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Stop all'educazione all'odio? Ministri palestinesi contrari

Il Ministro dell'Istruzione dell'Autorità Palestinese Sabri Saidam, è preoccupato perché nelle scuole di Gerusalemme cambiano i libri destinati ai bambini arabi. Finora i testi palestinesi loro prescritti erano pieni di inviti alla violenza contro gli ebrei.

Bambini palestinesi

Il Ministro dell'Istruzione dell'Autorità Palestinese (AP), Sabri Saidam, è preoccupato in questi giorni. Ma non perché i piccoli studenti palestinesi vengono educati all’odio per Israele; non perché, ancora, gli studenti vengono incitati a mettere a segno attacchi terroristici, fin da piccoli, per distruggere ogni traccia ebraismo (e di ebrei) in giro. E che il lancio di pietre a mo' del blasonato "colpisci l'ebreo", risulta l'esercizio più gettonato a cui vengono allenate le giovani leve dell'ebraismo.

Sabri Saidam è particolarmente preoccupato, piuttosto, in questi giorni, perché pare ci sia il rischio che ai bambini arabi nelle scuole di Gerusalemme non venga più dedicato un programma marcatamente palestinese, ma israeliano. Un crimine, a suo avviso. Non è la prima volta che si arriva a scontri del genere e che il piano di studi israeliano viene definito come “un brutto crimine di mistificazione”. La guerra tra israeliani e palestinesi sui manuali scolastici sembra infinita. E di tanto in tanto la stampa occidentale tenta con editoriali costruiti ad arte di invertire i ruoli. Chi attacca, chi subisce? Per i media l’odio palestinese stampato sui libri di testo contro gli ebrei d’Israele è un mito. Il New York Times ha provato già molti anni fa a liquidare la faccenda finendo per incasellare come “molto rari” gli esempi di disumanizzazione e demonizzazione per entrambe le parti.  

Ma la verità non sta esattamente in questi termini. Uno studio che ha preso in analisi i programmi scolastici delle elementari per l’anno 2016/2017 – ed emerso recentemente – come una vaso di Pandora scontato ha scoperto con quale intensità ai bambini palestinesi venga insegnato di glorificare e prendere in considerazione terrorismo e violenza. I piccoli palestinesi devono, fin dai banchi di scuola, imparare a demonizzare gli israeliani e a negare l’esistenza stessa di Israele. Ai bambini, come nei campi di rieducazione in stile sovietico, viene insegnato ad essere 'sacrificabili'. Poesie, strane storie con  didascalie che recitano espressioni come “il desiderio del mio sangue per la mia terra”, oppure “sacrifico il mio sangue per salvare la mia terra” colorano le pagine. Persino i libri di matematica, con uno strano utilizzo dei numeri, sono pieni zeppi di messaggi pericolosi: l’aritmetica è insegnata con il numero dei ‘martiri’ morti nella causa della distruzione di Israele. Ogni esternazione negativa è dedicata ai non musulmani. Gli arabi vengono presentati come i veri abitanti di quella terra che l'invasore ebreo abrebbe occupato e ogni cosa viene espressa con una buona dose di folklore denso di arabismo, islam e lotta ad Israele.

 L’Ap non riesce a digerire un programma scolastico incapace di promuovere l’odio e il suo ministro dell’istruzione è davvero terrorizzato dal fatto che i più giovani a scuola smettano di essere esposti al lavaggio del cervello. E soprattutto è preoccupato che i bambini arabi non studieranno il famoso piano messo su dall’ ‘Organizzazione per la Liberazione della Palestina’. Piano ben descritto in un articolo pubblicato già nel 1993 dal New York Times, a firma di Netanyahu – attuale primo ministro di Israele –, in cui la conquista di Israele è un piano a tappe. L’Autorià Palestinese non può soffrire studenti, le generazioni di domani, che non sappiano perché i musulmani dovrebbero uccidere gli ebrei. E lo scontro oggi è sorto dalla rimozione di un hadith che contraddistingueva i manuali delle scuole arabe di Gerusalemme. “Lotta contro gli ebrei e vittoria su di loro: il Messaggero [Mohammed] ha già annunciato [la buona notizia] della rimozione della loro corruzione e della loro occupazione. [È raccontato] da Abu Hurayrah [uno dei compagni di Maometto] che il Profeta disse: "La fine dei giorni non avverrà finché i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani li uccideranno […].”  È questo che si legge sui libri di testo, è questo l'imperativo più importante che un bambino palestinese deve imparare. Programmi, peraltro, finanziati dallUnrwa. 

L'Autorità Palestinese e il suo Ministero dell'Istruzione, in altre parole, sono su tutte le furie perché agli studenti palestinesi potrebbe essere negato il diritto di imparare che gli ebrei sono "corrotti" e "occupanti" e dovrebbe essere uccisi e scovati, ovunque siano. A settembre è stata persino emessa una fatwa (decreto religioso islamico) recentemente emessa dal Mufti palestinese di Gerusalemme, lo sceicco Mohammed Hussein, che proibisce agli alunni di studiare secondo il programma di studi israeliano. "Insegnare il curriculum israeliano nelle scuole palestinesi è pericoloso e offensivo. Il curriculum israeliano consiste in questioni che contravvengono alla fede islamica, all'identità araba, ai valori e alle tradizioni palestinesi", si legge nella fatwa.

Il sogno di radere al suolo Israele, dunque, deve essere innestato fin da bambini. Ma, d’altronde, non c’è nulla di nuovo visto e considerato che i più piccoli crescono, in Palestina come in Iran, in parchi giochi dove le attrazioni li vedono protagonisti di campi di battaglia in cui il nemico è l’israeliano. E che impugnino pure le armi, il loro destino sarà questo.