• IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

Sea Watch, è una dichiarazione di guerra. Non si può cedere

Il comportamento criminale del capitano della Sea Watch, entrata nel porto di Lampedusa speronando una motovedetta della Guardia di Finanza, ha solo ulteriormente aggravato una situazione inaccettabile. Non sarà la redistribuzione delle 42 persone a bordo della Sea Watch a costituire una soluzione giusta all'ennesimo braccio di ferro. Di fronte all'illegalità e alla violazione del diritto internazionale si deve rispondere con fermezza. A tutela anche di tutti gli immigrati, non solo dei 42. 

Sea Watch, è la Ong a tenere in ostaggio 42 persone

Aggiornamento: Il capitano della Sea Watch 3, Carola Rackete, è stata arrestata dopo aver forzato nella notte il blocco ed essere entrata in porto a Lampedusa speronando una motovedetta della Guardia di Finanza. L'arresto è un atto dovuto ma sebbene la Rackete rischi da 3 a 10 anni di carcere, visto l'andazzo di certi giudici, è molto possibile che torni presto in circolazione. Stessi dubbi sull'esito del sequestro della nave. Nel frattempo nulla è stabilito sulla sorte dei 40 migranti irregolari che sono stati sbarcati.

Al momento in cui scriviamo sembra segnato l’esito del braccio di ferro tra la Sea Watch e il governo italiano: tre o quattro paesi europei sembra abbiano dato la disponibilità a prendersi in carico i 42 migranti clandestini a bordo della nave della Organizzazione non governativa (Ong) che batte bandiera olandese. In ogni caso è questa la strada che sta battendo la Commissione Europea per portare a conclusione l’ennesimo caso internazionale creato dalle Ong che circolano nel Mediterraneo. E il governo italiano alla fine abbozzerà, soddisfatto almeno di aver impedito lo sbarco alle condizioni della Ong, della sinistra e dei vertici della Chiesa.

Non è questa però una soluzione giusta; forse è – almeno nell’immediato – un modo indolore per uscirne, ma è una grave stortura nel principio e un cedimento alla prepotenza e all’arroganza ideologica.

Non è lo Stato italiano a tenere in ostaggio 42 persone, ma è la Ong responsabile dell’operazione Sea Watch. Il capitano della nave, se davvero avesse avuto a cuore la sorte dei migranti, avrebbe potuto e dovuto fare rotta verso porti più vicini, certamente la Tunisia dove non ci sono neanche quei problemi di insicurezza presi a pretesto per giustificare la scelta italiana. In questi 15 giorni di zig e zag davanti alle coste italiane avrebbe potuto anche andare in Francia e Spagna, ma è chiaro che c’è una regia internazionale che cerca di riaprire la rotta verso l’Italia, a tutto vantaggio dei trafficanti di esseri umani e di chi, in Italia, sull’immigrazione irregolare ci ha costruito un business. Per questo chiunque abbia davvero a cuore la sorte non solo dei 42 a bordo della Sea Watch, ma delle decine di migliaia di persone ingannate e alla mercé dei trafficanti, non può augurarsi il cedimento dello Stato italiano.

Discorso a parte meritano quei parlamentari italiani, ovviamente di sinistra, che non contenti di tifare per l’illegalità, sono addirittura saliti a bordo della Sea Watch per metterci anche il loro peso in questa vicenda. Ancora più grave che fra di loro ci sia anche un ex ministro, Graziano Delrio, da cui pure - proprio per gli incarichi ricoperti - ci si dovrebbe aspettare un maggiore senso delle istituzioni. Invece no: costoro, pur di piegare il loro nemico politico, sono disposti a recare grave danno all’Italia, alla sua immagine e alla sua autorità, sono disposti a legittimare e sostenere l’illegalità. Purtroppo non è una novità, la sinistra ci ha abituato da tempo alla ricerca di potenze straniere ostili all’Italia per poter andare al governo. Ciò non toglie che questo atteggiamento sia semplicemente vergognoso.

È peraltro pretestuoso e volutamente equivoco riferirsi alla vicenda della Sea Watch parlando di immigrazione in generale o di profughi. La vicenda delle Ong nel Mediterraneo riguarda semplicemente l’immigrazione illegale, l’ingresso in Italia di chi non ha alcun titolo o diritto di essere accolto in un paese terzo. Sicuramente c’è chi vorrebbe abolire nel diritto internazionale la distinzione tra profughi e migranti economici o per qualsiasi altro motivo, stabilendo un generico diritto universale alla migrazione (l’attuale vertice della Chiesa è su questa linea), ma allo stato attuale per il diritto internazionale la distinzione fortunatamente resta. E nessuno Stato accetterebbe l’ingresso libero nel proprio paese di persone di più o meno ignota provenienza, senza documenti e senza nessun titolo a restare. Non per niente la Francia ci rispedisce oltreconfine gli immigrati irregolari che becca sul suo suolo, l’Austria minaccia di chiudere la frontiera con l’Italia e l’Olanda - che pure ha i 42 sul suo suolo essendo la Sea Watch territorio olandese secondo il diritto internazionale - non ne vuole sapere di farsi carico delle persone coinvolte.

Il problema dunque è l’immigrazione irregolare, non l’immigrazione tout court. E favorire l’irregolarità e l’illegalità fa il male anche degli immigrati regolari, i primi ad essere contrari a questo far west degli sbarchi.

Proprio questo ci suggerisce che la soluzione non è la ridistribuzione. L’Unione Europea continua ad affrontare questo problema cercando di risolverlo a forza di quote a cui obbligare ogni paese. Ma non è questa la strada, perché non stiamo parlando di una emergenza temporanea legata a una qualche situazione di crisi destinata ad essere superata in un più o meno breve lasso di tempo. Solo in questo caso una distribuzione avrebbe senso. Qui invece siamo di fronte a un fenomeno strutturale, peraltro indotto e favorito dalla criminalità internazionale.

L’unica risposta di buon senso possibile è il pugno di ferro: soccorrere chi fosse davvero in pericolo di vita, ma impedire lo sbarco in Italia oppure provvedere al rimpatrio immediato. E nel frattempo sequestrare e affondare le navi responsabili della violazione delle leggi internazionali e arrestare gli equipaggi complici del traffico internazionale di esseri umani. Il messaggio deve essere chiaro e non lasciare spazio ad equivoci. Quanto ai parlamentari anti-italiani, segnare i nomi e lasciare che siano i cittadini alle prossime elezioni a provvedere.