• EDITORIALE

Se Bruxelles fa pressioni per l'ambasciatore gay

Minacce dall'Europarlamento: il Vaticano viola i Diritti Fondamentali, accusa il gruppo dei Liberali e Democratici. Si intensificano le pressioni perché la Santa Sede ceda sulla nomina di Laurent Stefanini ad ambasciatore della Francia. È la prova che si tratta di una trappola politica. Con buona pace di Vatican Insider.

Laurent Stefanini

Se davvero la mancata risposta del Vaticano alla nomina dell’ambasciatore francese è dovuta al suo orientamento sessuale, «il Vaticano starebbe commettendo una violazione senza precedenti dei Diritti Fondamentali. L’Unione Europea non finirà mai di lottare contro le discriminazioni, a prescindere dal pretesto su cui si fondano. E vorrei anche citare il Papa stesso su questo tema: “Chi sono io per giudicare un altro essere umano?”». È quanto ha scritto in un comunicato stampa a nome del Gruppo dei Liberali e Democratici (ALDE) l’eurodeputata svedese Cecilia Wikström.

Ecco dunque che anche da Bruxelles arrivano le pressioni per spingere la Santa Sede ad accettare Laurent Stefanini quale nuovo ambasciatore francese, a dimostrazione di quanto abbiamo scritto nei giorni scorsi (clicca qui): la vicenda è una trappola politica architettata dalla Francia per spingere la Santa Sede a un riconoscimento formale dello stile di vita omosessuale. 

Come si ricorderà il presidente Hollande aveva designato già all’inizio di gennaio Stefanini quale nuovo ambasciatore presso la Santa Sede ma finora dal Vaticano non è giunta alcuna risposta, un silenzio che nel linguaggio diplomatico indica un rifiuto e l’attesa della proposta di un nuovo nome. Hollande è deciso però a insistere sul nome di Stefanini e ha fatto venire fuori la storia sui giornali francesi la settimana scorsa. Così ne è nato un caso che ora arriva anche a Bruxelles, con relative pressioni, fuori e dentro la Chiesa, per accettare Stefanini.

Ed è dunque ancora più importante che la Santa Sede non ceda al ricatto, proprio perché è evidente che in ballo non c’è il rispetto o l’accoglienza nei confronti di una persona con tendenza omosessuale, quanto invece l’uso di una storia personale resa pubblica per spingere la Chiesa a un cambiamento dottrinale in materia di omosessualità.

La cosa è talmente evidente che lascia davvero stupiti il duro commento del vaticanista Andrea Tornielli (clicca qui), che dal suo blog mi ha accusato personalmente di mancanza di misericordia nei confronti di un cattolico praticante a causa del mio editoriale (clicca qui), come se il senso dell’articolo fosse il giudizio sulla vita e i peccati di Stefanini. Chiunque legga senza pregiudizio quanto ho scritto può rendersi conto che la critica di Tornielli, che è stato anche il primo direttore de La Bussola Quotidiana, è pretestuosa. Si diceva chiaramente infatti che «non abbiamo elementi per entrare nel merito della vicenda personale di Stefanini» altro che quelli resi noti dalla stampa - e da Tornielli che ci ha anche informato del tentativo fallito del nunzio apostolico a Parigi di far fare un passo indietro allo stesso Stefanini – e che in ogni caso «è evidente che la questione dell’omosessualità di Stefanini non è più una questione di vita privata».

La misericordia quindi non c’entra proprio un bel nulla così come la pubblicazione dei tre paragrafi del Catechismo che parlano di omosessualità (è anche curioso che siano proprio coloro che in questi mesi hanno criticato quanti invocano la dottrina e la tradizione della Chiesa a usare la «dottrina come una clava»).

In compenso dalle argomentazioni di Tornielli abbiamo la conferma che Vatican Insider fa il tifo per Stefanini ambasciatore. Opinione legittima, perché dunque fare finta di essere neutrali?

Un punto importante è però sollevato da Tornielli quando, citando il Catechismo afferma che «a essere condannata è la pratica omosessuale, non l’orientamento. Anche perché, se si trattasse soltanto della tendenza o dell’orientamento, quanti sarebbero, anche all’interno del clero e delle gerarchie (anche vaticane), a non dover ricevere il “gradimento”?». Qui il coordinatore di Vatican Insider sfonda una porta aperta, visto che La Nuova BQ da sempre denuncia l’esistenza di una potente lobby gay in Vaticano, che sicuramente anche in questa occasione sarà al lavoro. Ora, finalmente anche un esperto vaticanista come Tornielli riconosce apertamente che c’è una presenza omosessuale rilevante anche nelle gerarchie. E del resto basterebbe andarsi a rivedere cosa è successo allo scorso Sinodo per rendersi conto della potenza di questo gruppo.

Ma forse qui bisogna ricordare che il problema per il clero non è soltanto la lobby. Esiste infatti un’istruzione della Congregazione per l’educazione cattolica (4 novembre 2005) che riguarda specificamente l’ammissione nei seminari di persone con tendenze omosessuali, dove si afferma chiaramente che: «La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay» (no. 2).

E non sarà inutile ricordare a questo proposito che quello che comunemente viene definito “scandalo della pedofilia” è in realtà soprattutto uno scandalo dell’omosessualità visto che per oltre l’80% dei casi di abuso sui minori verificati si deve parlare tecnicamente di omosessualità (efebofilia) e non di pedofilia. Dunque, pur con la massima misericordia e rispetto per ogni persona, anche l’orientamento sessuale per certi uffici costituisce un problema.