• INTERVENTO

Si sta scatenando un'ondata di eterofobia

Se questa legge venisse approvata le conseguenze sarebbero catastrofiche per la libertà di esprimere le proprie opinioni o i propri orientamenti religiosi. Ma è questa la vera finalità del progetto di legge.

Carlo Giovanardi

Come mai il testo base scelto dalla Commissione Giustizia della Camera in tema di omofobia è totalmente sconosciuto all'opinione pubblica, anche se le norme in esso contenute molto probabilmente saranno discusse in aula entro il mese di luglio?

La prima risposta si trova nell'oscurità del nostro processo legislativo perché chi legge  il testo unificato rileva soltanto che con l'art. 1 si introduce nel codice penale il termine di "orientamento sessuale" definito come l'attrazione nei confronti di una persona dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi; e di "identità di genere", ovvero la differenza di genere definita come la percezione  che una persona ha di se come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico.

Con l'art. 3  si prevede che le norme della legge Mancino si applicano integralmente anche in materia di discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima.

Con l'art. 2 sono abrogate le parole "o con la multa fino a 6.000 euro" dall'art. 3 della legge n. 654 del 1975.

Per capire il significato di questi articoli bisogna allora andare a cercare qual è il testo attualmente in vigore della Legge Mancino, attraverso un complicato  gioco di rinvii a decreti legge e relative Leggi  di conversione, che cominciano nel 1975 e finiscono nel 2006.

Da questo lavoro emerge che viene punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi, e non più in alternativa con la multa sino a 6000 euro, chi propaganda idee fondate  sulla superiorità  per motivi di orientamento sessuale ed identità di genere che vengono aggiunti ai motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi  già previsti dalla legge Mancino; con la reclusione da sei mesi a quattro anni a chi partecipa ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi  che incitano alla discriminazione  e da uno a sei anni per coloro che li promuovono o li dirigono.

Si aggiunge poi con un pizzico di perfidia all'articolo 4, che dopo l'espiazione della pena il malcapitato che ha propagandato idee "omofobe" deve prestare una attività non retribuita per un periodo tra i sei mesi e un anno, tra le altre anche a favore delle associazioni a tutela delle persone omosessuali.

I Giuristi per la vita hanno già messo efficacemente in luce le catastrofiche conseguenze di queste norme, che colpirebbero al cuore la possibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni o i propri orientamenti religiosi in ordine al convincimento dell'esistenza di un diritto naturale incentrato sul rapporto uomo-donna.
Le stesse organizzazioni gay non contestano che questa sia la finalità del progetto di legge - che ho riassunto nel titolo di una mia agenzia di stampa  "Papa uomo, mamma donna? In galera se lo dici" - accusandomi non di dire il falso ma di sottovalutare la necessità di introdurre sanzioni penali per contrastare il preoccupante  il livello di omofobia presente nel nostro paese.

Quello che vedo invece avanzare in Italia è una micidiale ondata di eterofobia, un appiattimento conformistico di giornali e televisioni su tesi precostituite (vedi l'incendio del Liceo Socrate a Roma subito attribuito ad elementi omofobi), e il tentativo di mettere i cittadini di fronte al fatto compiuto di una legge che mira ad imbavagliare ed intimidire tutti coloro che vogliono difendere non soltanto valori religiosi ma anche i principi fondamentali contenuti nella nostra Costituzione laica e repubblicana, per quanto riguarda ad esempio la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio ed il superiore interesse dei bambini ad avere un padre ed una madre.