• OMOFOBIA

Sei contro il matrimonio gay? Licenziato dalla Fox

Craig James, ex giocatore di football americano e telecronista di successo è stato assunto e subito dopo licenziato da Fox News. La ragione? Quando era candidato repubblicano si era espresso contro il matrimonio gay.

Craig James

Ogni tanto fa bene guardare che cosa succede all'estero per capire come funzionerà in Italia la legge sull'omofobia. Non solo le aziende dovranno stare molto attente - il caso Barilla insegna - per non finire davanti al giudice. Ma, dal momento che tutte le aziende sono inclini a ridurre i potenziali rischi, prima di finire accusate di omofobia si censureranno da sole, adottando codici di comportamento interno rigidissimi.

Con conseguenze paradossali, come per esempio finire in tribunale accusate di discriminare non i gay ma i cristiani. È quello che è capitato alla Fox, l'emittente televisiva americana che, tra l'altro, non si schiera programmaticamente "a sinistra". Per le partite di football americano fra squadre universitarie - molto seguite negli Stati Uniti - la Fox ha assunto il 30 agosto come telecronista Craig James, ex giocatore e già commentatore sportivo per le reti rivali CBS ed ESPN, con tanto di comunicati stampa dove vantava il gran colpo fatto strappando alla concorrenza il «talentuoso telecronista» con «una conoscenza enciclopedica del football».

Passano però due settimane e arriva il contrordine compagni. James è licenziato in tronco dopo avere appena cominciato a lavorare alla Fox. La ragione? Allertata dalle organizzazioni gay, la Fox ha «scoperto» che l'anno scorso, quando era stato candidato repubblicano - non eletto - al Senato, James aveva pronunciato un discorso «omofobo». Aveva insultato o minacciato qualche omosessuale? Non precisamente. In tema di matrimonio omosessuale aveva letteralmente affermato: «Le persone scelgono di essere omosessuali. Io penso che sia una scelta. Lo penso. E anche il matrimonio omosessuale è una scelta. Penso anche che ciascuno di noi in questa stanza debba rispondere a Dio per le sue azioni. E che anche chi compie queste scelte dovrà rispondere a Dio per le sue azioni».

Tutto qui, si dirà? Tutto qui. Ma la Fox sostiene che questi commenti sono contrari alla sua politica aziendale e alle leggi in vigore sull'omofobia, interpretate nel senso che vieterebbero di sostenere che «essere omosessuali» - s'intende, «praticanti» - sia «una scelta» e non un condizione naturale, e anche d'insinuare che pratiche omosessuali e matrimonio omosessuale siano cose contrarie alla legge di Dio.

Naturalmente si può sostenere che la Fox ha peccato per eccesso di zelo, e che nessun giudice condannerebbe James per i suoi commenti in campagna elettorale. Ma diverse sentenze americane recenti non lasciano ben sperare. In ogni caso, quello che è successo al povero James dà un'idea del clima che si respira quando si comincia a sostenere che gli «omofobi» non hanno diritto di parlare. Succede anche in Italia: vedi le giustificazioni delle associazioni LGBT piemontesi dopo che il nostro giornale ha fatto conoscere a un pubblico nazionale la bravata squadristica da loro organizzata interrompendo una pacifica conferenza di cattolici a Casale Monferrato.

Quanto a James, non ha alcuna intenzione di cedere. Ha assunto i migliori avvocati disponibili e fatto causa alla Fox, sostenendo che discrimina i cristiani.