• Il caso alla Cedu

    Lo psicologo che non può studiare i casi di trans pentiti

    • 24-02-2021

    Alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per difendere la libertà di ricerca. È l’ultima tappa della battaglia di uno psicoterapeuta inglese, James Caspian, 61 anni, che si è visto negare dall’università con cui collaborava, la Bath Spa University, la possibilità di procedere nelle sue ricerche, stoppate in quanto troppo politicamente scorrette. Il motivo? Mettevano in luce le storie di transgender «pentiti», ossia di persone che dopo il «cambio di sesso» hanno deciso, sperimentato un perdurante disagio, di ritornare alla loro condizione originale.

    Premessa: il dottor Caspian può essere ritenuto tutto fuorché un bigotto conservatore. Dichiaratamente omosessuale e vicino alla comunità Lgbt, in tanti anni di lavoro ha fornito consulenza a centinaia di persone gay e interessate al «cambio di sesso», seguendole molte volte in questo controverso iter. Siamo insomma lontani anni luce da ogni possibile sospetto di oscurantismo. Ciò nonostante, nel 2014, questo professionista, iscrittosi ad un Master presso la Bath Spa University, ha iniziato uno studio sull’universo transgender.

    Caspian ha scelto di approfondire il tema per due motivi. Ha registrato un'impennata di persone intenzionate alla riassegnazione del genere e, soprattutto, si è accorto che i dati sui tassi di pentimento dei trans – stimati tra l’1 e il 5% in pubblicazioni degli anni ‘80 e ‘90 – erano superati da un fenomeno in preoccupante aumento. Di qui l’avvio di una ricerca che inizialmente, nel dicembre 2015, l’università aveva approvato. Poco meno di un anno dopo, però, a Caspian è stato imposto uno stop con la seguente motivazione: «La pubblicazione di materiale sgradevole e reperito nei blog e social network può andare a scapito della reputazione dell’Istituzione». Una evidente scusa.

    La vera «colpa» di quell’indagine, secondo lo studioso, era quella di voler raccontare delle storie politicamente scorrette. Come quelle di un gruppo di americane che avevano contattato Caspian per raccontare la loro vicenda di donne che hanno provato a diventare uomini salvo poi tornare sui loro passi. «Ho voluto includerle nella mia ricerca», ha spiegato lo psicoteraputa, «perché alcune di loro affermavano che la loro decisione iniziale di fare il passaggio all’identità maschile era stata condizionata da pressioni sociali e politiche e non per ragioni psicologiche». Questo è quello che la Bath Spa University considera «materiale sgradevole».

    Così, nel 2017 Caspian ha adito le vie legali, ma nessun tribunale inglese ha finora voluto trattare il suo caso. Di qui la scelta di ricorrere alla CEDU, con lo psicoterapeuta assistito dal Christian Legal Center. «Negli ultimi dieci anni si è registrato un aumento del 3.000% di ragazze e donne indirizzate alle Gender Identity Clinics», ha spiegato Andrea Williams, amministratore delegato del Christian Legal Center, «è un fenomeno che si sta verificando in ogni nazione occidentale con molti pentimenti successivi. Perché? Questo era ciò che James Caspian voleva capire».

    Purtroppo non si tratta di un caso isolato. È notizia di questi giorni anche il blocco di uno studio del Semel Institute for Neuroscience and Human Behaviour, istituto di ricerca dell'Università della California. Si trattava di un lavoro per approfondire le strutture e le risposte del cervello tra le persone che convivono con la disforia di genere. Informati dell’iniziativa, gli attivisti Lgbt, con la scusa che un simile lavoro avrebbe fatto passare chi convive la disforia di genere come persona da curare, hanno preso di mira il principale promotore di questa ricerca, il dottor Jamie Feusner, inducendolo a fermarsi.

