a cura di Riccardo Cascioli
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Congo. Da Ebola al Covid-19, senza soluzione di continuità

Nella Repubblica democratica del Congo cresce la speranza che presto possa dirsi conclusa l’epidemia di Ebola, scoppiata nell’agosto del 2018 nell’est del paese. Il 3 marzo è stato dimesso l’ultimo ammalato. Da allora non sono stati rilevati nuovi casi e sono trascorsi 28 giorni. Poiché il tempo di incubazione di Ebola è al massimo di 21 giorni e una epidemia si dichiara finita quando trascorrono 42 giorni senza contagi, se nei prossimi 14 giorni non si verificheranno nuovi casi, le strutture sanitarie d’emergenza allestite dall’Oms, da Medici senza frontiere e da altre organizzazioni non governative nelle province di Nord Kivu e Ituri per combattere l’epidemia potranno essere chiuse. Tuttavia l’Oms avverte che la situazione nell’est del Congo è tale per cui non sono da escludere casi non individuati e la possibilità di contagio al di fuori dei gruppi di popolazione attualmente monitorati. “Un solo caso – ha spiegato il portavoce dell’Oms Tarik Jasarevic – può riaccendere l’epidemia. L’epidemia finora ha ucciso 2.264 persone e ne ha infettate quasi altre 1.200: di per sé un risultato notevole se si considera che l’epidemia in Africa occidentale scoppiata nel 2014 ha ucciso più di 11.000 persone e ne ha infettate più del doppio. L’esito meno letale e l’essere riusciti a impedire che Ebola si diffondesse nel resto del Congo e nei paesi vicini si deve in gran parte alla creazione di due vaccini che per la prima volta è stato possibile impiegare. Intanto nel paese si sono però registrati i primi casi di Covid-19 e, a causa di un ritardo nel blocco dei voli interni, il virus dalla capitale Kinshasa ha raggiunto la ricca regione mineraria dell’Alto Katanga dove si estrae tra l’altro quasi la metà del cobalto prodotto dal paese.