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"Cristianofobia" anche in Inghilterra. E i media tacciono

Quanto accaduto in Cile non rappresenta un fenomeno isolato, la cristianofobia dilaga anche in Europa: in Francia dal 2008 al 2019 gli atti anticristiani son cresciuti del 285%. La Polizia inglese ha riportato 1.106 crimini in 12 mesi che si sono verificati in luoghi religiosi, inclusi 250 violenze contro persone, 273 furti con scasso, 188 incendi e danni criminali e 371 furti. Ma i media tacciono.

Quanto accaduto in Cile – dove lo scorso fine settimana sono state incendiate la chiesa di San Francisco de Borja e la chiesa de La Asunción, una delle più antiche della capitale cilena, con oltre un secolo di storia – non rappresenta purtroppo un fenomeno isolato. La cristianofobia dilaga da tempo anche in Europa. Lo prova, su tutti, il caso della Francia dove, dal 2008 al 2019, gli atti anticristiani son cresciuti del 285%, e lo dimostrano anche gli ultimi dati provenienti dal Regno Unito.

A darne notizia è stato il giornalista James Heale, il quale, sul laico e popolare Daily Mail, ha denunciato il dilagare in Inghilterra di nuova «ondata di criminalità» contro chiese e cimiteri. Una denuncia, quella apparsa sul quotidiano inglese, basata sui dati rilasciati da 37 delle 45 forze di polizia territoriali di Sua Maestà relativamente al periodo compreso tra il luglio 2019 e il luglio 2020, arco temporale durante il quale - tra episodi di furto, aggressione, furto con scasso e vandalismo - si sono verificati 5.367 atti criminali: oltre 13 al giorno.

Un numero assai elevato, soprattutto considerando che nel frattempo è dilagata anche nel Regno Unito la pandemia – con tanto di lockdown e misure restrittive varie – e che una significativa parte di questi atti criminali, ecco il punto, sono espressione di cristianofobia. Ben 1.106, infatti, sono stati in 12 mesi i crimini che si sono verificati in luoghi religiosi, inclusi 250 casi di violenza contro persone, 273 furti con scasso, 188 incendi e danni criminali e 371 furti.

L’elevato numero di questi episodi non lasci pensare a casi poco gravi. Ci sono stati furti importanti – è stata rubata una campana di ottone vecchia di 300 anni nella più piccola chiesa nel Wiltshire – e atti di vandalismo altrettanto pesanti, come il danneggiamento del tetto della chiesa di San Giovanni Battista nel Somerset, con danni per molte migliaia di sterline. Insomma il Daily Mail, nel denunciare l’«ondata di criminalità» inglese contro luoghi cari ai cristiani, non ha affatto esagerato.

Anche perché i nuovi dati, a ben vedere, non fanno che aggravare quanto già si sapeva e si osservava con chiarezza fin dall’inizio dell’arco temporale considerato. Si pensi, per esempio, a quanto accaduto il 3 agosto 2019, quando tre soggetti non identificati assaltarono la chiesa cattolica dedicata al re e martire San Oswald, un edificio nel pieno centro di Liverpool, rompendo gli storici vetri che decoravano sei finestre. Gli atti di cristianofobia cui si sta assistendo il Inghilterra non sono insomma i dispetti di qualche singolo, ma rappresentano spesso dei veri e propri raid.

Ciò nonostante, a livello europeo, sembra ancora mancare una consapevolezza del fenomeno cristianofobico, troppo spesso liquidato come insieme di atti di vandalismo; il che potrebbe pure essere, se si trattasse di poche decine di episodi. Ma quando i casi iniziano ad essere molti di più, nell’ordine delle migliaia su scala nazionale, allora non è più possibile far finta di nulla né continuare a ritenere l’intolleranza anticristiana come qualcosa di proprio di Paesi lontani o a maggioranza musulmana; per il semplice fatto che non è così.

Ciò nonostante, sarebbe illusorio pure aspettarsi – a parte qualche caso isolato, come quello qui commentato – che i grandi media si facciano carico della causa cristiana. Molto più verosimile è invece si continui così, a riportare cioè occasionalmente le notizie di singoli episodi di aggressioni e vandalismo, solo raramente sottolineando il filo rosso che li unisce tutti quanti. Nella società che lamenta omotransfobia, islamofobia e via dicendo per la denuncia della cristianofobia – cosa assai più concreta, diffusa e documentata – non c’è spazio, con i vertici ecclesiastici che, in più di qualche caso, sono purtroppo i primi a minimizzare e deviare l’attenzione altrove.