• STORICITA' DEI VANGELI

Dionigi il piccolo, un grande frainteso

Il monaco doveva garantire una regola certa per datare la Pasqua, e nella sua ricerca non fu impreciso, bensì accurato documentato e scientifico.

Calendario

Il nostro attuale calendario, globalmente accettato, afferma che siamo nell’anno 2011. Non è ancora terminato: siamo nel 2011° anno dal primo, essendone trascorsi 2010 e una decina di mesi dal 1/1/1, quando la numerazione prese avvio, secondo quanto propose Dionigi, detto “il piccolo” per la sua statura.

La data del 1/1/1 corrisponde al primo giorno del primo anno successivo a quello in cui, secondo questo calendario, sarebbe avvenuta l’incarnazione di Nostro Signore: essendo l’Anno Domini 1 corrispondente al 754 AUC, l’anno dell’incarnazione nel calendario romano sarebbe il 753 AUC, che oggi è l’anno 1 a.C.

In un precedente articolo è emerso come le conoscenze degli antichi
in merito allo scorrere del tempo ed ai calendari fossero molto valide. L’imprecisione si deve principalmente alla possibilità di considerare come anno 1 “l’anno di accesso”, cioè l’intervallo di tempo in cui succede la cosa fondamentale. A quest'opzione si sommano poi le difficoltà di porre l’inizio d’anno in mesi diversi (gli Ebrei avevano l’anno civile da tishri e quello religioso da nisan; i Romani iniziavano l’anno a gennaio; l’anno olimpico antico iniziava a luglio etc), o di poter fare confusione tra computi in numeri ordinali o cardinali (chi ha trent’anni compiuti è già nel suo trentunesimo anno) ed infine di non avere ancora la nozione dello zero. Malgrado le difficoltà, gli storici erano informati, disponendo di documenti oggi scomparsi; ed erano anche metodici utilizzando con scrupolo i dati disponibili; l’errore che potevano commettere, ragionevolmente era di un anno, al massimo, in teoria, di due nelle combinazione più sfavorevoli d'errore.   

Dionigi aveva ricevuto un compito e vi si attenne
: non era sua intenzione indagare sulla data di nascita di Gesù, ma doveva garantire una regola certa per datare la Pasqua. Per non sbagliare applicò rigorosamente e correttamente tutte le informazioni disponibili. In un immaginario viaggio nel tempo cerchiamo di portarci nella situazione in cui il monaco lavorò al suo calendario. Il problema che Dionigi doveva tentare di risolvere riguardava l’annosa questione della fissazione della data della Pasqua. Fino al Concilio di Nicea (325 d.C.) lo scontro era tra chi propendeva per celebrare la Pasqua riferendosi al calendario lunare e quindi all’usanza ebraica di collegarla al 14 nisan, in qualunque giorno della settimana cadesse, e chi invece riteneva di celebrarla comunque di domenica, pur collegata alla prima luna piena primaverile. Prevalse la seconda posizione e si stabilì che la Pasqua cadesse la prima domenica dopo la prima luna piena successiva all’equinozio di primavera, giorno dell’equinozio compreso.

Negli anni successivi lo scostarsi dell’equinozio osservabile in cielo
da quello teorico del 21 marzo, ripropose un fiorire di interpretazioni: perciò bisognava di nuovo far fronte alle divisioni. San Cirillo stilò la prima lista di date vincolanti, mentre Dionigi non solo lo fece per il secolo successivo (in realtà un ciclo di 95 anni, cioè di cinque cicli metonici da 19 anni), ma soprattutto approntò un manuale circostanziato (argumenta paschalia) nei criteri che dovevano essere applicabili ovunque e da chiunque, per poter finalmente festeggiare la Pasqua di Gesù Cristo tutti insieme.  

Il numero dell’anno a quei tempi era riferito al primo anno di regno di Diocleziano
: quest'imperatore era andato al potere nel 283 d.C., ma la conta dei suoi anni partì con l’anno nuovo, per cui il primo anno di Diocleziano fu quello che oggi consideriamo il 284 d.C.

Lo scorrere degli anni era invece ancora scandito dalle regole del calendario giuliano. Giulio Cesare aveva introdotto l’uso dell’anno bisestile ogni quattro ed aveva fissato l’equinozio di primavera al 24 marzo. Il suo calendario riteneva di misurare l’anno solare pari a 365,25 giorni, che in realtà sono un po’ più del dato reale, il che comporta un errore di circa 11 minuti l’anno. In circa 130 anni l’equinozio anticipa di un giorno. Già all’epoca del Concilio di Nicea l’equinozio reale era di quasi tre giorni anteriore che ai tempi di Cesare. Fu dunque stabilito che la data dell’equinozio rispetto al quale andava stabilita la Pasqua fosse spostato dal 24 al 21 marzo.

