Sant’Arnolfo di Metz

I produttori di birra lo hanno come patrono, ma sant’Arnolfo (c. 582-640) è storicamente importante per essere stato il consigliere di diversi sovrani merovingi, aver guidato la diocesi di Metz per circa 15 anni, e avere - tra i suoi discendenti - nientemeno che Carlo Magno

I produttori di birra lo hanno come patrono, ma sant’Arnolfo (c. 582-640) è storicamente importante per essere stato il consigliere di diversi sovrani merovingi e aver guidato la diocesi di Metz per circa 15 anni. Discendente da una nobile famiglia, nella prima giovinezza entrò al servizio della corte di Austrasia (uno dei quattro territori in cui fu diviso il regno dei Merovingi dopo la morte di Clodoveo, il re fattosi battezzare da san Remigio il 24 dicembre 496) sotto Brunechilde o Brunilde, che reggeva il regno per l’ancora giovanissimo nipote Teodeberto II (596-612), in un’epoca di conflitti tra i diversi rami dinastici merovingi.

Uomo molto devoto, venuto probabilmente a contatto con i missionari irlandesi (come san Colombano) che in quegli anni operavano nei territori dei Franchi, sposò una nobile che gli diede tre figli: Angesiso, Clodolfo e Walchiso. Clodolfo, come il padre, diverrà vescovo di Metz ed è venerato come santo, ma ancora più famoso è il nome di Angesiso perché da lui discese la dinastia carolingia. Angesiso sposò infatti la futura santa Begga, figlia di san Pipino di Landen (capostipite dei Pipinidi), e dal loro matrimonio nacque Pipino di Herstal, bisnonno di Carlo Magno, il re dei Franchi che il 25 dicembre 800 divenne il primo imperatore del Sacro Romano Impero, venendo incoronato da papa Leone III nella Basilica di San Pietro.

Nel 613, lui e il consuocero Pipino di Landen favorirono l’ingresso in Austrasia di Clotario II (584-629), re di Neustria (regione che occupava buona parte della Francia settentrionale), mettendo fine al governo simil-dispotico di Brunechilde che intanto aveva di nuovo assunto la reggenza, vista la giovane età del pronipote Sigeberto II (602-613). Arnolfo, stimato da Clotario, venne scelto come nuovo vescovo di Metz, che in quelle terre comportava al tempo avere anche compiti amministrativi, mentre la moglie si ritirò in monastero. Il sovrano gli affidò inoltre l’educazione del proprio figlio Dagoberto (c. 610-639), che nel 622, quando era ancora sotto la tutela di Arnolfo, succedette al padre alla guida dell’Austrasia su pressione dell’alta nobiltà.

Intorno al 628 il santo decise di ritirarsi a vita monastica nei pressi del monte Habend, zona in cui si era stabilito pure l’amico san Romarico, e vi creò un suo eremo, dedicandosi alla contemplazione, alla penitenza e alla cura dei lebbrosi. Secondo gli Annali di Xanten morì a Remiremont, comune che deve il suo nome proprio a Romarico (il toponimo latino era Romarici Mons), che qui vi aveva fondato una famosa abbazia. Le reliquie di Arnolfo vennero successivamente traslate a Metz e a questo fatto è collegata la tradizione, diffusa in più versioni, per cui è considerato patrono dei produttori di birra, in particolare di quelli della Lorena. Era il luglio 642, c’era molto caldo e la lunga processione di fedeli si fermò a un certo punto nel villaggio di Champigneulles. La birra scarseggiava. Fu invocata l’intercessione del santo e la bevanda… si moltiplicò, con i fedeli che ebbero da bere a sufficienza fino all’arrivo a Metz.