• DOPO LA SENTENZA/2

Se ti opponi alle nozze gay, sei "razzista"

La sentenza della Corte Suprema degli Usa equipara l'esclusione dei gay dal matrimonio alla segregazione razziale. Ma il paragone è scientificamente infondato, perché non è possibile paragonare una caratteristica genetica ed immutabile ad una condizione a genesi sconosciuta, prevalentemente ambientale e mutevole. Eppure è su questa equiparazione che si fonda anche il ddl Scalfarotto in Italia.

Manifestazione gay negli Usa

Sulla Nuova Bussola Quotidiana Massimo Introvigne, ad inchiostro di sentenza ancora fresco, ha scritto un puntuale commento alla sentenza americana che ha liberalizzato su tutto il territorio federale statunitense il matrimonio gay. Intanto cominciamo a memorizzare il nome di quella sentenza: Obergefell v. Hodges, dal nome di James Obergefell, una persona omosessuale di Cincinnati (Ohio). La Corte Suprema ha rafforzato la propria decisione con tre sentenze satelliti: Tanco v. Haslam (Tennessee), DeBoer v. Snyder (Michigan) e Bourke v. Beshear (Kentucky). Il giudice che ha dato la maggioranza ai liberals è stato il cattolico ottuagenario Anthony Kennedy. Credo valga la pena riportare la chiusura dell'opinione da lui stessa scritta per conto della maggioranza della corte:

"Nessuna unione è più profonda del matrimonio, perché incarna i più alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Nel formare una unione matrimoniale, due persone diventano qualcosa di più grande di ciò che erano prima. Come alcuni dei firmatari in questi casi dimostrano, il matrimonio incarna un amore che può resistere anche dopo la morte. Sarebbe fraintendere questi uomini e queste donne dire che essi non rispettano l'idea di matrimonio. La loro richiesta è che essi lo rispettano, lo rispettano così profondamente che essi cercano di raggiungere il suo completamento per se stessi. La loro speranza è di non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi da una delle istituzioni più antiche della civiltà. Chiedono pari dignità agli occhi della legge.  La Costituzione conferisce loro questo diritto". 

Indubbiamente un frammento di cui qualsiasi sceneggiatore di Hollywood avrebbe voluto essere l'autore, ma che in un parere legale sulla definizione di matrimonio rivela un buco che qualsiasi osservatore dotato del minimo sindacale di senso critico noterà: "E i figli?". Desaparecidos. Non è qualcosa che sorprende. Se li si può ammazzare prima della nascita con l'aborto, se li si può selezionare con le diagnosi pre-impianto,  se li si può ordinare come sul Postal Market, perché mai dovrebbe preoccupare i signori 5 giudici supremi che dei bimbetti conoscano e crescano col padre e la madre? Basterà fare come Elton John, scrivere sui documenti che il suo compagno di vita e di sperma David Furnish è la madre, e il piccolo Zachary avrà una mamma fully regular. Come ho già scritto altrove la maggioranza dei giudici americani ha, senza dirlo, cambiato il nome al matrimonio. Tutti gli americani, e auspicabilmente per la lobby gay tutti gli uomini del pianeta, non dovrebbero annunciare il loro matrimonio, ma il loro "AMORONIO", cioè la pubblica dichiarazione del loro amore finché dura (statisticamente più breve per le coppie omosessuali maschili ed ancora meno duraturo per quelle femminili). Obama, più bravo a twittare che a sgominare i tagliagole dell'ISIS, ha esultato scrivendo #Lovewins. Non posso che dargli ragione: negli USA il LOVAGE soppianta the Marriage, così come a Parigi l'AMOURAGE ha rottamato le Mariage. Anche noi abbiamo un bravo twittatore; nonostante le difficoltà createci da servi muti, e vermilingui, siamo in molti ad essere determinati a mettergli il blocco della tastiera. Ma dovremo prepararci ad una lotta fatta di persecuzione e di resistenza. Le premesse ci sono tutte e sono già lì, scritte nero su bianco dai giudici.

La motivazione per dichiarare incostituzionale il divieto al matrimonio gay è stata individuata nella clausola di uguale protezione contenuta nel quattordicesimo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti. Si tratta di un testo ratificato l'8 luglio 1868 volto alla protezione della popolazione di colore: "Né potrà qualsiasi Stato [...] negare a qualsiasi persona sotto la sua giurisdizione l'eguale protezione delle leggi". Sulla base della ridefinizione sentimentale del matrimonio non trovo alcuna motivazione logica a che qualsiasi relazione amorosa consensuale possa essere esclusa dal matrimonio: incesto, poligamia, poliandria, poliamore, amore non sessuato e mi fermo qui, ma lasciando immaginare gli ulteriori sviluppi. Ancorare la protezione del matrimonio omosessuale alla stessa clausola che motivò la sentenza Brown v. Board of Education che nel 1954 pose fine alla segregazione razziale nelle scuole e che nel 1967 cancellò il divieto di matrimonio inter-razziale con la sentenza Loving v. Virginia, conferisce una base legale formidabile per l'equiparazione dell'orientamento sessuale alla razza con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di affirmative action (politiche volte a compensare la presunta ingiusta discriminazione di minoranze) e la repressione della discriminazione.

Paragonare una caratteristica genetica ed immutabile ad una condizione a genesi sconosciuta, secondo gli studi prevalentemente ambientale (il tasso di concordanza omosessuale tra gemelli monozigoti è dell'ordine di solo il 20-30%) e mutevole (a 10 anni è quasi il 30% la variazione spontanea dell'identità sessuale riferita dalle persone omosessuali), è un'impresa resa possibile solo mediante la leva ideologica di cui evidentemente 150 anni di giurisprudenza costituzionale americana era manchevole. Tuttavia è ineluttabile che l'assicurazione circa il diritto alla libertà di coscienza, di pensiero, di opinione e di religione, è un semplice tranquillante per evitare che le difese immunitarie della popolazione rischino di bloccare ed espellere l'agente letale iniettato da cinque giudici a 320 milioni di americani. Obiettare qualcosa contro le unioni gay sarà recepito dall'ordinamento americano né più né meno come apologia del razzismo e come tale represso.

È in questa logica che si inserisce perfettamente il ddl Scalfarotto che parifica omofobia e razzismo distribuendo le stesse pene. Quanti si oppongono al monito di Papa Francesco a non "assoggettarsi ai poteri politici e lasciarsi colonizzare dai pensieri forti di turno o dall’illusoria egemonia del mainstream" e lo fanno con pensieri, parole, opere e omissioni, quanti sono così indaffarati nella impercepita formazione, nell'ascolto del nemico, nel gettare ponti per l'invasione da non trovare il tempo o la voglia di sostenere i fratelli in un pomeriggio di sabato in una piazza di quella città dove la testimonianza della fede ha conosciuto il martirio, quanti sfoggiano telegeniche difese di "sacrosanti diritti", tengano pronto il pennarello per cospargere di omissis le Sacre Scritture. Ne verrà fuori un capolavoro letterario: Il Lovangelo.