• FONDAMENTI EDUCATIVI

Scuole: il criterio del successo non è l'efficienza

La classifica delle scuole superiori di Eduscopio è diventata punto di riferimento per le famiglie. Nelle prime posizioni molti istituti paritari, ma il successo negli studi è solo uno dei frutti di un percorso adeguato. Per esempio, una delle doti che un giovane può “portare a casa” da un percorso educativo valido è di saper stare di fronte agli insuccessi. Il miglior giudizio nasce ancora dall'incontro e dal passa-parola.

Ancora una volta gli istituti paritari fanno la voce grossa nelle classifiche di Eduscopio. Sono appena stati pubblicati i risultati dell’indagine annuale realizzata dalla Fondazione Agnelli per aiutare le famiglie e gli studenti nella scelta della scuola. Per la nuova edizione 2018-19, i ricercatori della Fondazione Agnelli hanno analizzato i dati di circa 1.260.000 diplomati italiani in tre successivi anni scolastici (2012/13, 2013/14 e 2014/15) in circa 7.000 indirizzi di studio nelle scuole superiori statali e paritarie 

L’indagine fa storcere il naso a molti osservatori, ma nel poco o nulla - dal punto di vista valutativo - della situazione italiana, Eduscopio ha comunque il merito di provarci, andando a misurare dati quantitativi certi. Nonostante le critiche (più o meno fondate), dall’anno della prima edizione (2014) Eduscopio è diventato un punto di riferimento per le famiglie. Non il criterio in assoluto, ma comunque uno fra gli strumenti di scelta. Lo dicono i numeri: ad oggi, circa 800mila utenti unici hanno visitato il portale, con un incremento medio annuo del 17%.

Gli esiti, dunque, confermano quanto già nelle passate edizioni era emerso: nelle primissime posizioni dei licei di alcune importanti città, quando non addirittura in testa alla classifica, ci sono degli istituti paritari. Un successo? Certo, ma occorre qualche nota bene, per evitare di assolutizzare ciò che - per quanto utile - è solo parziale. Ci troviamo, infatti, su un campo minato, che è quello della educazione-formazione. E quando si parla di “risultati”, dobbiamo prestare attenzione alla complessità della sostanza, che ha mille sfaccettature.

Lo sfondo di una scuola è anzitutto educativo, prima che didattico. Ed è estremamente difficile - se non impossibile - sapere se quello che viene seminato oggi, si tradurrà in “risultati”. E poi, in quali risultati? Il successo negli studi è solo uno dei possibili frutti di un percorso ben fatto, ma la persona - realtà complessa e misteriosa - sfugge a qualsiasi categorizzazione a priori. È incircoscrivibile. 

Per esempio, una delle più grandi doti che un giovane può “portare a casa” da un percorso educativo valido, è quello di saper stare di fronte agli insuccessi. L’orizzonte culturale entro cui si muove Eduscopio è quello, invece, del successo. È comprensibile: i genitori e i giovani cercano la realizzazione; ma cosa sia davvero la realizzazione di “quella persona lì”, è cosa che sfugge alle categorie del mondo. I tempi di maturazione, poi, sono soggetti a numerose variabili, per cui un giovane può ricevere un’ottima educazione che darà i suoi frutti quando...Dio vorrà. Magari non subito, nei primi anni dopo il diploma, ma in altri tempi e in altri contesti.  

Alcune scuole, che lo scorso anno erano in testa alle classifiche, quest’anno sono scese in graduatoria. Cosa è successo? È cambiato tutto al loro interno, non sanno più fare? Oppure, semplicemente, a parità di metodi e strumenti, sono cambiati i ragazzi? È rischioso, pertanto, esultare per i risultati positivi di Eduscopio, come è privo di fondamento abbattersi per quelli negativi. Si rischia di cedere a una logica che non è, né deve essere, quella che muove le scuole. Non quelle statali, men che meno quelle paritarie.

Ciò detto, è evidente che una buona scuola, in cui gli insegnanti sono fortemente motivati, nella quale si condivide un modello educativo chiaro e che abbia gli strumenti per modulare i percorsi didattici sulla base delle reali esigenze educative/formative che emergono strada facendo, offre maggiori possibilità di riuscita anche nella prosecuzione degli studi. Serve una scuola che sviluppi la capacità critica che il ragazzo ha in sé, invitandolo continuamente a migliorare le sue competenze, la consapevolezza di sé, dei propri limiti e dei propri talenti. 

Significativo, al riguardo, il commento della preside Giulia Regoliosi, del Liceo paritario Alexis Carrel, primo in classifica a Milano: «Il risultato colpisce. È un esito, non certamente lo scopo, questo risultato: non insegniamo ai nostri studenti a primeggiare». E sul metodo: «Percorsi personalizzati per ogni studente. E “lezioni” anche ai professori: ai giovani insegno a insegnare, perché ci sia una linea unica…». È questa la fotografia di tante scuole paritarie, del loro metodo educativo e delle loro potenzialità. Non a caso, anche il Centro Studi Scuola Cattolica, nel suo ultimo rapporto annuale (XX Rapporto Personalizzazione e progetto educativo - Scholè Editrice, 2018) ha sottolineato quanto sia necessario pensare e realizzare un sistema educativo che parta dalla persona e sia orientato alla persona. Dello studente e dell’insegnante.

I risultati di Eduscopio sono importanti e possono dare qualche indicazione, ma con attenzione e realismo. Il modo migliore per scegliere resta sempre quello di andare anche a vedere di persona, incontrare docenti e dirigenti, ascoltare gli alunni (e le loro famiglie) che già frequentano, valutare se l’orizzonte educativo corrisponde a quanto desiderato. Insomma, il vecchio passa-parola funziona ancora e, probabilmente, senza tralasciare i risultati di Eduscopio, può favorire uno sguardo più comprensivo e realistico della questione. La persona è più del successo negli studi o nel lavoro, è più di ogni insuccesso o fallimento; è un bene misterioso da scoprire e far venire a galla, nei tempi e nei modi che non possiamo stabilire noi, e in questo sta la vera sfida dell’educazione.