• la scoperta a modena

Clandestini falsi minorenni: per truffa e per business

Un foglietto in lingua urdu, la lingua del Pakistan, trovato a un clandestino a Modena svela la tecnica per essere accolti dal Comune, che sborsa fino a 2800 euro al mese per ogni minore accolto. Basta dichiararsi minorenne e presentarsi ai servizi sociali. «I controlli non ci sono più - spiega alla Bussola il consigliere di Forza Italia Giacobazzi - si risparmia sulle visite auxologiche perché sono antieconomiche». Il silenzio delle coop che accolgono clandestini e alimentano il business. Quel vademecum è la prova che c’è un sistema che non funziona e che l’immigrazione è in completo abbandono. 
- CAIVANO E COMO: DISTORSIONI POLITICALLY CORRECT di Tommaso Scandroglio

Un foglio stropicciato con scritte in lingua urdu, la lingua del Pakistan e cerchiata in rosso la foto aerea della Ghirlandina, la torre campanile simbolo di Modena, quasi a voler dire: andate qui a colpo sicuro. È ancora presto per capire se dietro questo apparentemente innocuo foglietto “turistico” possa celarsi un organizzazione dedita allo sfruttamento dei clandestini, ma il messaggio che si ricava dalla lettura del vademecum è incontrovertibile: viene spiegata la modalità con la quale fingersi minorenni non accompagnati e poter in questo modo passare per i programmi di accoglienza che il Comune di Modena e altri comuni italiani sono tenuti a mettere in piedi per loro. Una vera e propria truffa ai danni dello Stato che per i minorenni clandestini paga di più: 95 euro al giorno e 2800 euro al mese.  

Clandestini che si fingono minorenni e dichiarano di non avere famigliari in suolo italiano: la strategia è nota e consolidata, come ha denunciato anche Anna Bono nei suoi articoli sulla Bussola e nei libri dedicati al fenomeno migratorio. Ma la scoperta fatta a Modena dal quotidiano on line La Pressa costituisce la prova che il passaparola si sta strutturando in qualche cosa di sistematico che sfugge, al momento, al controllo delle forze dell’ordine.

Nel suo articolo del 15 settembre scorso infatti, il direttore del giornale modenese Giuseppe Leonelli ha scritto che il foglio «è stato trovato nelle tasche di un sedicente minorenne tunisino fermato a Modena senza alcun documento e come si legge dalla traduzione delle parole in arabo-tunisino stentato, una volta arrivati a Modena spesso dal Sud Italia (sul foglio vi è addirittura stampata, cerchio rosso, la foto della Ghirlandina dall'alto) basta presentarsi in un posto di polizia (polizia locale, questura, carabinieri, oppure al Centro Stranieri o nei centri di prima accoglienza) e dichiararsi minorenne non accompagnato. In questo modo si entra automaticamente nella rete di assistenza dei servizi sociali: il sedicente minore è accolto nelle strutture convenzionate ad hoc presenti in città e in provincia (dove il costo dell'accoglienza è a carico del Comune) ed entra ufficialmente in un percorso di integrazione».

La procedura sembra abbastanza semplice. E il consigliere comunale di Forza Italia Piergiulio Giacobazzi, che proprio martedì sera è stato intervistato dalla trasmissione tv Fuori da Coro condotta da Mario Giordano, adesso vuole sapere dal Comune come stiano le cose.

«Il Comune non aspetti altro tempo, accerti nel più breve tempo possibile quanto emerso dall'inchiesta giornalistica sui numerosi casi dei finti minori stranieri clandestini accolti a Modena e fornisca pubblicamente i risultati. Sarebbe grave ed inaccettabile che soldi pubblici siano spesi per accogliere e mantenere sul territorio adulti stranieri che, facendosi beffa dello stato e delle istituzioni, si spacciano per minori per accedere ai percorsi di accoglienza, alle forme di protezione e ai benefici riservati giustamente a bambini e ragazzi stranieri soli». A Giacobazzi si è unito anche il deputato azzurro Enrico Aimi, che ha presentato una interpellanza al ministro degli Interni Lamorgese.

Ma come è possibile che ragazzi già sviluppati vengano scambiati per minorenni? «Basta dichiararlo – spiega Giacobazzi alla Bussola – le mie fonti mi hanno detto che fino a qualche anno fa i controlli prevedevano un prelievo osseo e una visita auxologica, ma i costi sono aumentati e la procedura di identificazione ha dovuto sacrificare una prova che, anche se non al 100%, garantiva riscontri più o meno attendibili».

Insomma: verificare l’esatta età dei falsi minorenni è diventato antieconomico, ma evidentemente non è antieconomico il business che si teme possa celarsi dietro questo escamotage che sfrutta le maglie di una legge, quella a tutela dei minori stranieri non accompagnati, che fa acqua.

Il risvolto di business infatti è stato affrontato dalla trasmissione di Rete 4 (riguarda qui la puntata del 15 settembre) che è andata a Modena a intervistare clandestini, funzionari di polizia e mediatori culturali. Tutti hanno confermato che il sistema per aggirare la legge è quello, ma gli unici che non hanno dato risposte sono stati i gestori di alcune cooperative che hanno tra gli ospiti proprio dei sedicenti minorenni. Il Comune di Modena poi, ha dato via a progetti di accoglienza di minori non accompagnati: «Però nonostante il Comune abbia detto che nel 2019 il fenomeno dei minorenni fosse in calo, come mai in febbraio, prima del lockdown proprio il sindaco Muzzarelli ha annunciato l’attivazione di una nuova casa di accoglienza?», prosegue Giacobazzi, il quale ha anche presentato un’interpellanza in agosto, che non ha ancora ricevuto risposta.

La domanda di fondo verte su quanto possa essere strutturata questa pratica e se dietro ci sia un’organizzazione. «La troupe di Fuori dal coro mi ha detto che a Udine il fenomeno è ancor più grande che a Modena. A Modena mi hanno detto di aver visto arrivare questi giovani a bordo di macchine con targa straniera che venivano scaricati davanti alla sede dei servizi sociali e della polizia municipale. Chissà perché mai davanti a questura e caserma dei carabinieri».

Intanto nella sola Modena nel 2019, secondo dati forniti dalla stessa amministrazione comunale, i minori stranieri non accompagnati erano 110 dislocati in 15 strutture. «Per loro il Comune è tenuto per legge a garantire un’offerta socioassistenziale ed educativa assumendo le funzioni di tutela conferita ai sindaci dal Tribunale dei minorenni regionale attingendo ai fondi nazionali per l'accoglienza – spiega Leonelli -. Nell’ambito del progetto legalità dall'anno scorso è attivo anche un progetto che ha consentito all'ufficio di polizia giudiziaria della polizia locale, in collaborazione con la Polizia di Stato, di scoprire 12 minori che avevano simulato l'abbandono, ma che in realtà vivevano segretamente con parenti adulti».

Eppure, quel foglietto è indice che sotto c’è un sistema che non funziona e prova che la materia dell’immigrazione è in completo abbandono.