a cura di Benedetta Frigerio
  • Turchia

Dopo 75 anni, la prima preghiera islamica a San Salvatore a Chora

Per la prima volta dopo 75 anni, venerdì 30 ottobre la chiesa del monastero di San Salvatore a Chora, nel distretto occidentale di Istanbul, è stata aperta alla preghiera dei fedeli musulmani. Basandosi sul parere del Consiglio di Stato della Turchia che nel novembre 2019 ha stabilito che l’uso dell’edificio come museo era “contrario alla legge”, il 21 agosto scorso un decreto attuativo firmato dal presidente della repubblica Recep Tayyip Erdogan ha disposto che, come già la basilica di Santa Sofia, l’edificio tornasse “al suo culto iniziale”, vale a dire diventasse una moschea. In realtà il complesso era nato come luogo di culto della Chiesa ortodossa nel 534, in epoca bizantina, e difatti è considerato uno dei più importanti esempi di architettura sacra bizantina esistenti. I muri interni, i pilastri e le cupole sono interamente coperti da splendidi affreschi e mosaici del XI secolo. Dopo la conquista ottomana, nel 1511 il monastero era stato convertito, come anche la basilica Santa Sofia, in moschea. Poi, nel 1945, il Consiglio dei ministri lo aveva adibito a museo. Gli affreschi e i mosaici, che nel XVI secolo erano stati coperti con intonaco per non offendere la sensibilità dei fedeli musulmani poiché l’Islam proibisce l’uso di immagini di esseri viventi, sono stati ricuperati nel 1958. Adesso, per lo stesso motivo, sono stati interamente coperti con dei teli bianchi che se non altro non dovrebbero comprometterne il valore artistico. Come preannunciato, e come era successo il 24 luglio nel caso della basilica di Santa Sofia, la prima preghiera è stata eseguita dal presidente Erdogan.