a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

Gli integralisti indù costringono i cristiani a “riconvertirsi”

Cresce in India l’influenza dell’integralismo indù grazie al sostegno del governo centrale che dal 2014 è guidato dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party, Partito del popolo indiano. I nazionalisti indù spesso accusano i cristiani di convertire la gente a forza o con degli espedienti. Con questo pretesto istigano organizzano spedizioni nei villaggi per imporre ai cristiani di tornare all’induismo. Le cerimonie di riconversione sono occasioni per propagandare l’ideologia nazionalista e attaccare i cristiani. Il 29 novembre, durante la cerimonia di “riconversione” all’induismo di cinque famiglie cristiane svoltasi nello stato del Karnataka, i nazionalisti presenti tra cui un ex deputato del Bjp, Suneel Hegde, si sono espressi duramente contro i cristiani e contro la conversione al Cristianesimo dei tribali e dei dalit, i fuori casta. “La conversione di dalit e tribali al Cristianesimo sarà combattuta con le unghie e con i denti – ha detto l’ex parlamentare – chiedo a coloro che stanno convertendo gli indù di desistere, altrimenti ne affronteranno le conseguenze”. Spesso missionari, sacerdoti e Pastori cristiani sono accusati Le accuse e le proteste sono propaganda per mobilitare la gente a favore della causa nazionalista, replicano i cristiani. “La Chiesa cattolica – spiega padre Nicholas Barla, segretario della Commissione per gli affari tribali dei vescovi cattolici indiani – non promuove le conversioni. Tutti sanno che è impegnata in numerose attività caritatevoli. Ci accusano di svolgerle al mero scopo di convertire, ma non è vero”. Secondo A.C. Michael, coordinatore nazionale dello United Christian Forum, che sia falso lo dimostrano i dati demografici. Di censimento in censimento infatti la percentuale della popolazione cristiana è ferma al 2,3 per cento. “quelle degli induisti sono manovre per affermarsi e consolidarsi in vista del voto”.