• CHIESTO TEMPO

Stallo sul governo, ancora distanze tra Lega e M5S

E’ vero che in Germania hanno impiegato cinque mesi per fare un governo di coalizione. Tuttavia, l’entusiasmo che circonda il tentativo di Lega e Cinque Stelle di dar vita a un “governo di cambiamento” non è infinito. Gli elettori di quei due partiti chiedono risposte e certezze. Forse a nessuno conviene tirare troppo la corda.

Quando sembrava che si stesse arrivando al traguardo della formazione del primo esecutivo giallo-verde, figlio di un accordo di programma tra Lega e Cinque Stelle, si è tornati allo stallo. Entrambi i partiti hanno chiesto qualche giorno in più, che il Presidente della Repubblica, peraltro oggi impegnato a Genova, si è detto disponibile a concedere, pur di consentire la nascita di un governo politico.

Ma dove sta l’inghippo? Perché tanti tentennamenti? Da una parte c’è un metodo certamente innovativo e più democratico rispetto al passato, quando i partiti scrivevano programmi che poi non attuavano e nessuno chiedeva loro conto. Oggi i potenziali firmatari dell’intesa discutono punto per punto le priorità programmatiche perché sanno che la gente ormai chiede conto e gli elettori non sono più disposti a deleghe in bianco. Evidentemente sia Lega che Cinque Stelle, sapendo che saranno comunque chiamati a elezioni amministrative ed europee nei prossimi mesi, non vogliono perdere la faccia con i rispettivi elettorati e stanno saggiando il gradimento delle singole scelte programmatiche da parte della loro base.

Matteo Salvini, dopo l’incontro di ieri al Quirinale, si dice cauto: "Il governo parte se può realizzare un programma, altrimenti chi ce lo fa fare. In ballo c’è un’idea di Italia sulla quale stiamo ancora discutendo, e non siamo d’accordo su tutto. L’ultima cosa che vogliamo fare è prendere in giro il Presidente della Repubblica  e i cittadini. Se non c’è intesa sulle cose da fare, ci sarà intesa sul voto anticipato".

Si è poi saputo che su Immigrazione, infrastrutture, giustizia ci sono ancora molte distanze tra le due forze politiche, mentre su pensioni e superamento della legge Fornero, flat tax e no tax area per i redditi più bassi, carcere per chi evade il fisco, certezza della pena, nuove assunzioni per le forze dell’ordine e nuove spese carcerarie c’è piena sintonia. Così come c’è totale complicità nel desiderio di contrastare la politica di austerity dell’Europa.

Ma Salvini ha anche un problema in più di Di Maio: non rompere l’alleanza di centrodestra. Infatti, ha già annunciato che nel week-end la Lega organizzerà gazebo nelle piazze per sottoporre l’accordo di governo ai suoi iscritti e simpatizzanti. Forse perché ha paura che un’intesa con i Cinque Stelle venga interpretata come un tradimento delle promesse elettorali.

Luigi Di Maio, dal canto suo, esclude che il problema sia la scelta del premier:  "Di nomi pubblicamente non ne facciamo –ha chiarito- Lavoriamo per un esecutivo di cambiamento che duri 5 anni. Per questo sottoporremo il testo del  contratto di governo al voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau".

Esclusa l’ipotesi che sia lo stesso leader pentastellato a guidare il governo, i retroscena raccontano che un nome terzo ci sarebbe, quello del giurista Giuseppe Conte, che però già faceva parte della squadra di governo presentata prima del voto dai Cinque Stelle. Per questo i leghisti non sarebbero d’accordo perché la vivrebbero come una imposizione. In alternativa propongono l’economista Giulio Sapelli, che al momento ha fatto sapere di non essere interessato.  Bruciati anche i nomi di Giulio Tremonti, Roberto Maroni, e del rettore dell’Università Statale di Milano, Gianluca Vago, il quadro dei possibili premier rimane alquanto nebuloso.

La trattativa, quindi, continuerà a oltranza, almeno per altre 24-48 ore, ma nel frattempo gli altri partiti iniziano a denunciare la melina Lega-Cinque Stelle che, al di là della discussione sui temi, nasconderebbe personalismi insanabili.

Secondo Forza Italia la strada della formazione di un esecutivo è in salita, e Berlusconi, rinfrancato dalla riablitazione che l’ha reso di nuovo candidabile, ritiene che i Cinque stelle si stiano dimostrando incapaci di governare. Più esplicita la leader di Fratelli d’italia, Giorgia Meloni, che ribadisce il suo no a un governo a guida pentastellata e a un governo tecnico e chiede a Salvini di lasciar perdere Di Maio e di fare in modo che si torni presto al voto per conquistare la maggioranza con l’intero centrodestra.

Il Pd, mentre si prepara all’assemblea di sabato, lancia nuovi siluri a Lega e Cinque Stelle, "paralizzati –accusa il reggente Maurizio Martina- in uno scontro di potere, mentre il Paese chiede chiarezza sulle prospettive, soprattutto quelle legate alla copertura delle promesse fatte in campagna elettorale da Lega e Cinque Stelle e che potrebbero costare fino a 100 miliardi di euro". Sabato, intanto, bisognerà decidere se eleggere subito un segretario (Martina si è candidato) o se indire un congresso, ipotesi preferita dai renziani.

Nel frattempo il centrodestra conquista anche il comune di Udine: nel ballottaggio delle elezioni comunali, il leghista Pietro Fontanini, con il 50,37% dei consensi, sconfigge il rivale di centrosinistra e diventa sindaco della città friulana.

E’ vero che in Germania hanno impiegato cinque mesi per fare un governo di coalizione. Tuttavia, l’entusiasmo che circonda il tentativo di Lega e Cinque Stelle di dar vita a un “governo di cambiamento” non è infinito. Gli elettori di quei due partiti chiedono risposte e certezze. Forse a nessuno conviene tirare troppo la corda.