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05-04-2017 Medjugorie delegato papale nel segno di Wojtyla di Andrea Zambrano
Il delegato pontificio Hoser a Medjugorie

Parole e gesti che hanno un messaggio ben preciso. L’immagine più significativa è quella del delegato pontificio Henryk Hoser sulla cima del Podbrdo con in mano il bastone del pellegrino acquistato in un negozio di souvenir. Come un pellegrino “qualunque” tra i milioni che tutti gli anni salgono sulle pendici del monte delle apparizioni di Medjugorie sgranando la corona del Rosario. Ma quel pellegrino non è un pellegrino qualunque. Henryk Hoser è l’arcivescovo polacco inviato da Papa Francesco per seguire la pastorale nel paesino della Bosnia-Erzegovina dove dal 1981 secondo la testimonianza di sei veggenti la Madonna appare con il titolo di Regina della pace.

Quella di sabato 1 aprile è stata la prima visita ufficiale all’interno della missione dell’arcivescovo di “Praga” quartiere di Varsavia della cui diocesi è titolare. Una missione iniziata con i timori e i sospetti che si trattasse di una sorta di “commissariamento” della parrocchia dell'Erzegovina ad opera di Papa Francesco che, secondo una vulgata alimentata da alcune sue parole sulla “Madonna che non è un postino” lo dipingevano come contrario all’esperienza mistica che avviene a Medjugorie. Ma a giudicare dalle parole e dai gesti di Hoser, l’impressione che se ne può trarre è quella di un incoraggiante “buona la prima”. Non si è entrati nel merito dei messaggi della Gospa, né se ne è fatto cenno alcuno nel corso della messa, ma l’omelia dell’Arcivescovo pronunciata in una chiesa parrocchiale di San Giacomo stracolma non lascia spazio a dubbi: Hoser è un pastore mariano e a Medjugorie ha rivolto parole di apprezzamento per l’instancabile opera di riconciliazione con Dio che avviene per mezzo delle confessioni cui si accostano migliaia di pellegrini tutti i giorni.

Parole che non possono non ricordare l’approccio che ebbe nei confronti della località dell'Erzegovina San Giovanni Paolo II Papa il quale definì Medjugorie il confessionale del mondo e che confidò che se non fosse stato papa sarebbe andato a confessare proprio ai piedi del Podbrdo. Si prosegue dunque con un punto fermo: la confessione, come frutto principale di un’esperienza mistica su cui la Chiesa non si è ancora pronunciata, ma che con le parole del delegato pontificio ha conosciuto un importante punto di non ritorno. A Medjugorie la misericordia di Dio si fa concreta con uno straordinario fiorire di conversioni e confessioni.

Infatti nella chiesa stracolma Hoser, che ha parlato in francese, nel corso dell’omelia lo ha ribadito più volte partendo dalla sua esperienza in Rwanda, dove le apparizioni sono state riconosciute, in un parallelo che non può essere casuale: “Il miracolo più grande di Medjugorje sono le confessioni, il sacramento della riconciliazione, del perdono e della Misericordia. Questo è il sacramento della risurrezione. Io ringrazio tutti i sacerdoti che vengono a confessare qui, anche oggi ci sono qui cinquanta sacerdoti a confessare e sono nel servizio del Popolo di Dio”.

Le parole del prelato sono state pubblicate dal giornalista Paolo Brosio sul suo sito e sul profilo Facebook facendo in poche ore il pieno di clic. Secondo Hoser la venerazione per la Madonna a Medjugorie “è così intensa qui ed è talmente importante per il mondo intero, richiamo per la Pace perché le forze distruttive oggi sono immense. Crescono continuamente gli scontri nelle famiglie, nelle società, nei paesi; abbiamo bisogno dell’intervento del Cielo e la presenza della Beata Vergine Maria è uno di questi interventi, dell’iniziativa di Dio. Perciò voglio incoraggiarvi, esortarvi come inviato speciale del Santo Padre”.

Dopo queste parole Hoser è stato interrotto dagli applausi dei fedeli. Poi ha fatto seguito un invito a diffondere “in tutto il mondo la Pace tramite la Conversione del Cuore” perché avendo “lavorato tanti anni nei paesi occidentali, in Belgio e in Francia, posso dire che la confessione è sparita, la confessione personale non esiste più, soltanto qualche caso raro. Il mondo si secca, i cuori si seccano, il male si moltiplica, i conflitti si moltiplicano. Cerchiamo di essere apostoli della buona novella della conversione e della pace nel mondo”.

Un invito formalizzato anche daI riconoscimento del buon lavoro svolto dai Francescani che reggono la parrocchia di San Giacomo: “I Francescani mi hanno detto che qui vengono le persone di circa ottanta paesi del mondo, significa che questo invito si è diffuso fino ai confini del mondo come ha detto Cristo quando ha mandato i suoi apostoli: “Andate fino ai confini della terra””.