• LETTERATURA

Fogazzaro "profeta"? Non scherziamo

Con riferimento a papa Francesco, Avvenire avalla una lettura profetica del libro Il Santo (1905), che fu invece condannato dalla Chiesa per modernismo. Un'interpretazione antistorica che ripete i luoghi comuni sull'arretratezza della Chiesa.
- I suggerimenti di Malacoda, di G. Fighera

Fogazzaro

In questi giorni leggendo i giornali e guardando i notiziari tv si ha la sensazione che la novità del Papa Francesco sia spesso esaltata per denunciare l’arretratezza del passato.

La settimana scorsa, nelle lettere al Direttore di Avvenire, quotidiano a cui sono abbonato e molto affezionato, ho letto che la novità di Papa Francesco era già stata profetizzata da Fogazzaro e dal suo libro Il Santo (1905), che sarebbe stato condannato dalla Chiesa poco tempo dopo la pubblicazione. Una volta ancora, mi sembra che l’esaltazione di Papa Francesco possa diventare, in maniera surrettizia, l’occasione per attaccare la Chiesa, quella Chiesa che ha preso posizione storicamente nei confronti dell’opera di Fogazzaro e del Modernismo. Ripeto, non si vuole qui difendere ad ogni costo qualsiasi operato della Chiesa, ma si vuole sottolineare come i cattolici alla fine, coscienti o non coscienti, possano rendere un cattivo servizio nei confronti della propria Madre Chiesa.

Chi legge la lettera inviata al quotidiano e la risposta del Direttore, più che spalancarsi alla domanda e alla  ricerca su quanto accaduto, potrebbe percepire un giudizio sull’arretratezza e la chiusura della Chiesa, che conferma quei tanti luoghi comuni che la propaganda anticlericale e anticristiana ha promosso negli ultimi secoli. E allora domandiamoci: che cos’era il Modernismo? Perché la Chiesa prende posizione nei suoi confronti e nei confronti del romanzo di Fogazzaro?

Nell’Enciclica Pascendi Dominici gregis (1907) San Pio X scrive: «Per costoro (i Modernisti) è fisso e determinato che la scienza e la storia debbano esser atee; entro l'àmbito di esse non vi è luogo se non per fenomeni, sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino. Dalla quale dottrina assurdissima vedrem bentosto che cosa siasi costretti di ammettere intorno alla persona augusta di Gesù Cristo, intorno ai misteri della Sua vita e della Sua morte, intorno alla Sua risurrezione ed ascensione al Cielo. Vero è che l'agnosticismo non costituisce nella dottrina dei modernisti se non la parte negativa; la positiva sta tutta nell'immanenza vitale. […] Queste cose, o Venerabili Fratelli, abbiam creduto di scrivervi per salute di ogni credente. I nemici della Chiesa certamente ne abuseranno per ribadire la vecchia accusa, per cui siamo fatti passare come avversi alla scienza ed al progresso della civiltà. […] Tali accuse […] trovano smentita in ogni pagina della storia della Chiesa». Il Modernismo riduce la fede a fatto intimistico, dipendente dalla coscienza dell’individuo, non dalla Rivelazione, riduce il valore dei sacramenti, dei dogmi, del Magistero della Chiesa, della Bibbia, separa il Gesù della fede dal personaggio storico. Non ci si può qui addentrare nella complessità della questione, anche se penso che risultino chiare le ragioni per cui il Papa Pio X sentisse la serie preoccupazione di prendersi cura del popolo di Cristo e di metterlo in guardia dalle nuove dottrine moderniste che, con la scusa del compromesso con le nuove discipline scientifiche, svuotavano di fatto il cristianesimo.

Ora, questo Papa che in maniera categorica, senza paure e compromessi mette in guardia il suo popolo dal prurito di udire cose nuove (per dirla con san Paolo), è presentato nel romanzo di Fogazzaro di due anni prima Il Santo (1905) a colloquio con Benedetto (che sarebbe il Santo) in questo modo: «Figlio mio, disse Sua Santità: alcune di queste cose il Signore le ha dette da gran tempo anche nel cuore mio. Tu, Dio ti benedica, te la intendi col Signore solo; io devo intendermela anche cogli uomini che il Signore ha posto intorno a me perché io mi governi con essi secondo carità e prudenza; e devo sovratutto misurare i miei consigli, i miei comandi, alle capacità diverse, alle mentalità diverse di tanti milioni di uomini. Io sono un povero maestro di scuola che di settanta scolari ne ha venti meno che mediocri, quaranta mediocri e dieci soli buoni. Egli non può governare la scuola per i soli dieci buoni e io non posso governare la Chiesa soltanto per te e per quelli che somigliano a te. […] E poi sono vecchio, sono stanco, i cardinali non sanno chi hanno messo qui, non volevo. Sono anche ammalato, ho certi segni di dover presto comparire davanti al mio Giudice. Sento, figlio mio, che tu hai lo spirito buono ma il Signore non può volere da un poveruomo come me le cose che tu dici, cose a cui non basterebbe neppure un Pontefice giovine e valido. Però vi sono cose che anch’io, con il Suo aiuto, potrò fare; se non le cose grandi, almeno altre cose. Le cose grandi preghiamo il Signore che susciti chi a loro tempo le sappia fare e chi sappia bene aiutare a farle».
 
Orbene, ma qual è questa modernità, questo cambiamento di cui si deve far portavoce la Chiesa? Se studiamo l’epoca, i maggiori rappresentanti del Modernismo, troviamo alcune risposte. Sentiamo uno degli autori più significativi del Modernismo, Alfred Loisy, che Fogazzaro aveva letto e apprezzato: «Non ammettevo che Cristo avesse fondato la Chiesa né i sacramenti; professavo che i dogmi si erano formati gradualmente e che non erano immutabili; analoghe considerazioni esprimevo in merito all'autorità ecclesiastica, alla quale attribuivo la funzione di un apostolato d'educazione umana, senza riconoscerle in alcun modo un diritto assoluto, illimitato, sull'intelligenza e sulla coscienza dei credenti. Non mi limitavo dunque a criticare Harnack, ma insinuavo pure con discrezione, ma con efficacia, una riforma essenziale dell'esegesi ricevuta, della teologia ufficiale, del governo ecclesiastico in generale» (Mémoires).

Orbene, in Italia il romanzo Il Santo veniva regalato ai preti perché si formassero, ebbe un successo incredibile, promosse come nessuna altra opera il Modernismo nel nostro paese.
Non intendo aprire qui la questione complessa sulla religiosità di Fogazzaro, studiata e trattata in tante opere. So bene che già qualche anno fa è stata promossa la riapertura del caso Fogazzaro. Non intendo certo qui prendere posizione su tale problema. Voglio solo ribadire che la Chiesa a livello storico aveva ragioni ben chiare per prendere posizione nei confronti del Modernismo. La novità che Fogazzaro auspicava era questa apertura al mondo, alle sue mode e al suo credo? Quando Papa Francesco afferma che si deve andare nel mondo non intende dire che bisogna diventare del mondo. Il Modernismo non è morto, ha solo cambiato nome e può essere senz’altro inserito nell’ambito più generale del relativismo. Non spiegare cosa fosse il Modernismo, l’incompatibilità con la posizione della fede cattolica, la necessità di dare un giudizio da parte della Chiesa e parlare del povero Papa Pio X (san Pio X) che non poteva piegarsi alle istanze di rinnovamento (leggasi Modernismo), perché solo, è operazione antistorica, che toglie valore all’operato storico della Chiesa.