• INTERVISTA A D. NGUYEN (integrale)

    «Organi e trapianti, quanti dubbi sul momento della morte»

    "Morte cerebrale" e "morte a cuore fermo": sono i due paradigmi con cui si stabilisce ufficialmente la morte di un paziente, vittima di incidente o con grave disabilità, per poter procedere all'espianto degli organi. Ma questa dichiarazione spesso «non corrisponde alla morte biologica», sono due concetti introdotti per facilitare i trapianti, denuncia la teologa e bioeticista Doyen Nguyen, che si batte per riaprire il dibattito su questo tema delicato.

    • EUTANASIA DI STATO

    Ecco perché il governo Macron vuole Vincent morto

    Prima delle europee il presidente francese aveva detto di non poter interferire con la decisione di interrompere le cure a Vincent Lambert, mentre dopo le elezioni il suo governo ha presentato ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di far riprendere alimentazione e idratazione. Carnevalata elettorale a parte (gli servivano i voti dei cattolici), perché tanta fretta di sbarazzarsi di un disabile? Per una serie di precisi motivi.

    • DENTRO IL DRAMMA

    Noa e quella richiesta di aiuto che nessuno ha colto

    Dichiarando di voler morire, Noa stava in realtà chiedendo una ragione per continuare a vivere, ma per quanto ne sappiamo nessuno è stato capace di offrirgliela. La nostra società ha individui esperti in ogni settore professionale, ma non ha più persone affettivamente adulte, cioè in grado di “sopportare” la dipendenza dei più giovani, facendosi carico delle loro angosce.

    • DIRITTO ALLA VITA

    Usa, basta fondi pubblici alla ricerca che usa i feti

    L’amministrazione Tump ha chiuso il rubinetto dei fondi pubblici agli enti che praticano la ricerca usando tessuti prelevati da feti abortiti. Si tratta di una decisione presa dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (Hhs), equivalente del Ministero della Sanità. Un piccolo passo, ma con un grande significato.

    • IL NOSTRO FINE

    Noa e noi. Solo in Cristo la sofferenza acquista senso

    Una ragazza di 17 anni si lascia morire perché oppressa dalla sofferenza, ma cosa sta dietro a una scelta simile? Non siamo fatti per la sofferenza, eppure essa è fisiologica, non patologica. Se liberamente accettata e offerta, rende l'uomo simile a Cristo, acquistando valore redentivo. Una società materialista non la comprende: per vivere nonostante la sofferenza, infatti, serve un fine. Che trascende l'uomo.

    • SUICIDIO ASSISTITO

    Il caso Noa ci dice che abbiamo tollerato troppo

    Se ci sforziamo di non nascondere la realtà, la morte di Noa è l’ulteriore tassello che prefigura questo torbido futuro: il male democraticamente celebrato, contemplato per legge, pianificato, come si pianifica la soddisfazione di un diritto.
    - LA SOFFERENZA CHIEDE UN SENSO, di Roberto Marchesini

    • AVEVA 91 ANNI

    A Dio Sgreccia, padre della bioetica cristiana

    Convinto assertore della necessità dell'incontro tra etica e scienza, il cardinale Elio Sgreccia, morto ieri a 91 anni, ha dedicato la sua vita a difendere l'idea dell'oggettività dell'essere umano. Teologo e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, è stato una colonna della bioetica cristiana nell'ambito del rapporto con il diritto: aborto, eutanasia, fecondazione assistita, sperimentazione sull'uomo, biotecnologie. Il suo ultimo appello per Charlie Gard. 

    • CULTURA DI MORTE

    Noa, la ragazza suicida a cui bisognava ridare la speranza

    Al di là delle modalità concrete che hanno permesso a Noa Pothoven di morire, va detto che alla 17enne olandese doveva essere innanzitutto impedito di realizzare il proposito suicida, anche con l'intervento coattivo per mantenerla in vita. Il problema è la cultura di morte, fondata sull'autodeterminazione, che è sorella delle stesse violenze sessuali poiché poggia su un'idea di libertà senza limiti. Mentre per Noa serviva il balsamo indicato dal Papa: che ci si prendesse cura di lei, ridandole speranza.

    - EUTANASIA, OLANDA ALL'ATTO FINALE: I SANI VERRANNO UCCISI, di Willem J. Eijk

    - L'ANNO SCORSO 6.126 LE MORTI INDOTTE NEI PAESI BASSI, di Giuliano Guzzo

    - DAL BELGIO AL CANADA, COME SI PRECIPITA VERSO IL BARATRO, di Ermes Dovico

    • DERIVA DIABOLICA

    Sarco, la macchina-bara che uccide "in pochi minuti"

    Esposta a Venezia a una mostra di design, "Sarco" (sarcofago) è una specie di capsula ideata da un'organizzazione pro eutanasia. «Abbiamo un pulsante "Muori" e anche un pulsante "Stop"», dice il designer. Insomma, una "sicura" ghigliottina 2.0, attivabile con un codice anche da disabili. Il suicidio diviene così un gesto estetico, secondo una precisa strategia luciferina.

    • L'INTERVISTA A ROCCHI

    Eutanasia d'obbligo, ecco il futuro che ci preparano

    «Ciò che ci differenzia dalla Francia è che oltralpe si muore per decisione diretta dei medici. E' quello che ci attende con l'intimazione della Corte Costituzionale per una norma che stabilisca che il medico possa uccidere direttamente». La Nuova BQ intervista il giudice Rocchi, autore di Licenza di uccidere. La legalizzazione dell'eutanasia in Italia (ESD). Che fare? «L'unica strada è modificare la Costituzione e spazzare via le cattive sentenze». 

    • ARGENTINA

    Aborto, medico condenado. Asì se altera la ley

    Tras la condena de la doctor Lastra, que no ha dado curso a un pedido de aborto salvando dos vidas. Los 4 puntos críticos de un dramatico veredicto destinado a hacer escuela en Argentina: una violación no verificada, una organización abortista clandestina que no es perseguida, un fiscal que aplica algunas leyes olvidando la Constitución y un juez que transforma los delitos en derechos.

    • ARGENTINA

    Aborto, medico condannato: così si stravolge la legge

    Dietro la condanna del dottor Lastra, che non ha dato corso ad una richiesta di aborto salvando due vite. I 4 punti critici di una sentenza destinata a fare scuola in Argentina: uno stupro non accertato, un'organizzazione abortista clandestina che non viene perseguita, un procuratore che applica alcune leggi dimenticando la Costituzione e un giudice che trasforma i delitti in diritti. 
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