• NUOVO INCARICO

Fico? Ultima tappa prima del "governo del Presidente"

Il nuovo incarico per un mandato esplorativo spetta al presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico. Considerando l'esito delle elezioni in Molise, dove Forza Italia ha retto alla carica della Lega, è meno probabile che si rivolga a Salvini per una coalizione M5S-Lega. Resta il Pd come possibile partner. E poi?

Mattarella e Fico

Un nuovo incarico esplorativo era nell’aria. I risultati delle elezioni regionali in Molise hanno accelerato questo passo del Quirinale, visto che la vittoria del centrodestra unito, con Forza Italia in vantaggio sulla Lega, ha allontanato, almeno per ora, la possibilità di un accordo Lega-Cinque Stelle. Come spiegare agli elettori molisani che 24 ore dopo aver votato e incoronato un governatore condiviso tra azzurri e Carroccio, si sarebbero ritrovati al governo nazionale un esecutivo pentastellato appoggiato dalla Lega ma non da Forza Italia?

L’equilibrio Quirinalizio ha dunque suggerito di adottare ancora passi felpati, prima di intraprendere altre azioni, che certamente non sarebbero gradite ai partiti cosiddetti vincitori, in particolare quella della costituzione di un “Governo del Presidente”. Sergio Mattarella ieri è stato molto chiaro e ha lasciato trapelare una  certa irritazione per le 8 settimane di stallo post-voto: "Un dovere dare un governo al Paese, a quasi due mesi dal voto. Leader e partiti devono dare risposte concrete e trasparenti in tempi brevi". Dunque il mandato esplorativo al Presidente della Camera, Roberto Fico sembra speculare a quello conferito al Presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Se quest’ultima ha tentato di verificare la praticabilità di un’intesa di governo tra l’intero centrodestra e i Cinque Stelle, a Fico spetterà il compito di sondare la possibilità di un accordo tra grillini e Pd.

Il Presidente incaricato ha raccolto la sfida e si è già messo al lavoro, incontrando il Presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni. Ha dichiarato di voler partire dai temi e dal programma, proprio perché ha già registrato reazioni tiepide da parte dei dem. Dal Pd, infatti, il reggente Maurizio Martina ha fatto sapere alla terza carica dello Stato di essere disponibile a un confronto, a patto che cessi l’ambiguità pentastellata di tenere accesi i due forni, quello con la Lega e quello con il Pd. Anche Liberi e Uguali si sono dichiarati interessati a un confronto con Fico soltanto se i Cinque Stelle dichiareranno di considerare chiusa ogni trattativa con il centrodestra. Ma se anche Di Maio e soci lo facessero, resterebbe l’intransigenza dell’ala renziana e maggioritaria del Pd, che continua a professarsi radicalmente alternativa ai Cinque Stelle e a escludere categoricamente di andare al governo con i grillini. Tanto più che la base del partito appare in subbuglio e sottolinea la diversità profonda dei programmi elettorali Pd e Cinque Stelle. Senza dimenticare che un partito sceso al 9% nelle elezioni del Molise e in caduta libera anche nei sondaggi su base nazionale avrebbe scarsissimo potere contrattuale nelle negoziazioni per la formazione di un ipotetico esecutivo a guida Cinque Stelle.

Sarà pure soltanto tattica, ma Di Maio sembra aver archiviato il dialogo con la Lega e parla già al passato quando si riferisce alla trattativa con Salvini: "Abbiamo tanti obiettivi in comune che avremmo potuto realizzare, dall’abolizione della legge Fornero alla riduzione delle tasse. Ho capito che Salvini non vuole andare al governo e preferisce fare gli interessi degli alleati".

Matteo Salvini, dal canto suo, impegnato nel rush finale della campagna elettorale per le regionali in Friuli, che con ogni probabilità registreranno il trionfo del suo fedelissimo Massimiliano Fedriga e dell’intera coalizione di centrodestra, assicura che farà di tutto per evitare "la presa in giro di un governo tra Cinque Stelle e Pd". Per il segretario del Carroccio "è giusto che nasca un governo dei vincitori, mentre sinistra e Pd hanno perso e devono stare all’opposizione".

Un esecutivo tra Cinque Stelle e Pd sarebbe, a detta di Silvio Berlusconi e di Forza Italia, "sarebbe un tradimento degli elettori, visto che il centrodestra unito ha vinto anche in Molise e che in democrazia chi perde le elezioni non ha diritto di guidare il Paese". In effetti il responso delle urne in quella piccola regione del sud è inequivocabile: Donato Toma, del centrodestra, è diventato il nuovo governatore, raccogliendo il 43,46% dei voti. A onor del vero, però, meno della metà di quei voti (9% Forza Italia e 8% Lega) provengono dai due principali partiti della coalizione, mentre la gran parte dei consensi raccolti dal neo Presidente provengono da liste civiche e da liste moderate e centriste, a riprova dell’affanno che gli azzurri continuano a evidenziare in ogni parte d’Italia. Fa scalpore il 9% raccolto dal Pd, che rappresenta poco più della metà dei voti andati al candidato governatore del centrosinistra (17%). I grillini sono scesi al 31,57%, oltre 10 punti percentuali in meno rispetto al risultato registrato in Molise alle politiche del 4 marzo.

Il Presidente incaricato Roberto Fico dovrà riferire al Presidente della Repubblica entro la giornata di giovedì. Il fallimento del suo tentativo è già nell’aria. Si dovrà attendere maggio per iniziare a individuare una soluzione istituzionale in grado di condurre il Paese in tempi brevi (entro un anno) a nuove elezioni, considerato che un solido governo politico ben difficilmente potrà nascere in questa legislatura.