a cura di Anna Bono
  • Repubblica democratica del Congo

Espulsi dall’Angola, dal 1° ottobre già 200.000 cittadini congolesi sono tornati in patria

 L’Angola ha ordinato a tutti gli stranieri originari della Repubblica democratica del Congo lasciare il paese entro il 15 ottobre e il 1° ottobre ha iniziato le operazioni di espulsione. Secondo l’Oim circa 200.000 congolesi sono già rientrati in patria: in un solo giorno, il 12 ottobre, se ne sono presentati oltre 16.000 al posto di frontiera di Kamako, nella provincia di Kasai. Sono persone in parte emigrate in Angola per lavorare all’estrazione illegale di diamanti e in parte per sottrarsi al conflitto tra gruppi armati ed esercito governativo che nel 2016 e 2017 hanno provocato una grave crisi umanitaria nel Gran Kasai. Si ha notizia di violenti scontri in alcune località in cui le forze di sicurezza angolane hanno tentato di far rispettare l’ordine di lasciare il paese. Nei giorni successivi alla scadenza dell’ultimatum gli arrivi in Congo si sono moltiplicati. L’Oim riferisce di continue ondate di persone che si ammassano ai punti di frontiera, arrivate chi in macchina, a bordo di minibus e di camion e chi a piedi portando quel poco dei loro beni che sono riuscite a trasportare. A migliaia adesso sono ferme, appena varcata la frontiera, in attesa di capire che ne sarà di loro perché molte non hanno i mezzi per raggiungere i villaggi nativi dove oltre tutto rischiano di non trovare altro che distruzione e una situazione tuttora instabile. A Kamako decine di migliaia di rimpatriati trovano riparo presso famiglie e chiese, molti vivono all’aperto. L’Unhcr in collaborazione con altri organismi cerca di valutare l’entità degli aiuti necessari e di prendersi cura prima di tutto delle persone più in difficoltà e a rischio, inclusi i minori non accompagnati. Tutti hanno bisogno di cibo, acqua, alloggio e altri servizi di base sia alla frontiera sia una volta tornati nei villaggi di origine. Inoltre è necessario trovare i mezzi per portarli a destinazione. Si stima che servano per la prima assistenza non meno di un milione di dollari.