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Sgarbi & Tremonti, strana coppia per ostacolare Grillo

La confusione di sigle nel centrodestra regna sovrana. Ma se l’iniziativa Sgarbi-Tremonti si pone come semplice azione di disturbo, potrebbe anche sortire qualche effetto: stimolare una competizione coi 5 Stelle sul terreno dell’indignazione, della protesta e della voglia di “rivoluzione”. 

E’ notorio che il tormento numero uno di Berlusconi e Renzi sia la prospettiva di un successo pentastellato alle prossime elezioni politiche. Dicono in pubblico che sarebbe una sciagura per il Paese, ma in privato ammettono che sarebbe una iattura soprattutto per Pd e Forza Italia, per gli interessi delle cooperative rosse, per quelli delle aziende berlusconiane e per tutto ciò che gravita attorno all’asse consociativo che negli ultimi anni ha retto con mille compromessi il Paese, avallando leggi scellerate come quelle sui temi etici e sensibili.

Sia Berlusconi che Renzi si rendono conto di non poter sfidare i grillini in prima persona e con le sigle di vecchi partiti e allora guardano con favore o addirittura ispirano altre iniziative, altri contenitori potenzialmente in grado di catturare consensi nell’area della ribellione, della protesta, del populismo dilagante.

In quest’ottica va letta la notizia del sodalizio tra Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti, entrambi di centrodestra ma non riconducibili immediatamente ai quadri dirigenti dei partiti di quell’area politica. Si tratta di due “cani sciolti”, menti brillanti e in parte “trasgressive” nelle ricette che propongono per il futuro dell’Italia, dunque possibili calamite efficaci nei riguardi di indignati e persone disperate e distanti dalla politica.

La prima tappa di questa liaison per certi versi bizzarra tra Sgarbi e Tremonti è prevista in queste ore, con l’uscita nelle librerie del loro libro scritto a quattro mani, dal titolo “Rinascimento. Con la cultura (non) si mangia”. Nella prefazione del volume già si chiarisce che l’obiettivo è di uscire dal “medioevo digitale” e di creare un nuovo movimento politico fautore di una rinascita della politica colta, efficiente e raffinata, legando arte, religione e politica.

La prima reazione sorge spontanea. Ma c’era proprio bisogno dell’ennesima sigla, dell’ennesimo partitino? I due almeno a parole dicono di voler unire, cioè di puntare ad aggregare sensibilità liberali per combattere una globalizzazione spersonalizzante e senza regole e, sotto sotto, per rubare voti a Grillo sul terreno del populismo.

Ma siamo proprio sicuri che l’impresa possa riuscire? Chi potrebbe essere interessato a votare per un partito del genere? Difficile azzardare previsioni, ma le prime adesioni non arrivano da soggetti nuovi, visto che si tratta di Antimo Cesaro, attuale sottosegretario ai beni culturali e Geminello Alvi, economista. Senza contare che l’uomo ombra che tira le fila della neonata formazione politica sarebbe Paolo Naccarato, senatore amico di Tremonti ma soprattutto persona storicamente vicina al compianto Francesco Cossiga, passato alla storia come picconatore della prima Repubblica. Il popolare critico d’arte e l’ex ministro dell’economia dei governi Berlusconi scrivono un saggio sul rilancio dell’Italia, ma loro sono stati vicini per oltre vent’anni a chi, con scelte in parte sbagliate, ha contribuito ad affossarla.

Basteranno alcuni riferimenti evocativi a disorientare l’elettorato e a stimolare una competizione tra questo nuovo partito e i Cinque Stelle sul terreno dell’indignazione, della protesta e della voglia di “rivoluzione”? Se lo augurano Berlusconi e Renzi, che sanno di non poter aspirare a conquistare e fidelizzare quell’elettorato e dunque guardano con interesse e speranza all’iniziativa di Sgarbi e Tremonti.

La vera incognita di questi movimenti, come detto, rimane la credibilità dei fondatori. Di Sgarbi e Tremonti si ricordano le posizioni originali e coraggiose su certi temi, ma anche le innumerevoli piroette e giravolte trasformistiche. I giovani questi particolari non li ricordano, non foss’altro che per ragioni anagrafiche, ma ben difficilmente saranno attratti dalle sirene dei due. Si parla di 150 personalità pronte a firmare un manifesto redatto dai due per una nuova rinascita italiana. Proverrebbero dalle università e dal mondo delle professioni, anche di altri Stati. Che ci sia come al solito la “manina” americana o comunque qualche regia internazionale per interferire nelle vicende politiche italiane, orientandole in direzione antigrillina al fine di scongiurare la deriva populista? Sembra ci sia un disegno del genere dietro questa neonata creatura, l’ennesima, del sistema partitico italiano. Ufficialmente Sgarbi e Tremonti puntano a sostituire le ideologie dei vecchi partiti con la cultura nazionale. Scommessa affascinante, ma in che modo realizzabile? E come la mettiamo con il sistema elettorale proporzionale con sbarramento al 3%?

La confusione di sigle, schieramenti e correnti, nel centrodestra come nel centrosinistra, regna sovrana. L’auspicabile semplificazione del quadro politico non sembra all’orizzonte. Se l’iniziativa Sgarbi-Tremonti si pone come semplice azione di disturbo, potrebbe anche sortire qualche effetto. Ma il Paese ha più che mai bisogno di una prospettiva di governo a lunga scadenza, con un progetto chiaro di gestione della cosa pubblica. I cittadini chiedono questo, non giochi di prestigio, boutade elettoralistiche e manovre di Palazzo.