• LA MORTE DELLO PSICOLOGO

A Dio Gobbi, coraggioso testimone dei nostri giorni

La morte a 83 di Gilberto Gobbi, psicologo e sessuologo cattolico. Un testimone dei nostri tempi che ha affrontato i temi caldi del dibattito culturale: la convivenza, il gender, l’omosessualità, la pornografia, la masturbazione. Proprio il suo coraggio lo ha portato ad affrontare un procedimento disciplinare davanti all’Ordine degli Psicologi per affermazioni «scomode» sul gender. 

Il coronavirus sta mietendo molte vittime. Tutte sono importanti e meritano di essere ricordate: ogni morte, nelle condizioni che conosciamo, è una tragedia che causa smarrimento e dolore. Ogni morte, tuttavia, è diversa dalle altre. Quella che ha colpito me e, sono certo, tutto il mondo della cultura cattolica e della psicologia cattolica è la morte del collega Gilberto Gobbi, di Verona.

Classe 1937, marito, padre, psicologo psicoterapeuta e sessuologo cattolico oggi è, come dicono gli alpini, «andato avanti». È stato un instancabile lavoratore, pieno di iniziativa: si è occupato di disabilità, ha collaborato con e diretto un Consultorio Familiare di Ispirazione Cristiana, ha insegnato per anni presso la Scuola per Infermieri Professionali di Verona. Ha fondato il Centro Italiano Studi e Ricerche in Psicologia e Psicomotricità (CISERPP) (https://www.ciserpp.com/) e la rivista ReS.

La lista delle sue pubblicazioni è lunghissima: Coppia e famiglia. Crescere insieme (Vita Nuova 2002); Il padre non è perfetto (Vita Nuova 2007); Mi serve aiuto. E se mi rivolgessi allo psicologo (Vita Nuova 2008); Vorrei dirti tutto di me. L’importanza del dialogo nella coppia e nella famiglia (Vita Nuova 2008); Verso la vita. Percorsi di crescita per il preadolescente e la sua famiglia (Fede & Cultura 2012); Sesso o amore. L’importanza dell’identità psicosessuale (Fede & Cultura 2014); Sposarsi o convivere oggi. Le radici, le ragioni, gli orizzonti di una scelta (Fede & Cultura 2015); Il bambino denudato. L’educazione sessuale secondo le schede dello standard/OMS (Fede & Cultura 2016); Credere nella famiglia. Un percorso nella relazione coniugale e nella formazione della famiglia (Fede & Cultura 2020); Uomini e donne di Dio. Omosessualità e formazione della personalità nella vita consacrata (Sugarco 2020).

Scorrendo i titoli si notano due cose: la prima è una accelerazione della produzione culturale di Gilberto. Come ha spiegato ad un amico, sentiva che il tempo si faceva breve e aveva il desiderio di spendersi, di dare tutto quello che poteva per aiutare le coppie e le famiglie.

La seconda cosa che si nota è la coraggiosa attenzione per i temi caldi del dibattito culturale: la convivenza, il gender, l’omosessualità, la pornografia, la masturbazione… Si è sempre rifiutato di usare la locuzione «famiglia tradizionale», preferendo quella di «famiglia naturale». Proprio il suo coraggio e la schiettezza, la sua ostinazione nel chiamare le cose con il loro nome, lo ha portato ad affrontare un procedimento disciplinare avanti l’Ordine degli Psicologi di Venezia per alcune sue affermazioni «scomode» sul gender. Grazie all’intervento dei Giuristi per la Vita e grazie a Dio, è stato assolto e ha potuto continuare al sua preziosa attività.

Ma, al di là del suo lavoro intellettuale, di lui resteranno, sopra a tutto, due cose. La prima: il suo sorriso buono e schietto, come solo un sorriso paterno può essere. La seconda: l’amore per i pazienti, il vero segreto del suo lavoro terapeutico.

Vorrei chiudere questo ricordo con le parole che Gilberto ha scritto come esergo del suo ultimo libro, dedicato all’omosessualità nel clero cattolico. Una frase breve, che dice molto di lui e della sua profonda fede: 
Queste pagine le dedico, con affetto,
ai sacerdoti cattolici,
alle loro parole capaci di far presente realmente il Corpo di Cristo,
e alle loro mani benedicenti e perdonanti,
che segnano la vita del cristiano dalla nascita alla morte.

A Dio, Gilberto; grazie di tutto. Nella speranza che il tuo esempio possa ispirare le nuove generazioni di psicologi cattolici.