• ABUSI SESSUALI

Vescovi cileni, il Papa prepara la punizione

La tre giorni in Vaticano di tutti i vescovi cileni con il Papa, si è conclusa con la promessa di sanzioni pesanti da parte del Papa per lo scandalo degli abusi sessuali. Che però - secondo indiscrezioni - risparmierebbero i due cardinali accusati di aver male informato il Papa sulla reale colpevolezza del vescovo Barros e di altri tre.

Il Papa con i vescovi cileni

Ieri sera alle 18.40, come ha puntualmente ricordato il direttore della Sala stampa vaticana Greg Burke, si è conclusa la serie di incontri che Papa Francesco ha avuto in questi giorni con 31 vescovi cileni in carica e altre 3 emeriti. La convocazione in Vaticano dal 15 al 17 maggio si era resa necessaria per fare luce sulla piaga degli abusi sessuali che ha devastato la Chiesa cilena negli ultimi decenni.

La lettera che il Papa ha lasciato ai vescovi a conclusione di queste giornate per ora non taglia teste, ma lascia intendere che qualcosa accadrà. «Vi ringrazio», scrive Francesco ai presuli cileni, «per la vostra piena disponibilità, e per quella che ciascuno ha manifestato nel voler aderire e collaborare in tutti i cambiamenti e risoluzioni che dovremmo portare a compimento nel breve, medio e lungo termine, necessari per ristabilire la giustizia e la comunione ecclesiale».

Il caso cileno era scoppiato definitivamente quando, nel gennaio scorso, il Papa durante il viaggio apostolico nel paese sudamericano, aveva difeso apertamente il vescovo di Osorno, Juan Barros, che, invece, veniva da tempo accusato quantomeno di aver coperto le malefatte di padre Fernando Karadima, un sacerdote già condannato per abusi nel 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, al tempo di Benedetto XVI.  Barros e altri tre vescovi sono stati accusati dalla vittime come partecipi (in vario modo) di queste nefandezze, ma Francesco in Cile difese il vescovo di Osorno e fece capire che non bisognava dare troppo retta ad accuse non sempre chiare. Questa posizione di Papa Bergoglio ha scatenato la dura reazione delle vittime, culminata anche con una presa di distanza dal Papa del cardinale di Boston Sean O’Malley, che è presidente della commissione della Santa Sede contro gli abusi.

Poi qualcuno deve aver dato altre informazioni al Papa e così il Santo Padre ha nominato un suo inviato in Cile, monsignor Charles Scicluna, per vederci chiaro. Nel febbraio scorso grazie a un poderoso dossier di oltre 2.000 pagine, l’inviato papale ha rovesciato le carte in tavola e Francesco ha cambiato opinione rispetto a quanto dichiarato durante il viaggio apostolico. Finché nei giorni 27, 28 e 29 aprile ha incontrato a Santa Marta tre vittime del prete cileno Fernando Karadima, chiedendo perdono e arrivando a dire che anche lui è «stato parte del problema».

È chiaro che qualcuno deve aver male informato il pontefice e i nomi che sono circolati in questi giorni sono quelli del cardinale Javier Errázuriz, 84 anni, già arcivescovo di Santiago e oggi nel ristretto gruppo di 9 cardinali che lavorano a stretto contatto con il Papa; del cardinale Ricardo Ezzati, attuale arcivescovo di Santiago; e del nunzio Ivo Scapolo. Secondo alcune indiscrezioni i due porporati non subiranno conseguenze da questa brutta storia, mentre è assai probabile che il nunzio perderà il posto. Peraltro, proprio ieri è stata pubblicata dalla stampa internazionale una lettera riservata che il cardinale Errázuriz ha inviato ai vescovi cileni lo scorso 10 maggio dove dichiara «di non aver mai coperto nessuno nella sua vita».

Ieri pomeriggio monsignor Jordi Bertomeu, assistente della Congregazione per la Dottrina della Fede che ha accompagnato monsignor Charles Scicluna nella sua missione, ha dichiarato che la convocazione dei vescovi cileni in Vaticano farà «storia» e che «si attendono misure concrete a breve scadenza. Il Papa è un uomo di parola e se lo ha detto vuol dire che lo farà». È verosimile che queste misure riguarderanno la rimozione dei vescovi accusati a vario titolo di aver partecipato agli abusi del Karadima: oltre a Barros, i vescovi Tomislav Koljatic, Horacio Valenzuela e Andrés Arteaga, e quindi il sollevamento dall’incarico del nunzio monsignor Ivo Scapolo. Mentre è assai probabile che i due cardinali finiti sotto l’occhio del ciclone per aver male informato il Papa se la cavino senza alcuna sanzione particolare.

Per ora i vescovi tornano tutti in Cile dopo una tre giorni di ritiro con il Papa; si attendono, per usare le parole di Francesco, «cambiamenti e risoluzioni che dovremmo portare a compimento nel breve, medio e lungo termine».