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Virus Zika, l'ONU getta la maschera

L'allarme per il contagio è abbondantemente sovrastimato, ma intanto l'Alto Commissario per i Diritti Umani chiede che i governi latinoamericani tolgano il divieto di aborto per evitare la nascita di bambini microcefali. E altre agenzie ONU si accodano. È una strategia ormai consolidata: lanciare un allarme, creare uno stato di paura, che poi giustifica l'imposizione di misure drastiche. In questa Giornata della Vita è un fattoche ci ricorda quanto l'aborto sia la vera emergenza sanitaria mondiale.

Zika e aborto

Lo avevamo intuito subito (clicca qui), poi lo abbiamo documentato (clicca qui e qui); ora le dichiarazioni provenienti da diverse agenzie ONU svelano chiaramente la truffa, anzi l’associazione a delinquere: l’allarme per il virus Zika è solo un grimaldello per scardinare le legislazioni sudamericane che ancora vietano o limitano l’aborto. Venerdì 5 febbraio ci ha pensato infatti il presidente dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, il principe giordano Zeid Raad Al Hussein, a chiedere che i paesi dell’America Latina cambino le loro leggi per liberalizzare contraccezione e aborto, al fine di prevenire malformazioni per i feti di donne incinte colpite dal virus trasmesso dalla zanzara. Il fatto è – come abbiamo documentato – che il nesso di causalità tra il virus e microcefalie dei feti è tutto da dimostrare e comunque, numeri alla mano, Zika sarebbe un fattore di rischio inferiore rispetto a tanti altri per cui non c’è alcun allarme. 

Tutta la questione resta però incomprensibile se non si ricorda che è da diversi decenni che i paesi dell’America Latina sono nel mirino delle agenzie ONU che in vari modi tentano di imporre il controllo delle nascite e anche il cambiamento delle legislazioni restrittive in fatto di aborto. L’ultima trovata è l’allarme virus, peraltro secondo uno schema ormai collaudato in ambito ONU anche per altre materie: si prende spunto da qualche fatto reale per lanciare un allarme, che si allarga fino a creare uno stato di paura; questo giustifica l’invocazione di misure urgenti e drastiche che ovviamente alcune agenzie ONU sono già pronte a garantire; in questo modo si riesce a imporre provvedimenti che altrimenti non avrebbero mai ottenuto il consenso, soprattutto in tempi brevi.

In questo caso si è cominciato improvvisamente a lanciare l’allarme sul virus Zika che agli adulti provoca sintomi assolutamente trascurabili ma che invece, guarda caso, sarebbe molto dannoso per i feti. Prove? Nessuna. Si fa riferimento a un aumento di casi di microcefalia in un’area del Brasile dove è più diffuso il virus, ma i numeri non trovano riscontro e men che meno il nesso di causalità.

Nel frattempo però il 1° febbraio l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara Zika un’emergenza sanitaria mondiale e, sempre guarda caso, interviene a ruota l’International Planned Parenthood Federation (IPPF, multinazionale dell’aborto e della contraccezione, partner di diverse agenzie dell’ONU) che chiede ai governi latinoamericani di revocare il divieto di aborto che, nella maggioranza dei paesi, è ammesso solo in caso di stupro e rischio di vita per la madre, e di diffondere ampiamente i contraccettivi soprattutto nelle zone più povere.

Contemporaneamente in Brasile, epicentro dell’epidemia, ANIS, un istituto femminista di ricerca bio-etica, ha annunciato un immediato ricorso alla Corte Suprema per garantire la massima diffusione dei contraccettivi, l’accesso a test diagnostici precoci e la possibilità di aborto in caso di microcefalia. Mossa non certo casuale: nel 2012 un analogo ricorso dell’ANIS spinse la Corte Suprema a legalizzare l’aborto in caso di feti affetti da anancefalia, una condizione per cui al feto manca una parte importante del cervello. La giustificazione fu l’incompatibilità con la vita per bambini anancefali. Condizione che non vale per la microcefalia, ma una campagna allarmistica ben organizzata può dare quella spinta che può risultare decisiva.

Così eccoci al 5 febbraio con l’intervento dell’Alto Commissario per i Diritti Umani: «Le leggi e le politiche che restringono l’accesso delle donne a questi servizi (contraccezione e aborto, ndr) devono essere urgentemente riviste per rispettare i diritti umani in modo da assicurare concretamente il diritto alla salute per tutti». Praticamente le stesse parole vengono pronunciate da un portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra: «L’Oms – afferma in una dichiarazione all’agenzia Adnkronos – enfatizza l’importanza del diritto alla salute. Privare le donne dell’accesso a un’assistenza alla salute sessuale e riproduttiva e ai servizi sanitari è una violazione dei diritti umani». Appello analogo lanciato anche dal Fondo ONU per la Popolazione (UNFPA), non sorprendentemente, visto che questa è l’agenzia maggiormente impegnata nelle campagne di controllo delle nascite e nella diffusione di contraccettivi e aborto. Si aspettano ovviamente altri interventi da parte di altre agenzie ONU, perché tutte queste lavorano già da anni in modo coordinato per promuovere l’aborto.

A questo punto si registra anche una reazione della Chiesa brasiliana che ha invitato con forza a sradicare il virus piuttosto che le persone eventualmente infettate. «La malattia non può costituire una giustificazione per promuovere l’aborto», dice una dichiarazione della Conferenza episcopale. Anche il cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, che fa parte della Commissione dei 9 cardinali ed è reputato tra i più vicini a papa Francesco, si è espresso con parole forti contestando che si possa parlare di aborto “terapeutico”. «L’aborto terapeutico non esiste – ha detto Maradiaga -. Terapeutico vuol dire curare e l’aborto non cura nulla, semplicemente elimina le vite degli innocenti».

Se i governi sudamericani riusciranno a respingere questo nuovo assalto alla vita è tutto da vedere, ma è certo che questo fatto ci ricorda che la vera emergenza sanitaria mondiale si chiama aborto: sono almeno 50 milioni le vittime ogni anno, un massacro che non ha eguali nella storia e che viene fatto passare come conquista civile. Ed è anche significativo che questo ci venga ricordato proprio oggi, nel giorno in cui la Chiesa italiana celebra la Giornata per la Vita, istituita dalla Conferenza episcopale italiana dopo l’introduzione della Legge 194 nel 1978. È significativo perché con il passare degli anni, tale ricorrenza ha perso sempre più forza, è subentrata una certa abitudine al male e anche nei messaggi che la CEI pubblica per l’occasione, il tema della vita assume significati sempre più ampi diluendo il ricordo della Legge 194. Uno sguardo a ciò che avviene nel mondo, oltre ai più di 100mila aborti praticati in Italia ogni anno, dovrebbe invece suggerire il contrario. La battaglia per la famiglia e per la vita sono del resto strettamente correlate.

P.S. A proposito di famiglia, nel messaggio CEI per la Giornata della Vita (La Misericordia fa fiorire la vita), a un certo punto si parla di famiglia e la si definisce come «costituita da un uomo e una donna con un legame stabile». Vuol dire che la Chiesa italiana ha già eliminato il matrimonio come fondamento della famiglia? A questo punto sono maggiormente comprensibili certe posizioni sul ddl Cirinnà.