a cura di Stefano Fontana
  • Incompatibilità

Dietrich Bonhoeffer e la cancellazione della DSC

Come è noto, la teologia protestante ha influito moltissimo su quella cattolica in tutta la seconda metà del secolo scorso. Tale influenza ha creato non poche difficoltà alla Dottrina sociale della Chiesa che ha bisogno della “continuità” tra natura e sopra-natura che il luteranesimo invece nega. Si può sostenere che tutte le principali forme di negazione della possibilità stessa della Dottrina sociale della Chiesa da parte dei teologi cattolici risentano in fondo di questa influenza protestante.

Tra i teologi protestanti che hanno posto le cose in modo da rendere impossibile la Dottrina sociale della Chiesa spicca Dietrich Bonhoeffer. Un personalità, la sua, di profondo spessore, morto nel 1945 dopo essersi apertamente opposto al regime nazista, rifiutando di riparare all’estero. Una figura di alto livello sia intellettuale che spirituale e che, anche per questo, ha esercitato una grande influenza sui cattolici. Se però guardiamo al suo pensiero ci rendiamo conto che non permette la Dottrina sociale della Chiesa e anticipa, già dagli anni Trenta del secolo scorso, l’idea che difendere la causa di Dio nel mondo significa tradire quella stessa causa e trasformare il cristianesimo in ideologia. Questo è solitamente l’argomento principale contro la Dottrina sociale della Chiesa.

Nel suo libretto del 1932 dal titolo “Venga il tuo regno, Bonhoeffer scrive che Dio “non vuole che l’uomo in terra cerchi di difenderlo … ma vuol condurre Lui stesso la sua causa e prendere cura o meno dell’uomo secondo la sua libera grazia, che vuol essere lui il Signore in terra”.  “Difendere i diritti di Dio”, secondo lui, conduce ad un “secolarismo cristiano”. “Diventate deboli in questo mondo e lasciate che Dio sia il signore”, “Chi ama Dio lo ama come il Signore della terra così come essa è”. “L’ora in cui la Chiesa prega perché il Regno venga, la costringe a partecipare pienamente alla società dei figli della terra e del mondo, nella prosperità e nella miseria; si impegna a restare fedele alla terra, alla sua miseria, alla fame, alla morte. Si rende completamente solidale con il male e con il peccato del fratello. L’ora in cui oggi preghiamo perché il Regno venga è l’ora della più completa solidarietà con questo mondo”. Bonhoeffer condanna colui che vede “nella crescita della Chiesa, nella cristianizzazione della cultura, della politica, dell’educazione, in un rinnovamento dei costumi cristiani la venuta del Regno di Dio”.

Secondo Bonhoeffer produce un effetto secolarizzante sia chi si estranea dal mondo sia chi pensa di dover esigere lui stesso il Regno di Dio nel mondo: “Chi fugge la terra per trovare Dio, trova solo se stesso. Chi fugge Dio per trovare la terra non trova la terra ma trova se stesso”.

La visione della Dottrina sociale della Chiesa è molto diversa. Parlare dei diritti di Dio significa fondare adeguatamente i diritti dell’uomo, darsi da fare per creare un posto per Dio nel mondo non significa opprimere il mondo ma liberarlo, chi vuole incontrare l’uomo senza incontrare Dio non incontra nemmeno l’uomo,  evangelizzare il mondo non vuol dire imporgli le nostre misere regole ma aprirlo allo sguardo di Dio, combattere gli errori del mondo non significa  stabilire “un allegro campo di battaglia, di lotta tra buoni e malvagi, pii ed empi”, non vuol dire giudicare le persone ma giudicare i comportamenti dato che Dio non ha abbandonato il mondo a se stesso, ma gli ha dato una legge, naturale e di grazia.  La grazia di Dio è “libera” ma non nega né contraddice la natura la quale, senza Dio non riesce nemmeno ad essere natura, certamente Dio non conduce “l’uomo fuori dal mondo in un isolamento silenzioso”, ma nello stesso tempo non lo abbandona nemmeno nel mondo. Il cristiano “ama la terra e Dio insieme”, ma prima Dio e poi la terra, perché altrimenti non si ama nemmeno la terra.

Le riflessioni di Bonhoeffer sono schiettamente luterane. Manca il collegamento tra natura e sopra-natura e tra ragione e fede, sicché la grazia non richiede alcun impegno nel mondo secondo il criterio di una natura rinnovata dal Vangelo. C’è la scissione nell’uomo tra il cittadino e il credente, il primo costretto a vivere in un mondo in cui Dio non si deve vedere perché i cristiani non devono impegnarsi per i Suoi diritti, e il secondo fedele interiormente ad un Regno che spetta solo a Cristo suscitare nei cuori e solo nei cuori. C’è la concezione del potere politico come pura forza che serve a “mantenere l’ordine nel mondo della maledizione”, a frenare la sede dell’uomo,  e non a conseguire il bene comune.

“Che la Chiesa trovi il suo compito solo nel miracolo e lo Stato solo nell’ordine, e che il popolo di Dio, la cristianità, viva obbediente tra Chiesa e Stato”. Una separazione che si colloca all’opposto della Dottrina sociale della Chiesa.