• ENERGIA E FAMIGLIA

Come ti sconto le imprese (e rincaro le famiglie)

In tempi di vacche magre, è la famiglia ad accollarsi le spese derivanti dagli sconti che lo Stato fa sulle bollette energetiche delle imprese. Le conseguenze di un errore storico, quando l'Italia ha voluto seguire la moda delle "rinnovabili" prosciugando i fondi.

Bollette

Le imprese italiane più "energivore", quelle con un costo totale dell'energia superiore al 3% del fatturato, avranno diritto ad agevolazioni sulle accise, mentre le aziende con un rapporto di almeno il 2% tra costo energetico e giro d'affari potranno usufruire di una riduzione degli oneri di sistema. Lo stabilisce un decreto ministeriale firmato il 5 aprile dal responsabile dello Sviluppo economico Corrado Passera e da quello dell'Economia Vittorio Grilli, in attuazione del decreto sviluppo.

L'intento era stato dichiarato fin dalla prima stesura del decreto Sviluppo: abbassare i costi dell'energia per le Piccole e medie imprese italiane. Costo notoriamente tra i più alti d'Europa e che sfavoriscono le aziende italiane nella competizione con i concorrenti che pagano cifre inferiori. In che modo? Allargare la platea di aziende che godono di "agevolazioni" sulla bolletta in modo da far loro risparmiare qualcosa. "Sconti" che fino ad ora erano stati concessi ai grandi consumatori, quindi escludendo la stragrande maggioranza delle Pmi. In linea con le normative europee, le Pmi avranno così diritto ad agevolazioni sia sulle accise per l'energia sia sui cosiddetti oneri di sistema, che coprono gli incentivi di rinnovabili e le cosiddette assimilabili per esempio.

Il provvedimento – specifica una nota del ministero dello Sviluppo – «introduce un nuovo concetto di azienda energivora, che d'ora in poi sarà identificata in base all'incidenza del costo dell'energia sul proprio volume complessivo d'affari, e non solo sull'ammontare del valore assoluto dei costi energetici», come del resto prevedono le norme europee varate ben 10 anni fa. Le imprese selezionate con i nuovi criteri avranno dunque diritto ad agevolazioni sia sulle accise per l'energia complessivamente utilizzata nella loro attività sia sui cosiddetti oneri di sistema sull'energia acquistata, composti in larga misura dagli incentivi per le rinnovabili. 

Allo Sviluppo economico e al Tesoro sostengono che il peso sulle bollette sarà minimo. Ma ancora una volta, saranno i consumatori a sostenere una parte del costo dei nuovi incentivi concessi dal Governo alle imprese per abbassare la "loro" bolletta energetica. Il resto sarà una minore entrata fiscale nelle casse dello stato.  In particolare, il decreto prevede che le aziende che abbiano un costo totale dell'energia superiore al 3% del fatturato abbiano diritto ad agevolazioni sulle accise. Mentre le aziende con un rapporto tra costo dell'energia e il fatturato superiore al 2 per cento vengano applicati oneri di sistema ridotti. Nel primo caso si tratta di un mancato introito fiscale da parte dello Stato. Ma nel secondo si tratta di fondi che verranno a mancare al monte complessivo degli oneri di sistema e che quindi dovranno essere compensati dalle bollette. 

L’Italia ha fatto di tutto per spendere soldi nell’illusione delle rinnovabili senza avere un piano strategico per un mix energetico nazionale sicuro ed economicamente sostenibile, ora avendo ridotto i cittadini “a mezzadri” (sottoposti ad un carico fiscale che nell’ultimo trimestre 2012 ha superato il 50%) e con un costo dell’energia tra i più alti in Europa, ha verificato sul campo che il tessuto produttivo sta collassando.

Solo ora si cercano piccoli aggiustamenti per salvare le imprese, ancora una volta nei momenti di difficoltà le uniche ad aiutare ed a dover stringere ulteriormente la cinta per salvare il sistema saranno le famiglie, che dovranno sostenere una parte del costo dei nuovi incentivi concessi dal Governo alle imprese per abbassare la "loro" bolletta energetica. Il resto sarà una minore entrata fiscale nelle casse dello stato che dovrà trovare però essere reperita sotto altra forma. Si comprende l’importanza del mantenere in vita le imprese di cui la politica troppo spesso in passato si è disinteressata fino ad arrivare all’attuale emergenza, ma come mai la politica non sembra preoccuparsi allo stesso modo della crisi economica che soffrono le famiglie?

Nei tempi di vacche grasse è sembrato normale che gli aiuti alla famiglia come gli assegni familiari, le spese mediche, ingresso all’asilo nido, fossero erogati sulla base del reddito del percettore, invece se si trattava d’incentivi prioritari come per i “pannelli solari”, gli incentivi per l’auto, i lavori edili, lo stato offriva un contributo senza alcuna attenzione al reddito. In tempi di vacche magre nessuno parla del ruolo delle famiglie, seppur restano l’unico aiuto sicuro nella tempesta che stiamo vivendo, quasi sempre sono le famiglie a sostenere chi non trova o perde un lavoro, a tirarlo fuori dalla disperazione ed alla solitudine causato dall’uscita da un mondo in cui si ha valore solo se si è “produttivi”. Per questo la “salvaguardia del Creato”, visibile ed invisibile, deve necessariamente comprendere anche la custodia della famiglia voluta dal Signore. Non limitiamola solo all’ambiente.