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Economia a picco? Le cause sono (soprattutto) interne

La produzione industriale è calata, il Pil sarà fermo per tutto il 2020, ma quali sono le cause? Delle 120 crisi di cui si è occupato il governo Conte, non una è stata risolta. Permangono i ritardi cronici delle regioni nell’usare i fondi dell’UE, e non c’è fiducia. Quel che è peggio è che manca un progetto: il premier, Zingaretti e Renzi hanno finora fatto solo promesse.

Non è solo colpa del coronavirus, non è solo colpa dei dazi di Trump, non è neppure solo colpa della ‘cattiva’ Europa. Se l’economia italiana sta segnando dati negativi come mai prima, molte sono le cause interne al nostro Paese, e su queste anzitutto occorrerebbe riflettere da parte di politici ed economisti, ma anche di operatori dell’informazione.

I dati innanzitutto: il Pil è fermo e sarà fermo per tutto il 2020, e questo dato si somma alle performance negative di tutti gli ultimi anni, in cui siamo cresciuti complessivamente di meno dell’1%. La produzione industriale a dicembre è crollata del 4,3% rispetto a un anno fa, del 2,7% rispetto a novembre.  Per la prima volta dalla crisi, l’intero anno ha segnato un calo della produzione sui dodici mesi precedenti: meno 1,3%. E purtroppo si potrebbe continuare.

Cerchiamo invece alcune cause di questa débâcle. Anzitutto dobbiamo segnalare che delle 120 crisi industriali di cui si è occupato il Ministero dello Sviluppo economico nei venti mesi del primo e secondo governo Conte, non una sola è stata risolta, né Whirlpool, né Alitalia, né Ilva, né oggi Air Italy né tutte le altre che a turno hanno occupato le cronache per poi essere abbandonate senza alcun risultato.

In secondo luogo vanno ricordati i ritardi cronici delle regioni, soprattutto del Sud, nell’utilizzare i fondi dell’UE, miliardi e miliardi di euro che tornano a Bruxelles per essere distribuiti ad altre regioni virtuose straniere. A questo si sommano le inadempienze nazionali.  Sempre al riguardo dei fondi europei, l’Italia ha speso molte parole entusiaste, in questi anni, a proposito delle energie rinnovabili e dei programmi europei che le promuovono. Ma dovremmo anche cominciare a spendere le risorse allocate, ovviamente avendo prima ben preparato adeguati progetti per utilizzare i fondi in maniera produttiva.

Invece, l’Italia non ha speso nulla finora dei fondi UE 2014-2020, e nulla neppure dei fondi stanziati nelle precedenti finanziarie per sostenere la transizione energetica e tecnologica di pezzi importanti della nostra economia. Tuttavia, saremmo ancora in tempo, se lo volessimo e se ai ministeri si lavorasse un po’ di più e con più diligenza. Occorrerebbe riprogrammare i fondi non spesi su quello che l’Europa ha scelto come strumento per rilanciare la crescita interna, e cioè il Green New Deal. In questo modo potremmo sostenere settori eccellenti, che generano valore aggiunto ma soprattutto occupazione, come la transizione del settore automobilistico e dei trasporti pubblici verso la mobilità sostenibile. A noi non serve solo che i lavoratori italiani siano occupati, bisogna aumentare il lavoro nei settori ad alta produttività, garantendo prospettive durature e ben remunerate.

E poi c’è il tema fondamentale della fiducia, che è la benzina indispensabile dell’impresa. Anche più della crisi da coronavirus e del timore di nuovi dazi sul nostro export, è la confusione che regna nel governo ad alimentare la sfiducia. C’è da tempo un clima generale di incertezza, tanto che i risparmiatori e anche molte imprese preferiscono tenere la liquidità parcheggiata. Non investono, non si fidano a investire, non si fidano di una politica economica condita di molte parole a cui non seguono quasi mai i fatti. E così da dicembre le aziende riducono le scorte e le famiglie da tempo accumulano i risparmi sotto il materasso. E gli investimenti, già scarsi, si sono fermati.

Ma quel che è ancora peggio è che manca un progetto. Conte aveva promesso riforme a gogò ma non se ne sente più nulla da settimane. Zingaretti parla di lavoro, lavoro, lavoro ma senza specificare come. Lo stesso Renzi continua a enfatizzare un piano shock per l’economia, ma finora non si è visto nulla. E se nulla si progetta, ahimè, nulla si produce. Chi è causa del suo mal... con quel che segue.