a cura di Anna Bono
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È iniziato il difficile rientro in patria dei rifugiati siriani

Da quando sette anni fa è scoppiata la guerra in Siria più di un milione siriani sono fuggiti in Libano. Solo da poco è iniziato il loro rientro in patria e per la prima volta il loro numero è sceso sotto il milione. Il 4 settembre centinaia di famiglie sono partite da Tripoli, nel nord, da Nabatieh nel sud e da altre città, a bordo di diversi autobus. Le autorità libanesi e siriane hanno coordinato le operazioni. La situazione resta però problematica, spiega padre Paul Karam, presidente di Caritas Libano, perché in Siria ancora mancano condizioni generali di stabilità. Inoltre non si hanno notizie certe sulla sorte di chi è già tornato in patria, non si sa se siano rientrati davvero nelle loro case e nelle loro terre e questo non incoraggia i connazionali ancora esuli a partire, benché in Libano vivano in condizioni di estrema vulnerabilità. Tre quarti di essi dispongono di meno di quattro dollari al giorno e spesso non riescono neanche ad acquistare beni di base come cibo e medicinali.  Per di più l’offensiva in corso su Idlib può provocare una nuova emergenza umanitaria con ripercussioni internazionali. “La Siria – dice il presidente della Caritas – nonostante i primi tentativi di ricostruzione resta una nazione distrutta quasi per intero”. Tuttavia il Libano ha bisogno quanto prima di superare l’emergenza. La presenza di così tanti rifugiati su una popolazione di meno di sei milioni crea seri problemi economici e sociali, ormai pressoché insostenibili.