• IL CASO TRIESTE

Tutta la verità sul "Gioco" imposto ai bambini

A Trieste l'ideologia gender arriva ai bimbi dell'asilo

La denuncia di Amedeo Rossetti, padre di un bimbo che frequenta una scuola dell’infanzia di Trieste, sta diventando un caso nazionale e avrà un seguito. Era stata pubblicata sul settimanale diocesano di Trieste, Vita Nuova, e in contemporanea su La Nuova Bussola Quotidiana. Che poi, parlare di denuncia, è perfino eccessivo. Si trattava di una diffida inviata alla dirigenza scolastica adoperando un fac-simile disponibile in rete per chiedere, come genitore, di essere messo al corrente di progetti che riguardavano la sfera delicata dell’affettività e della sessualità. Niente di più normale eppure è bastato questo per far scoppiare il caso. Perché la burocrazia scolastica teme le diffide per lo stesso spirito di inerzia con cui implementa acriticamente i progetti educativi e li appalta ad organizzazioni esterne: non vuole aver noie.

Dunque, il signor Amedeo Rossetti entra in possesso del testo di un progetto chiamato “Il Gioco del rispetto” in via di realizzazione nella scuola di suo figlio. Nessuno lo aveva avvertito. Preoccupato, invia la diffida di cui sopra alla dirigente. Dopo alcuni giorni la scuola affigge alla bacheca una informazione per i genitori circa l’implementazione del gioco. Sempre alcuni giorni dopo la dirigente fa esporre un cartello con scritto: “Kit” e una freccia che indica una scatola su un tavolino. Questa doveva essere, probabilmente, la sua attività di informazione alle famiglie circa la valenza educativa del “Gioco” in questione. Allora il signor Amedeo prepara un articolo che viene pubblicato su Vita Nuova, il settimanale diocesano. Il titolo è eloquente: “Il Comune di Trieste spieghi questa pubblica vergogna”. 

Essendo che in questo modo la cosa diventa pubblica, interviene la vicesindaco del Comune di Trieste, con un comunicato diffuso dall’ufficio stampa comunale. La signora Fabiana Martini comunica che il “Gioco del rispetto” è stato approvato regolarmente dagli organi scolastici, che gli insegnanti hanno cominciato la formazione già nello scorso dicembre, che i genitori sono stati debitamente informati e che il progetto è stato loro illustrato nella più totale trasparenza, che comunque i genitori possono esentare i figli per i quali sarebbero state fatte attività alternative, che l’attività non era presente nel Pof perché decisa solo in seguito, che lo scopo del gioco è favorire il rispetto reciproco tra maschi e femmine e che non ha assolutamente nessuna relazione con la sfera sessuale ed affettiva.

Mentre sul quotidiano locale infuria la polemica, con interrogazioni da parte di alcuni consiglieri regionali, il buon signor Amedeo riprende carta e penna. É un tipo preciso, prende una ad una le affermazioni della vicesindaco e le smonta, facendo leva solo sulla logica spietata dei fatti. Anche questo testo viene pubblicato sulla versione on line di Vita Nuova con il titolo “Ora vi spiego perché la vicesindaco dice cose inesatte”. Come è possibile che i genitori siano stati informati se l’avviso che li informava è stato affisso “dopo” la diffida? Perché è stata convocata un’assemblea per l’11 marzo, con la presenza della Laby, promotrice del gioco ed estranea alla scuola, per informare i genitori “dopo” che il progetto è già entrato nella scuola? Attività alternative: la scuola non ne ha mai indicato. Se il progetto non è presente nel Pof perché deciso in seguito – continua il buon signor Amedeo – ciò non esenta da chiedere l’approvazione dei genitori, anzi ne rafforza l’esigenza. Ed altre “pignolerie” di questo genere. Tutti i fatti che la vicesindaco aveva citato come esempio di trasparenza sono stati messi in atto “dopo” la diffida e non prima. Anche la cronologia ha i suoi diritti. E poi: perché il Comune non mette a disposizione il testo completo del progetto, che non si trova da nessuna parte? Altro che informazione ai genitori! 

C’è però anche un altro punto, più di contenuto che di procedura, che merita di essere ricordato, in questa vicenda accaduta nelle “periferie” d’Italia, all’estremità orientale della Penisola. La signora vicesindaco, nel suo comunicato, afferma che «Il Gioco del rispetto non affronta né i temi della sessualità, né quelli dell’affettività». Però il signor Amedeo Rossetti, nel testo del progetto che circolava a scuola, ha potuto leggere: «… L’insegnante a questo punto fa notare che le sensazioni e le percezioni che (n.d.a.: i bambini) hanno provato sono uguali per i corpi dei maschi e per i corpi delle femmine. I corpi funzionano nello stesso modo. Per rinforzare questa percezione i bambini/e possono esplorare i corpi dei loro compagni/e (utilizzare uno stetoscopio, se si riesce a reperirlo), ascoltare il battito del cuore a vicenda, respirare per riempire i polmoni e poi svuotarli facendo porre la mano sul torace, ecc. Ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale. É importante confermare loro che maschi e femmine sono effettivamente diversi in questo aspetto, e nominare senza timore i genitali maschili e femminili ma che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con gli altri/e». Come la mettiamo?