• GRAZIE ALLE RIVOLTE

Ai democratici non basta vincere, vogliono la dittatura

Bisogna guardare ai fatti, dai disordini di Capitol Hill fino ad ora, per capire cosa sta accadendo in Usa e a quale pressione siano sottoposti i repubblicani (necessari al Senato per votare l’impeachment). I democratici, in collusione con media e grandi aziende, non si stanno accontentando di vincere le elezioni ma mirano a sopprimere qualsiasi persona esprima un parere contrario al proprio.
- TRUMP, L'IMPROBABILE "UOMO NERO", di Gianandrea Gaiani

Bisogna guardare ai fatti, in fila, uno dopo l’altro, dalla rivolta di Capitol Hill fino ad ora, per capire cosa stia accadendo in America e a quale pressione siano sottoposti i repubblicani (necessari al senato per votare l’impeachment). I democratici, quelli che tanti cattolici hanno votato, pensando che fossero un fattore di distensione e buttando nel cestino i princìpi non negoziabili difesi da Trump, non si stanno accontentando di vincere le elezioni ma mirano a sopprimere qualsiasi persona esprima un parere contrario al proprio.

Il giornalista Tucker Carlson l’11 gennaio su Fox News  ha ricordato che “siamo totalmente contrari alla violenza politica e lo abbiamo detto praticamente ogni sera negli ultimi sei mesi, dall'inizio delle rivolte il giorno del Memorial Day (portate avanti dai contestatori di Trump definiti "pacifici" dai media e dalla sinistra nonostante le loro gravi violenze)”, ma i dem vogliono “punite tutti coloro che hanno sostenuto Trump anche in maniera pacifica”, compresi i deputati che “non hanno esortato nessuno a commettere violenza”, eppure “Blue Cross Blue Shield, JP Morgan Chase, Marriott, Citigroup, Commerce Bank…hanno tagliato le donazioni ai repubblicani che si sono opposti ai risultati delle elezioni”. Alla lista si aggiungono Dow, AT&T, Morgan Stanley, mentre il capo degli affari di Citibank ha spiegato "Vogliamo che tu abbia la certezza che non sosterremo i candidati che non rispettano lo stato di diritto". Eppure quanto fatto da questi politici è previsto dalla Costituzione. Si capisce quindi quanto siano state propizie alla sinistra le rivolte del 6 gennaio per legittimare l’operazione di repressione dell’opposizione.

Così è possibile addirittura che la rivista Forbes abbia dichiarato di volersi assicurare che chi ha lavorato nell'amministrazione Trump non "abbia mai più un lavoro": una mossa contraria farà sì che "Forbes presumerà che tutto ciò di cui parla la tua azienda sia una bugia’”. Eppure, nel maggio 2017, Nancy Pelosi scriveva su Twitter: "La nostra elezione è stata dirottata. Non ci sono dubbi. Il Congresso ha il dovere di #ProtectOurDemocracy". Non solo, “un elettore di Bernie Sanders cercò di assassinare i repubblicani del Congresso con un fucile”, ma “nessuna di queste stesse società ha sospeso le donazioni a Sanders o Pelosi”, però “sono rimaste in silenzio per tutta l'estate dopo che i Black Lives Matter hanno appiccato il fuoco all'antica chiesa episcopale di fronte alla Casa Bianca...distrutto il centro di Minneapolis o quando hanno assediato un tribunale federale a Portland o quando nel centro di Seattle spararono ad un ragazzo”. Anzi, hanno creato “un fondo da 1 miliardo di dollari per l'equità razziale per salvare i violenti rivoltosi. Le grandi aziende Tech e i politici del partito democratico, inclusa Kamala Harris, hanno sostenuto quel fondo, dal loro punto di vista, la violenza e l'insurrezione non sono necessariamente un male…‘Quando la nostra parte lo fa – pensano - è una buona cosa ma quando lo fa l’opposizione, scateniamo l'FBI per condurre una delle più grandi cacce all'uomo della storia?”.

In realtà, la situazione è ancora più grave: le grandi aziende sono "in collusione tra loro e con la classe politica per mettere a tacere qualsiasi opposizione...Pensavi che le cose si sarebbero calmate terminate le elezioni?...No, hanno bisogno di un nemico che li unisca. E quindi continueranno ad aumentare la pressione...Le persone si feriranno se continuiamo così”. E’ sufficiente sentire Nancy Pelosi: “Ci sono individui nel nostro paese - ha detto - guidati da questo presidente...che hanno preferito il loro essere bianchi alla democrazia”. Come a dire che “chiunque non sia d'accordo con Joe Biden e Nancy Pelosi è un nazista o un suprematista bianco", ha sottolineto il giornalista. Infine, le aziende sono ora completamente allineate con un partito politico e le multinazionali come Facebook e Twitter e Google che hanno messo a tacere Donald Trump ti zittiranno”. Impossibile? Finora “nessuno pensava che Bezos (Amazon, ndr) potesse mettere a tacere un intero movimento politico in un istante, ma è ciò che ha fatto oscurando Parler”. 

