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Vatileaks, indagati anche i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi

Vatileaks 2, l'indagine si allarga: anche i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi sono indagati per le vicende legate ai libri Via Crucis e Avarizia. Sono sospettati di concorso nel reato di divulgazione di notizie e documenti riservati. E nel frattempo alcune porpore devono difendersi dall'assalto delle Iene.

Gendarmeria vaticana

Ieri sera è arrivata la conferma del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, P. Federico Lombardi: i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi sono indagati per le note vicende legate ai due libri appena pubblicati, Via Crucis e Avarizia.

Si tratta dei due testi redatti grazie al cosiddetto Vatileaks 2, ossia al trafugamento di documenti riservati della Santa Sede. I soggetti che si sono prestati a questo commercio, oltre che con il Settimo Comandamento (e lì se la vedranno eventualmente con un confessore), hanno problemi anche con la legge, come ha ricordato Papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa. “Vorrei dirvi anzitutto”, disse rivolto ai fedeli in piazza S. Pietro, “che rubare quei documenti è un reato.”

Ora però anche i due giornalisti che hanno ricevuto questi documenti, fuoriusciti dalla vecchia commissione per la riforma delle finanze vaticane, dovranno rispondere di loro eventuali responsabilità. “La Gendarmeria vaticana”, ha dichiarato P. Lombardi, “nella sua qualità di polizia giudiziaria, aveva segnalato alla Magistratura vaticana l’attività svolta dai due giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, a titolo di possibile concorso nel reato di divulgazione di notizie e documenti riservati previsto dalla Legge n. IX SCV,  del 13 luglio 2013 (art 116 bis c.p.). Nell’attività istruttoria avviata, la Magistratura ha acquisito elementi di evidenza del fatto del concorso in reato da parte dei due giornalisti, che a questo titolo sono ora indagati”.

Emiliano Fittipaldi si dice “tranquillo” e richiama il Vangelo. “Gesù Cristo dice che la verità ci rende liberi e ora arriva una reazione tanto forte”, ha dichiarato all’agenzia Adnkrons, ma forse si confonde un po’ sulla libertà evangelica. Che, nel caso, non è quella di utilizzare documenti trafugati per costruire libri. Comunque trova subito la solidarietà del deputato Pd Michele Anzaldi che si premura di ricordare che “la libertà di stampa va tutelata sempre e comunque. Leggere che i giornalisti Fittipaldi e Nuzzi sarebbero indagati dalle autorità vaticane, quindi da uno Stato estero, per aver pubblicato documenti che qualcuno ha voluto far uscire dal Vaticano lascia molto perplessi. Chiederò ai colleghi della Commissione giustizia della Camera di analizzare il caso.”

Da parte sua P. Federico Lombardi ha aggiunto che “sono all’esame degli inquirenti anche alcune altre posizioni di persone che per ragioni di ufficio potrebbero aver cooperato all’acquisizione dei documenti riservati in questione.” Quindi, l’indagine su Vatileaks 2 sembra allargarsi ulteriormente. Ieri l’altro, inoltre, si era anche negato che l’indagine potesse riguardare alcuni cardinali come avevano fatto supporre alcune fonti stampa.

Nel frattempo alcune porpore hanno dovuto smarcarsi dalla consueta incursione delle Iene che in una recente trasmissione televisiva si sono prodigate a chiedere conto delle abitazioni “lussuose” in cui gli stessi cardinali si trovano ad abitare. La Iena Gaetano Pecoraro, con il consueto stile, rincorre un po’ di prelati per strada, tra cui Coccopalmerio, Fisichella e Burke, chiedendo conto delle loro abitazioni, intervallando con il tormentone di una discorso di Papa Francesco contro “le suore che vanno in una macchina ultimo modello”. Nuzzi, intervenuto alla trasmissione, consigliava ai cardinali di trasferirsi tutti a Santa Marta per liberare risorse. La tesi delle Iene è molto semplice e di sicura efficacia comunicativa: cardinali immersi nel lusso, contro un Papa che predica la povertà. In fondo il desiderio non confessato delle Iene è quello di una chiesa un po’ stracciona, più che povera, spoglia. Diluita in dosi omeopatiche.

Nei confronti di tutti quelli che vorrebbero una chiesa in miseria il cardinale Biffi diceva di fare attenzione, perché “soltanto ai ricchi è consentito di non pensare quasi mai ai soldi, ai poveri non è dato il lusso di non preoccuparsene”. Mentre ci sono quelli che pensano ai soldi degli altri, in questo caso quelli della Chiesa, innanzitutto per gonfiare il proprio portafoglio.