• MITI PERICOLOSI

Se la virilità è un peccato, la Chiesa resta infeconda

Mentre il mondo ci convince che la natura maschile sia peccaminosa in quanto tale, anche la Chiesa, ormai da decenni, pare favorire persone che non mostrano i segni di un naturale impulso verso l’altro sesso. Perfino i santi vengono fatti passare come asessuati, ma se i sacerdoti non ritrovano la loro virilità di padri, il loro dono resterà monco.

Il buon Chesterton aveva affermato che un giorno le spade sarebbero state sguainate per dover difendere il fatto che due più due fa quattro e che le foglie sono verdi d’estate. Se oggi  Chesterton fosse vivo e gli dicessero che non si può dire che il maschio è maschio e la femmina femmina, forse perderebbe un poco del suo British aplomb. E non rischierebbe San Tommaso d’Aquino di rimanere da solo con in mano la famosa mela, dicendo ai suoi uditori che se non erano d’accordo che quella era in effetti una mela, potevano anche accomodarsi fuori. Io vado dicendo (vedi il mio libro “Estinzione”, Solfanelli), che questa perdita della virilità, del senso del maschile, è una delle grandi tragedie moderne. Coloro che vogliono far parte del monastero diffuso, come lo definisco, coloro che vogliono riscoprire la ricchezza del monachesimo unita al senso della missione del cavaliere, devono essere ben attenti a questo.

Ecco, dico io, questa svirilizzazione si è estesa un poco a tutto il pensiero religioso corrente sotto forma di buonismo o politically correct. Oggi affermare concetti definitivi come quello della virilità viene visto come una intollerabile violenza. E di questo elemento della virilità fa parte la naturale attrazione fra uomo e donna. Oggi il sesso non è una potenziale occasione di peccato, ma è peccato in se stesso. Il desiderare, il provare piacere nell’ammirare la bellezza altrui, il sano corteggiamento sono oramai resi materiale da codice penale, scoraggiando ogni tentativo in quella direzione. Questo non è solo contro l’umano, ma completamente inumano.

Pensiamo che il libro che simboleggia l’unione di Cristo e la Chiesa è un racconto proprio di amore, di attrazione, il Cantico dei Cantici. E a Messa non cantiamo proprio quei salmi che la tradizione attribuisce al Re Davide, certamente non insensibile al richiamo della bellezza femminile (vero Betsabea?). E che dire di uomini di grande, fondamentale importanza per la vita della Chiesa cattolica, come Costantino e Carlo Magno, che non dovettero pretendere di essere eunuchi per poter favorire la vera religione pur essendo consci delle proprie debolezze? E i re cristianissimi di Francia, ben provvisti di amanti? Ma onestamente, trovo molto più naturale e accettabile questo che la Chiesa asessuata (o differentemente sessuata). A volte, leggendo le vite di santi, mi imbatto in passaggi in cui si afferma che il santo o la santa in questione non provavano desiderio sessuale. Ma come è possibile? Sarebbe bene dire che avevano vinto questo desiderio, ma non provarlo non è una virtù ma una patologia. E se non lo provi, in cosa consiste il dono della castità? Sono sicuro che se potessi incontrarmi con Sant’Agostino e San Francesco, che certamente dovettero lottare contro i propri impulsi, sarebbero d’accordo con me. 

Ma da molti decenni noto che in circoli ecclesiastici si favoriscono persone che non mostrano i segni di questo naturale impulso verso l’altro sesso. Se ti si presenta un ragazzo che dice di voler lottare confro il suo naturale impulso verso le donne per seguire una vocazione religiosa, lo si aiuti ad assecondare il suo desiderio (verso la vocazione, intendo). Ma vedo molto considerate persone che evidentemente questo impulso non lo hanno, e che anzi in questo modo possono ben mascherare impulsi che vanno in una direzione diversa...e alcuni divengono preti e via via fanno carriera.

Il problema è a monte, persone che non mostrano una personalità in cui si manifestino sani appettiti sessuali, dovrebbero essere considerate con più cautela, non incoraggiate ad entrare nella vita religiosa. Nella Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II viene detto: «La preparazione remota ha inizio fin dall'infanzia, in quella saggia pedagogia familiare, orientata a condurre i fanciulli a scoprire se stessi come esseri dotati di una ricca e complessa psicologia e di una personalità particolare con le proprie forze e debolezze. È il periodo in cui va istillata la stima per ogni autentico valore umano, sia nei rapporti interpersonali, sia in quelli sociali, con quel che ciò significa per la formazione del carattere, per il dominio ed il retto uso delle proprie inclinazioni, per il modo di considerare e incontrare le persone dell'altro sesso, e così via. È richiesta, inoltre, specialmente per i cristiani, una solida formazione spirituale e catechetica, che sappia mostrare nel matrimonio una vera vocazione e missione, senza escludere la possibilità del dono totale di sé a Dio nella vocazione alla vita sacerdotale o religiosa».

Le inclinazioni vanno guidate, non negate. Roberto Volpi, nel suo “Il sesso spuntato” (Lindau) affrontava questa drammatica situazione: «La riproduzione sessuale non ha mai dato segni di malfunzionamento, nella storia dell’umanità, quanti ne sta dando in Europa, e ancor più in Italia, da alcuni decenni. Nella  storia dell’umanità i rapporti sessuali tra uomini e donne  hanno garantito che le generazioni si succedessero alle generazioni e che tra una generazione e l’altra si arrivasse a  un popolamento del globo terrestre che si stima essere appena arrivato, come ricordavo, a sette miliardi di individui. La falcidia della popolazione umana operata dalla mortalità è stata fino a poco più di due secoli fa tanto forte da richiedere che la riproduzione sessuale fosse non altrettanto ma più forte ancora. E nonostante questo, fino al sorgere dell’800 la popolazione mondiale è rimasta ben sotto la soglia del suo primo miliardo. Ma siamo entrati o stiamo quanto meno entrando in un’epoca del tutto diversa, proprio sotto l’aspetto della forza della riproduzione sessuale». E purtroppo anche nella Chiesa questo modello post sessuale si è fatto strada. Anche i sacerdoti devono essere uomini virili! Allora il loro dono sarà più autentico. Tutto questo processo di smottamento verso l’innaturale è stato fatto in un modo che Plinio Corrêa de Oliveira definisce come trasbordo ideologico inavvertito: «Nella sua essenza, il processo del trasbordo ideologico inavvertito  consiste nell'agire sullo spirito di qualcuno, portandolo a cambiare  ideologia senza che lo percepisca». 

Oggi tutto quello che ha l’etichetta #metoo viene preso come oro colato anche se molte delle cose che si agitano sotto questa frase sono vendette personali per carriere che non sono mai decollate. La vera violenza è quella verso donne e uomini che sono coerciti a compiere certi atti. Se io so che andando a letto con una certa persona posso avere dei vantaggi e scelgo di farlo questa è, appunto, una scelta. Pure di fronte ad una proposta indecente, se si può rifiutare, non c’è violenza. Non si può accettare e poi dire che l’altra persona ha fatto una violenza, quando il baratto era stato accettato in primo luogo. A questo punto anche tutte le mogli possono dire di essersi sentite costrette in quanto mogli a sottostare ai desideri dei mariti e che, una volta finito l’amore, considerano questa come una violenza. Ma questo accade solo in un’epoca come la nostra, un’epoca dove le foglie d’estate non hanno colore, due più due fa quello che senti in quel momento e la mela che tieni in mano ha diritto, anche lei, alla sua autodeterminazione.