• SAN MARINO

Don Gabriele, il prete che da solo sfida il titano aborto

Con la debole opposizione dei cattolici a San Marino si avvicina l'aborto libero. Ma il Consiglio Grande dell'antica Repubblica ha trovato sul suo cammino un ostacolo: un parroco agguerrito che a suon di articoli sta demolendo un Ddl peggiore della 194. Don Gabriele Mangiarotti non ha scelto la strada facile dei preti che dal pulpito pontificano di politica invasionista. E ora è sotto attacco, ma pronto a tutto: «Guardiamo in faccia chi stiamo per uccidere. Paura? Quando la vita umana viene minacciata devo alzarmi in piedi».
- MINACCIATA LA LIBERTA' DI VENIRE AL MONDO

Lui è don Gabriele Mangiarotti: dice di ispirarsi a San Giovanni Paolo II: «Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata» e risponde senza esitazioni ai politici, come ha fatto con la presidente della Commissione Affari istituzionali citando il V Comandamento, ma anche il non cattolico Norberto Bobbio. C’è una Repubblica che sta discutendo seriamente l’approvazione di una legge sulla depenalizzazione totale dell’aborto. Ed è una repubblica con 1700 anni di indipendenza sulle spalle, fondato da un santo e che oggi si ritrova con un difensore in più: a San Marino la proposta di legge popolare per dare il via libera all’aborto è praticamente in dirittura d’arrivo vista la debole l’opposizione del partito di ispirazione cristiana, la Dc che, pur essendo contraria, ha avviato al suo interno un dibattito acceso. Il campo è così lasciato libero a Repubblica Futura e Ssd, partiti di Sinistra e di governo, e Rete, una sorta di grillini locali. 

Ad opporsi con tutte le sue forze è invece un sacerdote coraggioso, che dalle colonne del suo sito Cultura Cattolica ha ingaggiato una battaglia contro la legge, guadagnandosi anche l’attacco - una medaglia in realtà - del Fatto Quotidiano

Facile fare politica dal pulpito, come sta accadendo sempre più spesso per molti preti invasionisti che si guadagnano l’applauso facile e la copertina dei giornaloni. Più difficile è sfidare un potere antiumano che anche in cima al Monte Titano minaccia dal 2005 di introdurre la legge e stavolta sembra avere i numeri per farlo. Don Mangiarotti ha scelto la seconda strada, mettendoci la faccia e non scendendo in campo per il politicamente corretto di certo clero di Sinistra impermeabile ormai a qualunque tipo di rivoluzione ideologica. Da solo - e da gigante - reagisce e si ribella a un potere superiore titanico: la cultura dell'aborto.

Così ha cominciato a combattere senza complessi di inferiorità né con le facili scorciatoie concesse dal suo status di religioso: a viso aperto e con il solo appoggio delle associazioni pro life. 

Mangiarotti alla Nuova BQ spiega anche la genesi di questa proposta di legge: «Vanno ad abortire a Rimini - spiega - e con questa scusa si sta forzando la mano con una decisione da Stato totalitario, ciò che San Marino non è mai stato», ci spiega ricordando di vivere da italiano sammarinese da 15 anni. 

Così - proprio in punta di diritto - Mangiarotti ha affilato le armi e ha fatto ciò che il potere locale gli sta ancora rimproverando: coinvolgere un giurista italiano di razza. Il commento di Giacomo Rocchi, Consigliere della Corte di Cassazione e mebro del Centro Studi Livatino pubblicato a fine luglio sul suo sito ha svelato il grande inganno di una legge che si presenta come una scimmiottatura della 194 italiana. «Si tratta di proposta di carattere palesemente ideologico, che scimmiotta in alcune parti il testo della legge italiana n. 194 del 1978, ma liberandosi di quelle norme presenti nella legge italiana frutto della sensibilità ancora vigente a quell’epoca e della dura opposizione parlamentare che fu operata», ha detto prima di affondare la lama. Rocchi infatti ha spiegato che la legge è figlia di una «visione individualista e libertaria» nella quale «il “vero” diritto è quello garantito sempre, accessibile gratuitamente, indiscutibile ad abortire, la via di uscita per tutte le gravidanze indesiderate».

La tutela della vita umana fin dal suo inizio - infatti - viene cancellata: «Brutalmente - rimarca il giurista - perché il bambino scompare e di feto si parla esclusivamente nell’articolo 6». «In questo modo se la vittima dell’aborto scompare, qualsiasi “paletto”, qualsiasi limitazione alla sua soppressione non può che cadere». E infatti in questa proposta di legge di “paletti” ce ne sono davvero pochi. 

«Ad esempio - prosegue don Gabriele - il padre del bambino è totalmente cancellato e la normativa sull’obiezione di coscienza viene alterata in chiave di cooperazione morale al male. E ancora: propugna un’educazione sessuale pubblica obbligatoria in tutte le scuole, violando gravemente i diritti dei genitori all’educazione dei loro figli e impedisce ogni richiamo alla verità della gravidanza e dell’aborto a tutto il personale, in modo che il bambino ucciso resti nascosto e dello stesso non si parli». E ancora: «E’ stato completamente inascoltato il parere del Comitato di bioetica che aveva dato parere negativo».

San Marino sforna mediamente circa 200 bambini all’anno. Quante sono le donne che chiedono di abortire? «Non si può sapere, ma non credo che siano tante, ovviamente questo aspetto è tenuto nascosto e viene enfatizzata una richiesta che in realtà non esiste». 

Ora la palla passa ai Capitani Reggenti e soprattutto al Consiglio Grande e Generale, che dovrà esprimersi. 

Domenica don Gabriele ha incassato anche il sostegno del suo vescovo Andrea Turati: «Noi cattolici siamo a favore della vita, quello che succede a San Marino ci preoccupa», è stato il senso delle sue parole pronunciate al pellegrinaggio del Risveglio. Ma i toni concilianti non fanno per don Gabriele: «No, a me non basta il bon ton! Se si parla della difesa della vita innocente, non mi basta che se ne parli con pacatezza! Apriamo gli occhi e guardiamo in faccia chi stiamo per uccidere».