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Famiglie arcobaleno, la fantasia al potere

Come sono felici i figli con due mamme o due papà: uno spot esalta le unioni omosessuali, in attesa che diventino "pubblicità progresso".

famiglie arcobaleno

Sono passati molti anni dal primo, timido, sdoganamento della «famiglia» omosessuale. Ricordate il film Il vizietto, con Ugo Tognazzi e Michel Serrault? Un ex ballerino e una «drag-queen». Il «vizietto» da cui il titolo aveva dato i natali al figlio di Tognazzi, l’unica volta in vita sua che era andato con una donna-donna. Però nel film rivelava al figlio che ormai aveva trovato «un equilibrio» con l’isterico compagno omosex. Ma i tempi non erano maturi. Ci sono voluti anni di «battaglie civili» e parate gay perché l’omosessualità entrasse tra i diritti umani protetti dal rigore della legge. Adesso, sommessamente, l’ultima spallatina: la Famiglia Arcobaleno.

Il matrimonio omosessuale è legge nei Paesi più «avanzati» ma sui figli, adottati e/o in provetta, ancora qualcuno tituba. Un piccolo incoraggiamento viene da un video che circola in rete. Si vedono (e si sentono) solo bambini, cui un intervistatore chiede come stanno con i loro due papà o le loro due mamme. Naturalmente, i piccoli dicono di star benone. E’ l’amore che fa la famiglia, proclama lo slogan (scritto alla fine del video). Strani tempi, i nostri: gli etero si separano ch’è un piacere (si fa per dire) e i single si moltiplicano, così come le convivenze pro-tempore. Gli unici difensori della famiglia (nel senso che ne vogliono una loro) sono i preti e i gay. Questi vogliono sposarsi e avere prole. Con l’abito bianco, la pensione di reversibilità e la benedizione del papa spedita su pergamena dal Vaticano.

Dunque, la famiglia è un valore. Sì, purché trionfi la sessantottesca fantasia al potere: ognuno faccia famiglia come gli pare, anche arcobaleno. Io però sto con Rupert Everett, l’attore gay che ride di tali famiglie: gay dovrebbe essere sinonimo di trasgressione, non di conformismo familistico. Quanto alle povere creature del video di cui sopra, le stesse risposte si avrebbero se l’intervista venisse realizzata in un orfanotrofio. Là, anzi, i papà e le mamme sarebbero ben più di due. Ma sì, per la felicità dei pargoli non si deve guardare al numero dei genitori. Angelita di Anzio non fu forse adottata da un intero battaglione di marines?

Prepariamoci, dunque, perché al timido video arcobaleno seguiranno gli spot pubblicità & progresso pagati dal contribuente. Anche se io, che sono un vecchio nostalgico, preferivo quelli in cui un pompiere gay mi salvava la vita.