    Del resto, se neppure ad un omosessuale dichiarato e pro Lgbt come James Caspian è consentito di studiare il lato oscuro dell’universo trans, significa che in Occidente la libertà di pensiero è davvero al tramonto. La sola differenza con quello che vivevano gli scienziati sotto l’Urss o che possono sperimentare gli intellettuali oggi in Cina o in Corea del Nord è che, in tutti quei casi, la dittatura del pensiero unico è visibile. Nel mondo occidentale, invece, tutto appare libero. Ma basta grattare appena, su questa patina di presunta libertà, per scorgere il volto di una nuova tirannia.

    • Famiglia?

    Governo per le pari opportunità: contro la famiglia

    • 24-02-2021

    Nel programma esposto dalla renziana Bonetti, le Pari Opportunità (diritti soggettivi e individuali) si mangiano la famiglia. Prova ne è che l'assegno per il figlio andrà anche ai bambini adottati da coppie gay.

    • C’è chi dice no

    Star City vs DeeDee

    • 23-02-2021

    Un attivista trans tenta di far passare un’ordinanza presso il consiglio comunale di una cittadina americana, la quale prevedeva libero accesso dei trans nei bagni pubblici. Il consiglio si oppone.

    • Giornata internazionale contro l’omofobia

    Villa reale di Monza tinta di arcobaleno

    • 22-02-2021

    Il prossimo 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omofobia, la Villa reale di Monza sarà illuminata con i colori dell’arcobaleno. il consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione dell’associazione Civicamente,

    • ONU

    Adesso l'Onu scheda chi si oppone all'ideologia Lgbt

    • 22-02-2021

    Dall'Alto Commissariato dell'Onu per i Diritti Umani è partita una richiesta a tutti gli Stati di indicare soggetti e organizzazioni che si oppongono all'affermazione dell'ideologia di genere. Focus sulle religioni.

    • Processi

    Una femminista attaccata dai transattivisti

    • 21-02-2021

    La femminista Lidia Falcon aveva protestato contro la Ley Trans spagnola per la cosiddetta «libertà di genere» e così fu trascinata in giudizio Ora è arrivata l’archiviazione.

    • Irlanda

    Dirsi donna per vincere una gara

    • 20-02-2021

    Un ragazzo irlandese per provocazione si è iscritto ad una gara di corsa nella sezione femminile, arrivando secondo e smascherando così l’assunto che i trans maschili gareggiano alla pari con le donne.

    • Il discorso di Draghi

    Zan chiede a Draghi sostegno al suo Ddl

    • 19-02-2021

    Dopo il discorso di Draghi al Senato l’on. Alessandro Zan chiede il suo «sostegno all’approvazione definitiva al Senato della legge contro l’omotransfobia». Il pressing è iniziato.

    • Il suo discorso

    Draghi scontenta i gay

    • 18-02-2021

    Il sito Gay.it bacchetta Mario Draghi perché nel suo discorso programmatico al Senato non ha mai citato il Ddl Zan. Avversione o questione marginale ma che troverà prima o poi una soluzione?

    • Diritti e rovesci

    Pillon assolto

    • 17-02-2021

    L’on. Simone Pillon tra il 2014 e il 2015 in alcune conferenze aveva mostrato dei volantini scolastici pro-gender che aveva giudicato «pornografici». Dopo una condanna a pagare 400mila euro ora la Corte di appello lo ha assolto.

    • Testimonianze

    "Ecco cosa avviene nelle cliniche del cambio di sesso"

    • 17-02-2021

    Una operatrice di Planned Parenthood ha rivelato che il colosso degli aborti ora sta puntando sulla somministrazione di ormoni a bambini e ragazzini, trattati come "vacche da spremere per guadagnare.

    • In un ospedale inglese

    Vietato chiamare «madri» le donne che partoriscono

    • 16-02-2021

    Alle ostetriche del Brighton and Sussex University Hospitals è stato chiesto dai superiori di non usare più termini come "madri", "allattamento" e "materno" come parte di una politica linguistica trans-friendly.