Se le grandi aziende agiscono così anche i politici non sono da meno. Durante lo show è stata mandato in onda il momento in cui Biden ha paragonato i suoi oppositori ai nazisti e giustamente Carlson ha fatto notare che parlare così è giocare con il fuoco. E che dire di quando la vice presidente Kamala Harris si è detta sorpresa perché la senatrice dem Elizabeth Warren “è in disaccordo con me…perché quando ho chiesto a Twitter di rimuovere l’account di Donald Trump lei si è detta in disaccordo, vorrei richiamarla a unirsi a me”? “Senta - ha risposto Warren - io non voglio cacciare Trump da Twitter ma dalla Casa Bianca, questo è il nostro lavoro”. Evidentemente innervosita la Harris ha ripetuto: “Unisciti ha me e di’ che il suo account deve essere rimosso”.

Non da meno, il deputato Bennie Thompson, presidente del Comitato per la sicurezza nazionale, ha chiesto che i senatori che hanno votato contro l’elezione di Biden, come Ted Cruz e Josh Hawley, siano inclusi, insieme a tutti i sostenitori di Trump, nella lista delle persone a cui non è permesso di volare per sospetta collusione con il terrorismo. A dimostrare quanto la sinistra avesse bisogno di una narrativa che facesse di Trump il capo di un esercito di terroristi per imporre una dittatura è stata anche l’audizione del deputato del Gop Jim Jordan, fra i 139 che hanno votato contro il riconoscimento di Biden come presidente: “Destituire il presidente prima del tempo non aiuterà il paese. Siamo chiari: i democratici vogliono rimuovere il presidente Trump fin da quando è stato eletto nel 2016”, il deputato ha elencato tutte le scorrettezze che hanno portato anche al proscioglimento del generale Flynn (uomo di Trump) accusato di essere colluso con la Russia e che hanno rivelato che l’ex capo dell’Fbi lo aveva costretto a mentire su ordine del presidente uscente democratico Barack Obama. “Ci hanno provato con la Muller investigation” che lo ha trovato innocente e poi “con il primo impeachment, così eccoci di nuovo mentre cercano un altro modo divisivo di procedere contro Trump otto giorni dopo averlo sentito dire che lascerà il suo incarico con una transizione pacifica”, un modo che non farà che accrescere la rabbia. Ma durante il deputato democratico Jim McGovern ha sottolineato che la colpa dei disordini è di Trump, perciò ha domandato al repubblicano: “Lei è disposto ad ammettere che le elezioni non sono state rubate e che Biden ha vinto legalmente?”

Jordan ha sottolineato che l’opposizione fatta al Congresso “è prevista dal processo democratico...nonostante ciò il 7 gennaio il vice presidente Biden è diventato presidente, così si è concluso il processo”. Ma McGovern non si è accontentato: “Non ti sto chiedendo questo, ma di fare una dichiarazione sul fatto che Joe Biden e Kamala Harris hanno vinto in modo legale”. La risposta del repubblicano è stata che “hanno vinto le elezioni a seguito del processo seguito”, ma il democratico ha insistito ancora: “No, tutto quello che ti chiedo è di dire che Biden ha vinto onestamente e di scriverlo sul tuo account Twitter”. Ma Jordan non ha voluto mentire: “E’ il presidente eletto ma noi abbiamo espresso preoccupazione perché le regole sono state applicate in modo incostituzionale quando il legislatore statale non ha modificato la legge elettorale (come richiesto, ndr): il Segretario di Stato, alcuni governatori, la Corte Suprema e alcuni impiegati statali avevano espresso queste stesse preoccupazioni...perché neghi che ci siano stati problemi durante le elezioni?”.

Ma quello che pensa l’élite progressista è stato descritto molto bene da un'intervista undercover per cui il principale consulente della PBS (che rappresenta 349 stazioni televisive pubbliche nazionali), Michael Beller, ha dovuto dimettersi: “Trump è vicino a Hitler...anche se Biden vincerà andremo a cercare ogni elettore di Trump e il dipartimento di Sicurezza porterà via i loro figli e li metteremo in campi di rieducazione...i bambini che sono cresciuti non conoscendo altro che Trump per quattro anni devono chiedersi che cosa diventeranno...una generazione di intolleranti...nei campi di rieducazione guarderanno la PBS tutto il tempo. Gli americani sono così “fo…tamente” stupidi, la maggioranza della gente è stupida”. Perciò. “che bello che il Covid si sia diffuso in tutti gli 'Stati rossi'(Repubblicani)...molti di loro così sono malati o sono morti”. Nel caso in cui invece Biden non avesse vinto, l’uomo aveva chiarito che “siamo pronti ad andare alla Casa Bianca a gettare le bombe Molotov”.