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Aborto con la scusa del Covid, vescovi sulle barricate

La Chiesa argentina torna a far sentire la sua voce contro l'aborto. Per monsignor Alberto Bochatey, presidente della Commissione episcopale argentina per la Pastorale della salute, "non è il momento di dichiarare l'aborto come un qualcosa di essenziale e di approfittare del dramma della pandemia per guadagnare terreno e imporre ciò che i cittadini hanno respinto, attraverso i loro legislatori".

La Chiesa argentina torna a far sentire la sua voce contro l'aborto. Lo fa, prendendosela con il "Protocollo per l’assistenza completa delle persone aventi diritto all’interruzione legale di gravidanza" varato nel 2019 dal nuovo governo peronista che, agendo in questo modo, ha bypassato il Parlamento per introdurre de facto la legalizzazione bocciata solamente due anni fa dal Senato.  

Per monsignor Alberto Bochatey, presidente della Commissione episcopale argentina per la Pastorale della salute, "non è (...) il momento di dichiarare l'aborto come un qualcosa di essenziale e di approfittare del dramma della pandemia per guadagnare terreno e imporre ciò che i cittadini hanno respinto, attraverso i loro legislatori". "Siamo feriti e inorriditi di fronte agli oltre 800 morti causati dal Covid-19, ma siamo ugualmente feriti e inorriditi di fronte agli oltre 8mila morti per aborto?", si è chiesto il presule in una dichiarazione rilasciata al portale Valores Religiosos

Quello dell'aborto è "un dramma" che - ha affermato Bochatey - "non si risolve con un Protocollo che ha un'unica prospettiva: quella 'scientifico-sanitaria'" ma "ha bisogno di un profondo e fondamentale ripensamento, di un tempo adeguato e privo di privilegi politici o ideologici". Il presidente della Commissione episcopale argentina per la Pastorale della salute ha concluso il suo intervento, facendo un appello: "tra la difesa della vita e il relativismo, difendiamo la vita". 

Il via libera all'interruzione della gravidanza, fino ad oggi proibita con le sole eccezioni dei casi di stupro, pericolo di vita e malformazioni gravi, è uno dei punti in agenda del nuovo presidente. Nel discorso pronunciato all'inaugurazione dei lavori parlamentari, infatti, Alberto Fernandez ha annunciato l'intenzione del suo governo di presentare un disegno di legge per depenalizzare l'aborto. 

L'attuale inquilino della Casa Rosada ha confermato questa volontà anche parlando all'Istituto di studi politici di Parigi. L'emergenza sanitaria legata al coronavirus, però, ha rallentato l'iter legislativo nonostante le pressioni del movimento pro-abortista dei fazzoletti verdi non siano diminuite: incalzato sui tempi di presentazione del disegno legge promesso, Fernandez ha ammesso nei giorni scorsi che "la pandemia ha cambiato le urgenze del governo nazionale", convincendolo a "rinviare il dibattito" sull'aborto e a concentrarsi sul contenimento del virus e sulla rinegoziazione del debito con il Fondo Monetario Internazionale.

Ma sulla legalizzazione, il presidente argentino ha anche detto di non aver cambiato idea. Dunque, la proposta di legge avanzata dal governo, seppur non nell'immediato, arriverà prima o poi nei due rami del Congresso. Ma non è escluso che lì possa andare in scena lo stesso film visto nel 2018: pallottoliere alla mano, infatti, il fronte pro-abortista non dovrebbe avere i numeri per far approvare questa legge in Senato dove i contrari sono 34, contro 33 favorevoli. Tutto si gioca sul voto di 5 senatori indecisi, mentre alla Camera bassa la linea Fernandez non dovrebbe riscontrare problemi. In questi mesi di emergenza sanitaria, il movimento dei fazzoletti verdi ha insistito non poco sulla dicotomia pandemia/richiesta di legalizzazione dell'interruzione di gravidanza per mettere il presidente nelle condizioni di non rinviare troppo in là la promessa fatta nel discorso d'inaugurazione in Parlamento.

In un articolo pubblicato su La Nacion, monsignor Bochatey si è scagliato contro queste pressioni, sostenendo che "il potere politico non può cedere alla pressione per legittimare i crimini o limitare i diritti umani". Il presule, voce principale dell'opposizione alla legalizzazione, ha contestato anche le argomentazioni pro-abortiste provenienti dal governo, colpevoli di "ridurre e focalizzare il problema sulle dimensioni sanitarie" mostrando così una "visione riduzionista, relativistica e falsa. Forse politicamente corretta, ma, certamente, umanamente imprecisa".

Il vescovo ausiliare di La Plata ha ricordato che "secondo l'Oms, ogni anno vengono praticati in tutto il mondo tra i 40 e i 56 milioni di aborti. In media 48 milioni all'anno, 132.000 aborti al giorno, 5.500 all'ora, 92 al minuto". "Se questi numeri riguardassero le morti di balene, panda o altri animali - si è chiesto Bochatey - potete immaginare quante campagne internazionali esisterebbero per denunciare e proibire questo sterminio? C'è da chiedersi perché, allora, avvenga il contrario quando ad essere sterminati sono esseri umani innocenti e vulnerabili".