• UN’OMELIA DI RATZINGER

Se si spegne l’amore per Dio, si spegne l’amore per la vita

«I più piccoli senza potere, i fratelli del Signore più vicini sono oggi i bambini non ancora nati e domani forse saranno anche gli anziani e gli ammalati che non partecipano più al processo di produzione». «Solo amando i fratelli passiamo dalla morte alla vita. E solo questo passaggio è la redenzione del mondo. I santi ci aiutano a vivere queste parole, ad amare non “a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità”». Da un’omelia del 1987 dell’allora cardinale Ratzinger.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo uno stralcio di un’omelia inedita di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, che compare nella raccolta Per Amore (Edizioni Cantagalli, Siena 2019, 192 pagine, € 17), in libreria dal 2 maggio. Si tratta di 25 omelie raccolte e catalogate da Pierluca Azzaro, in gran parte inedite. Quella che proponiamo ai lettori della Nuova BQ è intitolata “Chi ha trovato l’amore può dire: ho trovato la vita”, tenuta dall’allora cardinale Ratzinger il 3 dicembre 1987 presso la Comunità di Don Orione di Roma.
 

(…) «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Queste parole del giudice del mondo, del Figlio di Dio, hanno oggi guadagnato un’attualità imprevedibile ancora poco tempo fa. I più piccoli senza potere, i fratelli del Signore più vicini sono oggi i bambini non ancora nati e domani forse saranno anche gli anziani e gli ammalati che non partecipano più al processo di produzione. A un ricercatore australiano tempo fa veniva chiesto da un deputato se non gli fosse possibile eseguire i suoi esperimenti invece che con feti umani con i feti delle scimmie, più vicine agli esseri umani. La risposta dello scienziato fu che queste specie sarebbero troppo preziose per essere usate in tali esperimenti, mentre - diceva - della specie umana abbiamo un numero più che sufficiente di feti. La scienza, nata per difendere la vita, diventa così uno strumento della morte come la scienza autonoma di Adamo che ha distrutto il paradiso.

Nell’elaborazione del nostro documento sulla vita [Istruzione Donum vitae, 1987, ndr] ho, con mia grande sorpresa, sempre più capito che questo testo non è altro che un’applicazione concreta dei nostri princìpi relativi a libertà e liberazione, del principio dell’amore preferenziale per i poveri. Dove non regge più il rispetto incondizionato per i deboli senza difesa, senza potere, siamo nel regime della violenza, il diritto viene sostituito dalla violenza. E dove domina la violenza, siamo nel dominio della morte.

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli». Possiamo anche invertire queste parole: Solo amando i fratelli passiamo dalla morte alla vita. E solo questo passaggio è la redenzione del mondo. I santi ci aiutano a vivere queste parole, ad amare non «a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità» (1Gv 3,18). La vita dei santi è l’interpretazione autentica della Scrittura. Oggi il dibattito dei teologi è divenuto pubblico, nei mass media parlano persone competenti e incompetenti sui problemi della vita cristiana e in questo turbamento terribile i fedeli si chiedono: ma come trovare ancora un orientamento sicuro?

Ecco: la vita dei santi è il grande faro che ci mostra dove andare, nel buio delle discussioni. L’orazione colletta nella festa del Beato sacerdote Luigi Orione riassume l’essenza della sua vita dicendo che quest’uomo ha fatto «sperimentare ai fratelli la tenerezza della Provvidenza di Dio». Che modo diverso di “sperimentare”, in confronto agli esperimenti mortali dello scienziato australiano del quale abbiamo or ora parlato! Alla luce di questa grande figura si capisce anche che opzione per la vita, cioè opzione per i dimenticati, gli orfani, gli handicappati, gli anziani, e decisione per l’amore di Dio sono inseparabili. Dove si spegne l’amore di Dio, l’amore umano diventa egoistico e l’egoismo è sempre un’opzione contro la vita. E perciò il vero amore fraterno non può mai limitarsi alla protezione della vita biologica o alla liberazione strutturale, sociale, ma attribuisce all’altro anche il dono più sostanziale e più fondamentale della vita umana: l’amore e la conoscenza di Dio. Preghiamo che il Signore ci aiuti a «far sperimentare ai fratelli la tenerezza della Sua Provvidenza».