a cura di Anna Bono
  • Siria

Usa e Gran Bretagna hanno sospeso gli aiuti umanitari ai siriani di Idlib

 

Stati Uniti e Gran Bretagna hanno improvvisamente interrotto gli aiuti alla Siria introdotti nel paese tramite Bab al-Hawa, il principale posto di frontiera tra Turchia e Siria. Il blocco mette a rischio gli aiuti destinati alle centinaia di migliaia di siriani di Iblib in difficoltà. Stati Uniti e Gran Bretagna sono infatti i maggiori erogatori di aiuti umanitari alla Siria, seguiti da Germania e Unione Europea. L’ordine Usa è stato comunicato il 26 settembre alle agenzie umanitarie dall’Usaid. Poco dopo la stessa disposizione è stata emanata dalla Gran Bretagna tramite il Dfid, il dipartimento  britannico per gli aiuti. Usaid e Dfid hanno spiegato che la decisione è stata presa per evitare che dei gruppi terroristici approfittino del transito degli aiuti per imporre dazio ai mezzi che li trasportano e ricavarne introiti finanziari. Usaid e Dfid si riferiscono in particolare al Tahrir al-Sham, un gruppo su cui le Nazioni Unite (e quindi tutti gli stati membri) hanno imposto sanzioni e che controlla gran parte di Idlib, incluso il posto di frontiera di Bab al-Hawa. Quello dei gruppi armati che impongono dazi per consentire il transito di convogli umanitari nei territori che controllano è un problema ricorrente per le organizzazioni umanitarie e per chi le finanzia. Rifiutare di pagare significa rinunciare a recapitare aiuti essenziali e mettere in pericolo la vita delle popolazioni che ne dipendono. Pagare i dati significa contribuire al finanziamento dei gruppi armati e quindi al prolungamento dei conflitti che minacciano le popolazioni bisognose di assistenza. È stato calcolato che nel 2015-16 i dazi alla frontiera di Bab al-Hawa rendevano almeno 3,6 milioni di dollari al mese.