• SIRIA

A Raqqa l'Isis è finito. E la guerra continua

“Tutto è finito a Raqqa, le nostre forze hanno assunto il pieno controllo della città". Fine dell'assedio durato cinque mesi. Ora la guerra continua nel Sudest siriano, dove si sono ritirati (col permesso delle forze democratiche siriane) centinaia di jihadisti. Ora dovranno affrontare regolari siriani, russi e iraniani al confine fra Siria e Iraq.

Raqqa, ammainata la bandiera dell'Isis

“Tutto è finito a Raqqa, le nostre forze hanno assunto il pieno controllo della città", ha detto martedì alla France Presse il portavoce Forze democratiche della Siria (FDS) Talal Sello suggellando la caduta della capitale dell’Isis dopo 5 mesi di battaglia.

Certo si prolungheranno ancora per diversi giorni le operazioni di bonifica delle ultime sacche di resistenza e degli ordigni esplosivi disseminati dagli uomini del Califfato rimasti a combattere fino all’ultimo ma la battaglia può dirsi vinta dalle FDS e dai loro alleati statunitensi che hanno messo in campo consiglieri, forze speciali e il supporto aereo dei cacciabombardieri. Considerato che gli ultimi quartieri della città in mano all’Isis sono caduti meno di 48 ore dopo l’evacuazione concordata con le tribù locali e le FDS (e quindi con gli Stati Uniti) di centinaia di miliziani dell’Isis con le loro famiglie (tra i quali forse molti foreign fighters), è ipotizzabile che l’Isis abbia accettato di cedere gli ultimi bastioni a Raqqa in cambio del via libera per i suoi combattenti a raggiungere il sud della Siria.

Là si trova l’ultima ridotta del Califfato e un accordo del genere potrebbe aver trovato il consenso degli USA poiché al confine tra Iraq e Siria le milizie jihadiste se la vedranno con le truppe di Bashar Assad, i russi e le milizie sciite filo-iraniane, cioè con gli avversari di Washington. Ryan Dillon, portavoce della Coalizione internazionale, ha detto che 350 membri dell'Isis si sono arresi negli ultimi giorni, ma non è chiaro se si riferisca a prigionieri o ai miliziani evacuati in base agli accordi con le tribù locali e le FDS. Tra i foreign fighters, afferma l'Osservatorio per i diritti umani in Siria (Ondus), potrebbero esserci anche organizzatori degli attacchi terroristici di Parigi, come sospetta la Francia che pure ha auspicato che i miliziani dell’Isis vengano uccisi in battaglia.

Secondo la Coalizione lo Stato islamico ha perduto a oggi l'87% del territorio che controllava al momento della sua massima espansione, nel 2015. Al Califfato resta il controllo di una ristretta regione lungo il confine siro-iracheno dove i tre centri abitati principali sono le cittadine di Abu Kamal, Rawah e al-Qaim. A Deir Ezzor nella Siria orientale, l'Isis è ormai circondato in una ristretta area del centro dalle forze governative, sostenute dalla Russia e dall'Iran in una situazione simile all’assedio di Raqqa anche se i miliziani del Califfato sarebbero ancora qualche migliaio su un totale di circa 15 mila combattenti ancora accreditati all’esercito del Califfo.

Una volta caduta Deir Ezzor è probabile che l’ultima offensiva per dare il colpo di grazie all’Isis tra il sud est della Siria e il nord dell’Iraq (provincia di al-Anbar) veda il coordinamento tra le forze di Assad sostenute da russi e iraniani e quelle di Baghdad sostenute dalle milizie sciite filo-Teheran. Mosca e Damasco hanno già rischierato parte dei loro aerei da attacco al suolo Sukhoi 25 e L-39 dagli aeroporti nella Siria occidentale alle due basi aeree intorno a Palmyra (Tyias e Tadmor) per disporre di aerei ed elicotteri dislocati a ridosso del fronte per le operazioni su Deir Ezzor e l’area di confine iracheno. Migliaia di volantini in cui si intima la resa ai jihadisti dello Stato islamico sono stati lanciati nei giorni scorsi da aerei governativi iracheni su Rawah, al-Qaim e altre località della provincia occidentale irachena di al-Anbar. "Avviso finale ai miliziani di Daesh perché si arrendano o moriranno per mano dei nostri valorosi combattenti", si legge nel testo dei volantini, che invitano i civili a rimanere in ascolto della radio in attesa che il governo annunci l'inizio dell'offensiva.

Dal 12 ottobre intensi raid aerei russi e governativi siriani sono segnalati dall'Osservatorio nazionale siriano per i diritti umani (Ondus) nella zona di confine di Abu Kamal determinando la fuga di migliaia di civili verso la parte orientale dell'Eufrate.