a cura di Anna Bono
  • Malta

Un gruppo di emigranti in attesa dal 9 gennaio di essere ricollocati ha iniziato uno sciopero della fame

Dal 22 dicembre al 9 gennaio due navi di organizzazioni non governative, la Sea Watch e la Sea Eye, sono rimaste in attesa nel Mediterraneo di poter sbarcare 49 emigranti illegali. Il 9 gennaio Malta, benché l’operazione di soccorso fosse stata fatta al largo delle coste libiche, aveva autorizzato lo sbarco. La Commissione europea, ammesso che Malta non aveva responsabilità giuridiche, ha proposto la ridistribuzione degli emigranti tra gli stati europei e otto paesi hanno accettato. Trascorsi oltre due mesi, la maggior parte degli emigranti tuttavia si trovano ancora a Malta, ospiti del centro di detenzione per richiedenti asilo di Marsa. Lo rivela Mediterranea Saving Humans, una piattaforma di associazioni italiane, annunciando che dal 5 marzo molti di loro hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro lo stato di detenzione a loro dire illegale a cui sono sottoposti. “Apprendiamo dai racconti di chi si trova a Marsa – afferma Mediterranea – che le delegazioni di Francia e Germania hanno escluso diverse persone dalla possibilità di essere trasferite in questi paesi, sulla base di motivazioni oscure e senza che il rifiuto venisse comunicato per iscritto, rendendo così impossibile agire per vie legali contro tale decisione. Altri invece non hanno avuto alcuna notizia in merito al loro trasferimento e non hanno avuto accesso nemmeno alla prima fase di questo meccanismo informale costituita da un’intervista condotta da funzionari degli stati di destinazione”. Secondo Mediterranea la detenzione nel centro di Marsa è arbitraria e gli emigranti illegali hanno tutto il diritto di raggiungere l’Europa e iniziare lì una nuova vita.