a cura di Benedetta Frigerio
  • Indonesia

Una donna cristiana è stata accusata di blasfemia

Una donna cristiana accusata di blasfemia rischia una condanna fino a cinque anni di carcere benché sia disabile mentale. Succede in Indonesia, nella reggenza di Bogor, nel West Java. Il 2 luglio scorso la donna, di cui non è stato rivelato il nome e che viene indicata con le iniziali S.M., è entrata in una moschea di Sentul City per cercare suo marito che secondo lei stava per sposare una seconda moglie, cosa che lei voleva impedire. Lo ha fatto senza togliersi le scarpe e portando con sé un cagnolino, due azioni blasfeme per l’Islam che impone di entrare in moschea scalzi e considera i cani impuri. Quando un uomo ha provato a farla uscire, la donna ha cercato di scattare delle fotografie con il suo cellulare. Ne è nata una lite. Nel frattempo altre persone hanno cacciato il cane dalla moschea. Tutta la scena è stata filmata da qualcuno dei presenti. I familiari della donna hanno presentato alla polizia i certificati di due ospedali che confermano la sua disabilità mentale. In un comunicato ufficiale, riferisce l’agenzia di stampa AsiaNews, “il Consiglio degli ulema indonesiani (Mui) – massimo organo amministrativo islamico in Indonesia – ha chiarito che le azioni di S.M. sono da considerarsi blasfeme ‘solo se commesse da una persona sana di mente’. Tuttavia la polizia locale ha fatto sapere che “anche se la sospetta è affetta da una patologia, i procedimenti giudiziari continueranno fino a quando il tribunale deciderà se l’accusa debba essere ritirata”. Sull’episodio è intervenuto anche il vicepresidente degli ulema indonesiani, Yunahar Ilyas: “Nell'islam – ha spiegato – tenere un cane come animale domestico è permesso per scopi di sicurezza e di caccia, a patto che il proprietario sia in grado di tenere pulita la propria casa. Le azioni di S.M. – ha aggiunto – potrebbero innescare un conflitto tra musulmani e cattolici. Siamo certi che i cattolici con la mente a posto non penserebbero nemmeno di commettere deliberatamente un atto così offensivo”.