• IL LIBRO

Capitano della mia anima, l’handicap come sfida per la vita

Il desiderio di volare, anche quando le gambe non ti aiutano. Così è la vita di Pietro, Peter per gli amici, il protagonista-narratore di “Capitano della mia anima… finché le gambe mi porteranno”, opera prima di Gianmaria Spagnoletti, che racconta l’accettazione dei propri limiti come chiave per la felicità.

Anche quando le gambe non ti aiutano, può arderti nel cuore il desiderio di volare. Un desiderio in grado di portarci più lontano di quanto ci immaginiamo. Così è la vita di Pietro, Peter per gli amici, il protagonista-narratore di Capitano della mia anima… finché le gambe mi porteranno (Ed. Compagnia della Stampa), opera prima di Gianmaria Spagnoletti.

Il giovane autore bresciano racconta i primi 35 anni della sua vita, scegliendo come metafora il volo: una passione ereditata dallo zio Ettore, meccanico d’aeroplani in tempo di guerra, e suggellata nei versi finali di William Ernest Henley, che hanno ispirato il titolo del libro. Peter nasce nel 1983, sviluppando un handicap motorio, cagionato da un’asfissia non letale patita nell’incubatrice, nelle prime ore di vita. Peter non potrà camminare spedito come tutti gli altri, dovrà faticare più della media, eppure la sua vita sarà intensa, piena di emozioni e soddisfazioni, pur negli inevitabili sacrifici e ostacoli. Tutto ciò è possibile quando cresci in una famiglia dove ci si vuole veramente bene e dove ogni sfida viene accolta come un’opportunità.

Non tutto sarà semplice ma il temperamento tenace e generoso del protagonista sarà la chiave di volta in tutte le sue vicende. E Peter, animato da un desiderio che prende il sopravvento in ogni cosa, supererà brillantemente pressoché tutte le prove della sua vita, imparando dai fallimenti. Stringerà amicizie belle e profonde durante l’adolescenza, poi si iscriverà a lingue e letteratura straniera, raggiungendo il traguardo della laurea. Come tanti ragazzi della sua generazione, faticherà a lungo nel trovare un lavoro ma, alla fine, lo otterrà. Sullo sfondo, le birre e la goliardia con gli amici, i viaggi, le escursioni in montagna, che diventano occasione e sfida per mettersi a confronto con i propri limiti. I primi amori e le prime delusioni, in un percorso di educazione sentimentale e di arricchimento personale. Fino a un finale aperto, sempre all’insegna della fiducia e della tensione verso nuove mete, fisiche ed esistenziali.

Il romanzo d’esordio di Gianmaria Spagnoletti risulterà particolarmente gradito a quanti, come l’autore, amano la letteratura e la poesia, a quanti amano stare in mezzo alla natura e contemplarla, a quanti amano la compagnia affettuosa dei propri amici e familiari, la semplicità della vita di provincia e non si disperdono in relazioni superficiali. Leggere di così tanta vita vissuta e reale è un sollievo per chiunque non sopporta più le tristi pantomime da social dei giorni nostri.

La filosofia di vita del protagonista-autore trova una sintesi nel concetto per cui non esiste alcuna “normalità” cui valga la pena uniformarsi. Ciascuno nasce con limiti e handicap di cui non ha colpa. Ognuno vive nello stato e nelle condizioni che il buon Dio gli ha donato, da accogliere come strumenti peculiari per il raggiungimento della propria felicità. Il Signore non toglie le sofferenze ai suoi figli, non perché goda nel vederli soffrire ma perché possano “fargli compagnia sulla croce”.

Un breve romanzo autobiografico quello di Gianmaria Spagnoletti, che non pretende di fare la morale a nessuno. La vita in essa raccontata, però, parla da sola e vale la pena di essere conosciuta. Da far leggere ai più giovani, anche a quelli che non amano i libri. Anche, e soprattutto, a quelli che si annoiano e che hanno smarrito la direzione.