Quando Dionigi si applicò al suo studio erano passati altri due secoli:
l’equinozio era già ulteriormente slittato, ma in questo caso non si ritenne di dover aggiornare la data, che rimase fissata al 21 marzo (e non era già più vero). Dionigi non intendeva rimettere in discussione le conclusioni del Concilio di Nicea. Proponendosi di stilare le date della Pasqua continuò dallo scadere degli anni in cui era già stata fissata da San Cirillo di Alessandria (+444 d.C.), il quale a sua volta redasse una serie di date della Pasqua, secondo i canoni stabiliti a Nicea, coprendo gli anni dal 437 al 531 d.C. Ai tempi di San Cirillo il calendario era riferito a Diocleziano, quindi i suoi riferimenti andavano fino all’anno 247 di quella numerazione. Non essendo stato messo in discussione l’errore del calendario giuliano, già allora si creava un problema, perché l’equinozio reale si era già spostato di un giorno. L’anno in cui Dionigi rese pubblica la sua soluzione fu l’attuale 525 d.C., nell’anno 241 di Diocleziano.

Le conoscenze cui ricorse Dionigi erano storiche e scientifiche: il ciclo metonico lunare (di 19 anni), le indictiones romane (cicli fiscali di 15 anni), il ciclo solare di 28 anni (28x19=532), il calendario di Diocleziano, gli anni dalla fondazione di Roma (AUC), l’avvicendarsi dei consoli romani. In più aveva il vincolo gli era imposto dal Concilio di Nicea, che gli aveva già servito un dato condizionante, non oggetto di verifica, ne' soggetto a possibili variazioni: era quello che poneva la data di nascita di Cristo nel 753 AUC. Il criterio di numerazione al quale si attenne era quello classico: non computare l’anno in cui avviene il fatto che innesca il conto degli anni, ma considerare 1 il primo anno intero successivo; così l’anno 1 di Diocleziano risulta il 284 d.C., mentre il primo di Gesù era ritenuto il 754 AUC.

La novità di Dionigi fu quella, utilizzate tutte le informazioni ed applicati i criteri
in modo trasparente, di fare sì che l’anno subentrante all’ultimo di quelli in cui la data della Pasqua era stata fissata da San Cirillo, che sarebbe stato il 248° di Diocleziano, non era più da considerarsi tale, bensì più convenientemente il 532 A.D. (Anno Domini), dall’incarnazione di Nostro Signore.

Emerge qui chiaramente che tutta l’attenzione era sulla Pasqua,
ma che l’incarnazione di Gesù fu genialmente promossa ad origine della conta degli Anni del Signore. Dionigi non stabilì alcuna data di nascita, ma assunse quella che era ritenuta tale già in precedenza. In effetti, nei primissimi secoli del cristianesimo non era stato dato troppo risalto alla data di nascita di Gesù: festeggiarla era da re umani, non da Dio. Ancora ai tempi di Ireneo e Tertulliano (alla fine del II secolo) non si celebrava la festa del Natale. Furono le esigenze e le controversie contro le eresie a suscitare maggior consapevolezza della centralità dell’incarnazione di Dio che prende le fattezze umane. Quando poi sorse la necessità e la volontà di fissare il giorno preciso, la mancanza di una data già fissata, unita alle incertezze dei calendari, resero difficile un’attribuzione sicura. Infatti c’erano persino difficoltà sulla data della Pasqua, che poteva avvalersi se non altro dei movimenti della luna e del sole.

Nel momento in cui compaiono le prime testimonianze della celebrazione del Natale
(dapprima in area orientale poi a Roma) ci sono almeno due tendenze principali nello stabilirne la data. Una si riferisce ad una tradizione ebraica che prevedeva che i profeti nascessero e morissero in corrispondenza di solstizi ed equinozi (con tutte le difficoltà a fissare una data sul calendario, dato che le imprecisioni portavano presto la data fissata a scostarsi dalla posizione del sole). L’altra verte sulla collocazione dell’equinozio di primavera, secondo il computo alessandrino o romano, che portava il Natale rispettivamente al 6 gennaio o al 25 dicembre. L’Annunciazione fu considerata, infatti, coincidente con l’equinozio di primavera, in ragione del fatto che il solstizio di inverno (9 mesi dopo) coincideva con la data di nascita di Gesù. In entrambe le tradizioni sorprende la mancanza di un riferimento al calendario lunare ed alle feste degli Ebrei, in particolare la festa delle luci, hanukkah (otto giorni dal 25 kislev) anche se la data, il 25, ed il mese (a cavallo tra novembre e dicembre) si palesano indicati per essere sospettati di qualche riferimento evangelico: forse giocò anche una volontà di smarcarsi dalla cultura ebraica, sfavorendo la celebrazione pasquale quartodecimana (14 nisan) e non suggerendo un Natale da collegarsi al 25 di kislev.   

In definitiva dovremo capire meglio che cosa condusse a fissare la data di nascita di Gesù
nel 753 AUC, se c’entri davvero qualcosa il 25 dicembre ed indagare la mole di informazioni anteriori all’epoca di San Cirillo. Intanto scagioniamo Dionigi dall’accusa di imprecisione: il piccolo monaco fu invece accurato, documentato e scientifico. Purtroppo oggi molti scrivono inesattezze sul suo conto, vantandosi molto meglio di lui quanto a conoscenze e logica. Dionigi non disponeva di softwares e fogli elettronici, eppure non sbagliò, applicando i dati a sua disposizione. Quanto poi tali dati fossero accurati lo verificheremo, alla luce di quel che abbiamo appurato a proposito dei calendari: se errore troveremo, difficilmente sarà più grande di due anni, smentendo fin d’ora chi invece ha paventato errori da quattro a sei anni.