e borghesi che dedicavano parte del tempo e del denaro ai bisognosi), la compagnia da lui creata alcuni anni prima e per la quale riteneva necessario, al fine di poter migliorare l’opera, un impegno a tempo pieno da parte delle dame.

Il 29 novembre 1633 quattro ragazze si riunirono attorno a Luisa per condurre vita comune: fu la svolta che rappresentò l’atto di nascita delle Figlie della Carità, poi divenuto un istituto religioso a tutti gli effetti, con l’emissione dei tre voti di povertà, obbedienza e castità, più un quarto voto consistente nel servizio dei poveri. Si realizzò così il sogno dei due santi, che guidarono insieme l’istituto fino alla loro morte nel 1660, a pochi mesi di distanza l’una dall’altro. Alle sue suore, da allora dedicate all’assistenza a domicilio di bisognosi e ammalati, santa Luisa raccomandava: «In nome di Dio, mie care sorelle, siate affabili e dolci con i poveri. Ricordatevi che essi sono i nostri padroni e che dobbiamo amarli teneramente e rispettarli».

Patrona di: assistenti sociali