• L'ANTI-DIPLOMATICO

Trump alla Nato: pagate! E a Londra: fate la Brexit!

Trump dice in modo rude agli alleati quel che è sotto gli occhi di tutti: ai paesi Nato che devono contribuire alla spesa, alla Germania che pretende di essere difesa dalla Russia pur facendoci affari d'oro, alla May che ha approvato un piano per la Brexit che è talmente soft da non rendere conveniente un accordo separato rispetto all'Ue.

L'ombra di Trump alla Nato

Fra la Nato e la visita a Londra a parlare di Brexit, il presidente americano Donald Trump ha avuto modo di mostrare il suo stile di diplomazia agli europei. Cioè, nessuna diplomazia, a giudicare dai metodi a cui sono abituate le cancellerie europee. Un cambio di rotta, invece, se ci si pone nella prospettiva degli Stati Uniti: mai attendere il parere degli altri, andare subito al punto elencando quelli che sono gli interessi e le aspettative di Washington.

A partire dal vertice della Nato di Bruxelles, Trump ha immediatamente sparigliato le carte, con una domanda molto scomoda alla Germania: perché chiedete a noi di difendervi dalla Russia se siete voi i primi a pagare miliardi a Mosca per importare gas? La Germania, ha detto Trump, è “prigioniera” dei russi e mentre trae beneficio dall’ombrello militare dell’Alleanza Atlantica, fa i suoi affari con Gazprom, approvando il Nord Stream 2, il raddoppio del gasdotto baltico che permette all’azienda di Stato russa di esportare gas direttamente in Germania, bypassando la Polonia e i Paesi Baltici. Secondo Trump, il Nord Stream 2 “non doveva essere permesso” e una volta completo, raddoppierebbe la capacità di esportazione russa alla Germania. Il Cremlino sarebbe, a questo punto, “totalmente in controllo” delle decisioni di Berlino. “Ed è una cosa veramente molto negativa per la Nato”, ha aggiunto. Nessuno, probabilmente, si attendeva una critica così plateale, pubblica e diretta, un’accusa di ipocrisia bella e buona alla politica estera di Angela Merkel.

D’altra parte, le cifre confermano quel che Trump ha semplicemente fatto notare. La Germania, capofila del gruppo di negoziatori europei sulla crisi dell’Ucraina, è anche il maggiore importatore europeo di gas naturale dalla Russia, più del 20% degli acquisti di tutti i membri dell’Ue nel 2017. Il gas russo costituisce il 40% di quello acquistato ogni anno dai tedeschi, una quota che non è mai cambiata dal 2015 (anno dell’accordo di Minsk sulla guerra in Ucraina, negoziato soprattutto su iniziativa della Germania). Con il raddoppio di Nord Stream, la Russia esporterebbe in Germania, 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno, circa il 60% del totale delle esportazioni in tutta Europa. Quando Trump afferma che Berlino sarà “totalmente sotto il controllo” del Cremlino, forse, non esagera. Il “j’accuse” trumpiano trova anche degli alleati fra i polacchi. Nei giorni concitati del vertice di Bruxelles, il ministro degli Esteri polacco Jacek Czaputowicz ha definito un “errore” il raddoppio del Nord Stream. In genere, sia la Polonia che i Paesi Baltici, i cui interessi sono direttamente colpiti dal progetto, stanno allineandosi alla posizione statunitense.

Un po’ più prevedibile è stato l’attacco a testa bassa contro gli “scrocconi”, cioè i 24 paesi (su 29) che si avvantaggiano dell’appartenenza alla Nato, ma contribuiscono alle spese comuni con meno del 2% del loro Pil, la percentuale indicata come minimo indispensabile. Di fatto, nel 2018, contribuiscono con più del 2% solo gli Usa, la Grecia, l’Estonia, la Lettonia e il Regno Unito. Trump, già che c’era, ha rilanciato: spendete il 4%. Tuttavia non ha specificato alcuna data-obiettivo per questo eventuale raddoppio del budget. Secondo fonti diplomatiche del Wall Street Journal, il presidente americano, con la sua consueta mancanza di tatto (voluta) ha iniziato a parlare di budget in pubblico, mentre erano presenti anche i presidenti di Ucraina e Georgia, partner ma non membri. Su suggerimento di Angela Merkel, i due esterni sono stati accompagnati fuori dall’aula. Dopodiché, Trump ha continuato a tessere le lodi di chi almeno spende il 2% e rimproverare chi non raggiunge la quota. Il premier danese, Lars Lokke Rasmussen ha ricordato al presidente americano che ci sono altri modi per contribuire allo sforzo comune. Ad esempio, la Danimarca ha contribuito alla guerra in Afghanistan con un numero di caduti che, in proporzione al contingente, è pari a quello subito dagli Stati Uniti. “Non potremmo più guardare in faccia le famiglie dei caduti, se dicessimo loro che affrontiamo l’argomento Nato solo da un punto di vista economico”. Trump pare abbia accettato l’obiezione. Ma ha insistito sul tema dei contributi. In conclusione, nella dichiarazione finale, si raccomanda che i 29 membri dell’Alleanza accettino di arrivare al 2% di spesa entro il 2024. Ma Trump ha Twitter e il wi-fi anche sull’aereo e subito dopo aver lasciato la sede della Nato a Bruxelles ha twittato: la spesa militare deve essere portata al 2% “IMMEDIATAMENTE, non entro il 2025” (aggiungendo un anno in più alla scadenza, vuoi per errore, vuoi per concessione…). Giusto per evitare che qualcuno prenda l’impegno sotto gamba.

Fatta la strigliata agli alleati della Nato, Trump è volato a Londra. A tirare le orecchie alla premier Theresa May. Perché, come contestato dai dissidenti del suo governo, Boris Johnson e David Davis, anche Trump è convinto che il suo piano per la Brexit sia troppo soft. Una volta che passasse quella linea, “sarebbe come se io dovessi negoziare con l’Ue invece che con il Regno Unito”, ha dichiarato il presidente americano, che avverte: “questo potrebbe uccidere il nostro accordo”. Lo ha dichiarato non in sede ufficiale, ma al quotidiano The Sun. E’ comunque una dichiarazione pesante, poco lusinghiera anche nei confronti della premier. Della quale dice: “Le ho detto come farlo (un accordo con l’Ue sulla Brexit, ndr), ma ha voluto agire diversamente”. Poi aggiunge che contro l’Ue “andrà pesante” perché “non è stata leale sul commercio con gli Stati Uniti”. In pratica il messaggio è molto chiaro, per gli inglesi: andate fuori dall’Ue e trattate direttamente con noi. Perché se rimarrete invischiati nella politica commerciale europea, anche voi vi beccherete il colpo di scure che sto per infliggere al Vecchio Continente. Da un punto di vista politico, anche senza volerlo, Trump sta dando ragione all’ex ministro degli Esteri Johnson e all’ex ministro della Brexit, David Davis, in un momento in cui il governo May traballa per la loro diserzione.