a cura di Francesco Boezi
  • PECHINO

Vescovo cinese arrestato

Un vescovo cinese è stato sequestrato dalle forze dell’ordine. Questa, in sintesi, è la sconvolgente notizia riportata da Asia News. Il fatto, com’è ovvio che sia, sta facendo discutere anche in funzione del recente accordo stipulato tra Santa Sede e Repubblica popolare sulla nomina dei vescovi e sulla istituzione della nuove diocesi. Del resto, qualcuno aveva sottolineato le difficoltà cui sarebbe andata incontro la cosiddetta resistenza.

Mons. Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, questo il nome del consacrato interessato dal provvedimento, non potrà recarsi all’interno della sua diocesi per una quindicina di giorni. Vale la pena sottolineare che Shao è riconosciuto dal Vaticano come vescovo, ma non dall’esecutivo del ‘dragone’, che ha optato per applicare un trattamento cui il monsignore, purtroppo, non è estraneo. Questa sarebbe la quinta volta che la polizia allontana il monsignore da Wenzhou.

L’ecclesiastico fa parte della “Chiesa sotterranea”. Ma cosa viene richiesto a mons. Shao? Un atto di sottomissione nei confronti del potere e dell’ideologia comunista. La richiesta, per farla breve, è questa. Possiamo quindi iniziare a immaginare quale sia la linea della Repubblica popolare dopo la stesura del patto con Roma: innalzamento del livello di “controllo”, per usare un eufemismo, nei confronti di quei consacrati che continuano a predicare la non compatibilità tra istanze marxiste e Vangelo. Quelli, insomma, che non vogliono arrendersi a una sovrapposizione dello Stato alla religione.