• PARADOSSI IN SPAGNA

Femminista attacca la legge sui trans: messa alla gogna

Prima era la Chiesa a difendere la norma naturale, oggi le femministe che attaccarono questa concezione si scagliano contro l’eliminazione del sesso biologico: "Siamo nati maschi o femmine, non riconoscerlo è discriminare le donne”. Così Lidia Falcon, fondatrice del partito femminista, ha attaccato il Ddl spagnolo sul cambio di sesso e dovrà subire un processo per “crimine d’odio".

 

“Ciò che queste persone (gli attivisti Lgbt) stanno facendo è abolire la realtà”. Non è l’affermazione di un vescovo o di un documento della Chiesa Cattolica contro l’ideologia gender e a difesa della legge naturale, ma di una delle donne più importanti del movimento femminista spagnolo, fondatrice del partito femminista del paese.

Così, mentre tanti cristiani tendono ormai a tacere nella guerra epocale per la difesa dell’uomo e della realtà, dopo l’icona femminista britannica Joanne Rowling è stata la volta di Lidia Falcon, che sta conducendo la battaglia trascinando dietro di sé folle di donne che hanno protestato contro la proposta del ministro delle Pari Opportunità, Irene Montero, di varare la "Legge per la piena ed effettiva parità delle persone trans". Una norma che mira a modificare alcuni aspetti della Legge del 2007, approvata da Zapatero, sulla possibilità da parte dello Stato di riconoscere una persona appartenente al sesso opposto a quello di nascita.

Ma cosa avrebbe detto di tanto scandaloso Falcon da far si che fosse accusata di “crimine d’odio” e che il Partido Feminista de España fosse espulso dalla coalizione Izquierda Unida? Su Publico Falcon ha parlato di una norma che elimina le donne togliendo loro ogni protezione, per cui non ci sarà più difesa contro lo sfruttamento dei loro corpi anche tramite la fecondazione assistita e l’utero in affitto: “Le lobby di gay, omosessuali, lesbiche e transessuali intendono produrre bambini su misura con il grembo di altre donne”, ha chiarito Falcon, per cui grazie a questa norma le femmine spariranno dalla narrativa politica e culturale insieme ai loro diritti.

La norma prevede infatti il cambio di sesso legale anche senza una diagnosi di disforia di genere per non far sentire malate le persone che si definiscono transessuali. Le femministe, riunite nel gruppo Contra El Borrado de las Mujeres (Contro la Cancellazione delle Donne) hanno contestato la proposta chiarendo che in questo modo chiunque potrebbe dichiararsi del sesso opposto a quello biologico per ottenere vantaggi (si pensi ai casi di uomini che si sono fatti mettere in prigioni femminili dichiarandosi donne per poi abusare sessualmente delle detenute).

Inoltre, il testo prevede la possibilità di ricevere trattamenti medici, come il blocco della pubertà e la somministrazione di ormoni del sesso opposto a quello di nascita, fin dall’età di 4 anni, e dai 16 anni anche senza il consenso dei genitori. Il che ha suscitato ancor più scandalo dopo la sentenza contro la clinica Tavistock dell’Alta Corte di Londra, che ha dichiarato il procedimento irreversibile, dalle conseguenze sconosciute e altamente problematico.

Perciò, ha dichiarato il movimento femminista, la disforia di genere “si verifica in maggioranza nelle ragazze e nelle adolescenti" ma "con il passare dell'adolescenza (la disforia di genere, ndr) scompare nell'80-85% dei casi...Questo è il motivo per cui la scienza raccomanda di non intervenire con alcuna tecnica o misura invasiva" (vedi qui).

Il Ddl prevede poi l’uso di bagni, spogliatoi, ricoveri, carceri femminili da parte di persone che si dichiarano transessuali, per cui "fino ad ora questi erano spazi sicuri per le donne”, mentre “così cesserebbero di esserlo". Ma la novità delle dichiarazioni femministe sta qui: "Siamo nati maschi o femmine”, non riconoscere questo, hanno continuato, discrimina le donne: ad esempio la possibilità per gli uomini di partecipare a sport femminili, come vuole il testo di legge, "impedisce alle donne di competere a parità di condizioni”. I movimenti femministi si sono poi scagliati contro decisioni come quelle della facoltà di medicina di Harvard di parlare di “persone partorienti” e non di “donne partorienti”: “Siamo diventate persone con mestruazioni, persone incinte, persone con un utero o cervice” perché "il giornalismo queer si è infiltrato nelle dichiarazioni politiche, nelle leggi, nei media e in settori come l'istruzione, la salute, lo sport o i sindacati" e con "l'accettazione e l'uso di questo nuovo linguaggio” stanno ostacolando “la difesa dei diritti delle donne”, aprendo appunto “la porta alla legalizzazione dello sfruttamento riproduttivo”.

A spiegare perché è stata Falcon stessa, chiarendo, come riportato da Religione en Libertad, la vera origine della battaglia contro la falsità di questa ideologia: “Uomini e donne si differenziano per gli organi riproduttivi e sessuali e per le caratteristiche sessuali secondarie che ci fanno apparire di fronte ad altre persone come uomini o donne...voler cambiare la natura umana e fingere che (la menzogna, ndr) diventi legge, affinché tutti rispettino quella legge, è folle”. Non solo, dopo la denuncia da parte della Federación Plataforma Trans y la Direcció General D'Igualtat de la Generalitat, intervistata da El gato al agua ha rincarato la dose: "Sono anni che il movimento omosessuale sta facendo una battaglia a favore della pedofilia..lo sanno tutti". E ancora: "Un uomo può venire qui e dire che è una donna", allora "io da oggi io sono Maria dell'Incarnazione".

Insomma, la pioniera del movimento che ha combattuto spesso contro la Chiesa, accusandola di imprigionare le donne dentro stereotipi ingiusti, ammette che esistono una natura e della differenze fra uomo e donna che è necessario rispettarle, altrimenti la società può usarle le persone a suo piacimento. Il che suona molto diverso dal “corpo è mio e lo gestisco io” (slogan grazie a cui oggi si possono affittare uteri e cambiare sesso), soprattutto quando Falcon dichiara che i piccoli "devono essere protetti" dalla volontà ingiusta degli adulti.