a cura di Benedetta Frigerio
  • MESSICO

Uccisi nello Sud America più pericoloso per i sacerdoti

Messico. Due giovani sacerdoti, don Ivan Jaimes e don Germain Muniz Garcia, sono stati uccisi il 5 febbraio nello Stato di Guerrero. Ritornavano insieme ad altre quattro persone da un paesino, Juliantla, dove avevano partecipato alla festa della Vergine della Candelora, quando la macchina su cui viaggiavano è stata costretta a fermarsi perché un automezzo bloccava la strada. Uomini armati non identificati hanno quindi aperto il fuoco uccidendoli entrambi e ferendo tre degli altri viaggiatori.

Sale così a 20 il numero dei sacerdoti  assassinati negli ultimi cinque anni, cinque dei quali nello stato di Guerrero. Dal 1990 a oggi i sacerdoti e i religiosi uccisi sono almeno 50, tra cui il cardinale Juan Jesus Posadas Ocampo, arcivescovo di Guadalajara, vittima di un agguato nel 1993. Secondo il Centro cattolico multimediale, un centro di ricerca locale, il Messico è il paese latinoamericano più pericoloso per i sacerdoti, più della Colombia, del Brasile e del Venezuela. Pagano con la vita il loro impegno in difesa degli emigranti e nella lotta contro la corruzione.

Il portavoce della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, Benito Cuenca, nel condannare l’attacco ha raccomandato ai sacerdoti e ai religiosi di prendere tutte le precauzioni necessarie allorché la loro attività pastorale li mette in pericolo. Il vescovo della diocesi, Monsignor Salvador Rangel Mendoza, ha rivolto un forte appello alle autorità del paese, a tutti i livelli, affinché assicurino la pace in Messico. Nel 2017 gli omicidi sono stati più di 23.000, una media di 60 al giorno.